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Giovedì, 28 Settembre 2017 12:54

Cardiochirurgia d’urgenza

Scritto da  Salvatore Albanese

Ci ha impiegato poco Viscomi, il vicepresidente della giunta regionale della Calabria, ad apprendere il politichese, quella scienza comunicativa infarcita di giri di parole, di formule ambigue, di espedienti retorici che, alla fine della fiera, nulla di concreto lascia intendere perché sul nulla è basata.

Proprio lui, il professore Antonio Viscomi, che non nasce politico ma che pare ben incamminato sulla strada per diventarlo. Cinquantasenne di Petrizzi, ordinario di diritto del lavoro all’università Magna Græcia di Catanzaro, che proprio per professione dovrebbe risultare allergico ai qualunquismi e ai disimpegni demagogici. Eppure no. Viscomi, in visita a Serra San Bruno due giorni fa, si concede ai giornalisti col meglio del peggio che avremmo potuto aspettarci. «Serra San Bruno – spiega Viscomi – può veramente essere considerato il cuore pulsante della Calabria: non solo per la dimensione spirituale che impregna questi luoghi, ma anche perché qui la bellezza della natura, la vivacità intellettuale, la capacità artigianale e l’impegno imprenditoriale possono veramente dimostrare che, nonostante tutti i noti problemi, un altro sviluppo della Calabria è possibile». Scenari novecenteschi insomma, che ci inducono a pensare che il professore sia giunto a Serra grazie all’ausilio di una macchina del tempo che lo ha proiettato a diversi decenni addietro e non di un attualissimo autoveicolo liberato alla meno peggio su una rete viaria che è un campo minato di voragini enormi aperte sull’asfalto sdrucciolo di tornanti a strapiombo.

«I problemi certo non mancano – ricuce per un attimo le iniziali amnesie Viscomi, per poi ricascarci subito dopo –, ma quello che invece deve essere sottolineato fino alla noia è che la competizione oggi non passa più tra singole imprese ma tra territori capaci di ottimizzare le caratteristiche proprie e peculiari; per questo è necessario rafforzare quello che gli economisti chiamano capitale sociale, l’insieme di relazioni tra cittadini, associazioni, imprese e istituzioni che danno senso ad una comunità». E allora chi lo spiega a Viscomi che ha sbagliato epoca e che il suo giro di parole immenso, quanto da lui immaginato, non ha affatto riscontro nella quotidianità vissuta oggi da un territorio che non è né il cuore, né il fegato, né l'ombelico di niente ma solo la periferia di tutto? Chi lo spiega a Viscomi che quel tessuto sociale, gran parte di quelle risorse umane e intellettuali in realtà sono fuggite già da molto tempo? Che la densità di abitanti per chilometro quadrato non a caso è drasticamente in calo, che i flussi migratori ci consegnano un bilancio negativo perenne, che il territorio è abbandonato e spopolato, quasi prossimo alla desertificazione, che circa la metà della gente dalla fine degli anni Ottanta è tornata ad andare via? Chi lo dice a Viscomi che la competizione tra singole imprese qui non esiste perché non esistono più le imprese, divorate dal declino del mercato e da una tassazione ostile e ostinata? Chi lo spiega a Viscomi che qui si attende da cinquanta anni circa la consegna definitiva di una Trasversale – una strada, non un caveau mastodontico traboccante di riserve auree – che avrebbe dovuto metterci in collegamento con un mare e l’altro della Calabria? Chi lo spiega a Viscomi che tutto il resto della rete viaria non è una rete viaria e né tantomeno una cosa che anche lontanamente si avvicina al concetto di rete viaria? Chi lo spiega a Viscomi che i ragazzi che vanno via per studiare, magari anche tanti di quelli che hanno sostenuto esami alla sua cattedra, non tornano mai più? Chi lo spiega a Viscomi che c’è una croce nera sul bilancio tra i posti di lavoro che sono stati creati negli ultimi anni e quelli che invece sono andati persi? Chi lo spiega a Viscomi che avevamo un ospedale con il triplo esatto dei reparti e dei posti letto che ha oggi? Chi lo spiega a Viscomi che i sindaci devono minacciare azioni eclatanti per chiedere una misera seconda autoambulanza che non arriverà mai, cosi come non arriveranno mai le azioni eclatanti minacciate dagli stessi sindaci? Chi la spiega a Viscomi la storiella dell’Alaco e di un’acqua che acqua non è? Chi lo spiega a Viscomi che l’Istituto Superiore di Sanità ha certificato una mortalità per tumori spropositata rispetto alla media del resto d’Europa? Chi lo spiega a Viscomi che i dossier desecretati dei Servizi Segreti parlano di scorie radioattive disseminate in quantità industriale sotto ai nostri piedi e nessuno fa niente per venire a bonificare questi territori? Chi lo spiega a Viscomi che la gente vuole cambiare Provincia, tornare sotto la giurisdizione di Catanzaro o sotto qualsiasi altra gestione purché si cambi, perché niente può essere peggio della Provincia di Vibo? Chi lo spiega a Viscomi che siamo almeno trent’anni indietro e che questi almeno trent’anni indietro non ce li renderà più nessuno? Chi le spiega a Viscomi mille altre cose che vorremmo spiegargli ma che in un articolo di giornale non ci vanno tutte?

Viscomi, in realtà, tutto questo lo sa ma fa finta di non saperlo. Professore-assessore di lotta e di governo, dà un colpo alla botte e uno al cerchio, semina speranza (una trappola infame inventata da chi comanda, diceva Mario Monicelli) ma allo stesso tempo accenna timido alle criticità: «Le condizioni per lo sviluppo di un territorio sono fin troppo note e fin troppo ripetute, ed è ormai pure inutile continuare ancora a ripeterle». Giusto, perché annoiarci con le solite litanie? Dopo tutto con chi dovrebbe prendersela Viscomi, lui che viene in visita in un Comune in mano al Pd, assessore esterno dell’esecutivo di una Regione targata Pd, che nelle enciclopedie geografiche pare ancora appartenere ad una nazione in mano al Pd?

Caro Viscomi, la prossima volta che avremmo il piacere di averla ospite a Serra San Bruno – speriamo presto – ci renda i dati, i numeri, i riscontri tangibili sui quali ha edificato le sue rosee suggestioni, altrimenti ci esorta a perseverare nel credere che Serra San Bruno non è il cuore pulsante della Calabria e che se lo è, per il bene di questa regione tutta, sarebbe meglio affidarsi presto alla cardiochirurgia d’urgenza.      

 

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