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Lunedì, 09 Ottobre 2017 12:51

A Pizzo la rievocazione storica con le “Giornate Murattiane”

Scritto da  Redazione

A distanza di quasi 204 anni, la cittadina di Pizzo ha ricordato il suo passato e la sua storia.

Nel fine settimana appena trascorso, infatti, si sono svolte le Giornate Murattiane, nell’ambito di una manifestazione promossa dall’associazione culturale Murat Onlus e sostenuta dall’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Gianluca Callipo. Un evento particolarmente sentito, dedicato allo sbarco, l’arresto, la condanna e la fucilazione del Re Gioacchino Murat, avvenuta il 13 ottobre 1815.

Sabato, in particolare, c’è stato il corteo che ha attraversato le vie del centro storico partendo dal duomo di San Francesco per poi giungere in piazza della Repubblica, dove sono stati premiati i gruppi partecipanti. Sempre in piazza, si è tenuto un ballo in costume con danze dell’Ottocento e poi in serata spazio  alla cena del re.

Domenica mattina, invece, come ormai accade da molti anni, è stata data particolare rilevanza  alla rievocazione storica vera e propria, dello sbarco, l’arresto, la condanna e la fucilazione del Re di Napoli Gioacchino Murat, sbarcato a Pizzo l’8 ottobre 1815. Protagonisti e figuranti ottimamente calatisi nelle rispettive vesti, hanno ripercorso quella fase storica di estrema importanza per gli equilibri politici italiani. Gioacchino Murat tenne il Regno di Napoli per 6 anni durante il decennio francese, finchè i Borbone non riuscirono a recuperarlo alla loro dinastia l’8 giugno 1815. Quel giorno Murat scappò da Napoli per non essere catturato dai soldati borbonici ed organizzò una spedizione per impossessarsi nuovamente del regno. Dopo aver toccato Corsica e Salernitano, sperava di assoldare nuove masse per marciare alla volta di Napoli. Ma una tempesta sconvolse i suoi piani: le navi furono spinte a sud; alcune approdarono a San Lucido, sulla costa tirrenica cosentina, mentre quella che trasportava Murat, invece, venne sospinta nelle vicinanza di Pizzo, dove il Re approdò con una trentina di seguaci e da dove voleva proseguire per Monteleone, attuale Vibo Valentia. Proprio qui, Murat riteneva di poter contare su una buona schiera di seguaci. Alle 10 del mattino dell’8 ottobre 1815 sbarca alla Marina di Pizzo un veliero con a bordo Murat ed un drappello di seguaci. Il Re, da vero condottiero, è il primo a toccare la riva. Poco lontano il doganiere Antonio Barba osserva la scena. Murat si avvicina, si fa riconoscere e gli chiede di accompagnarlo alla Gendarmeria Borbonica. Il gruppo con in testa Murat è pronto per iniziare la salita verso il centro del paese. La spedizione giunge fino allo “Spunduni” dove attende un cavallo chiesto all’ex sergente Tavella che aveva riconosciuto. Ma attende invano. Il generale Franceschetti lo avverte del pericolo e gli consiglia di ritornare alle navi. Ma Murat rifiuta, è deciso a proseguire ed ordina ai suoi la marcia a piedi verso Monteleone. “A Monteleone” gli fa eco la truppa. All’altezza di Palazzo Musolino, Murat incontra una pattuglia di militari dell’Esercito di Re Ferdinando di Borbone che gli sbarra la strada. Inizia uno scontro a fuoco. Mentre Murat cerca inutilmente opera di proselitismo, anche il comandante Mattei prova a dissuaderlo dall’impresa di far ritorno alle navi. In inferiorità numerica netta Murat ed i suoi a passo lesto si avviano verso la discesa della marina. I militari del Mattei partono all’inseguimento del Re. Dal castello la restante truppa borbonica con a capo il capitano Trentacapilli arriva per dar man forte al Mattei e per catturare i “ribelli”. Vicino allo “Spunduni” i soldati del Trentacapilli iniziano a sparare e muore il murattiano Campana. Continua lo scontro con i borbonici ma Murat capisce che la situazione è pericolosa. Sempre combattendo nelle strette stradine di Pizzo, ordina la ritirata alla Marina dove la truppa constata che la nave non è raggiungibile. I murattiani non demordono e tentano di varare una grossa barca arenata sulla spiaggia ma nel frattempo sono circondati dalla gente del luogo che con fare minaccioso vuole catturarli. Murat ed i suoi vengono fatti prigionieri dal Mattei che li conduce in Piazza della Repubblica dove li aspetta il Trentacapilli che dichiara in arresto Murat e lo fece rinchiudere nelle prigioni del Castello di Pizzo con tutti i suoi seguaci. Il sovrano Ferdinando IV, da Napoli, nominò una Commissione Militare competente a giudicare Murat, composta da 7 giudici e presieduta dal fedelissimo Generale Nunziante, Capo Militare delle Calabrie, il quale lesse la sentenza di condanna. La Commissione condannò Murat e gli concesse solo pochi minuti per i conforti religiosi. Il Re ascoltò senza scomporsi ed affrontò il plotone di esecuzione con onore, cadendo sotto i colpi dei 12 soldati il 13 di Ottobre del 1815. Tanto che di lui il Conte Agar di Mosbourg ebbe a dire: “Fu un uomo che seppe vincere, seppe regnare e seppe morire”.

Insomma una rievocazione storica perfettamente riuscita, e che ha richiamato nella città napitina gente arrivata da ogni parte della Calabria, che ha partecipato all’evento con consapevolezza e grande pathos, durante la rievocazione storica ben organizzata dal’Associazione Murat Onlus, guidata da Giuseppe Pagnotta, con il contributo di molte realtà territoriali pizzitane e dell’amministrazione comunale napitina rappresentata nell’importante occasione dal sindaco, Gianluca Callipo.

«L’obiettivo di questa manifestazione - ha affermato Pagnotta - è quello di far conoscere e capire agli abitanti di Pizzo l’affascinante figura di Re Gioacchino Murat, simbolo della cittadina di Pizzo, credo e spero che ci siamo riusciti».

«Dal Castello Murat – ha detto invece il sindaco Callipo - un messaggio importante a tutta la Calabria affinchè noi tutti possiamo diventare consapevoli della nostra immensa storia».

 

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