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Per avere maggiori chiarimenti in merito all'ormai imminente costruzione di una centrale a biomassa si è costituito a Mongiana, alcuni giorni fa, un sodalizio apartico, spontaneo, denominato Comitato Civico “Mongiana Salute”. Gli attivisti del neo movimento della cittadina delle Reali Ferriere, proprio per approfondire la questione, hanno indirizzato una lettera aperta all’attenzione del neo sindaco, Bruno Iorfida; al Procuratore di Vibo Valentia, Giovanni Bruno; al comandante della Compagnia dei Carabinieri e al dirigente del Commissariato di Polizia di Serra San Bruno e al comandante del Corpo Forestale dello Stato della sede di Vibo Valentia.
Attraverso la missiva il comitato spontaneo intende, anzitutto, informare ufficialmente le autorità «di una situazione grave e paradossale» che – a dire dei membri del sodalizio civico - «la gestione commissariale ha lasciato in eredità alla neonata amministrazione».
«Nel cuore di una cittadina che ha come suo unico valore l’ambiente, il verde, i boschi, una perla dove l’archeologia industriale lascia ancora intravedere la storia d’Italia, decisasi per molti versi anche in questi boschi – si legge ancora nella lettera - non si punta all’agro alimentare, che sarebbe il preludio del turismo, di uno sviluppo sostenibile, ma si punta alla produzione d’energia. Ben venga, se questa deve essere d’aiuto alla collettività, ma non a discapito anzitutto delle leggi, ma soprattutto della salute e della qualità della vita della nostra comunità».
Ci si riferisce, dunque, alla costruzione di un impianto di produzione d’energia a biomassa che dovrebbe sorgere in stretta vicinanza alla zona urbana, «a ridosso delle case» e che «la precedente e scellerata amministrazione ha concesso di far fare senza il benché minimo rispetto delle leggi vigenti in materia». Infatti, proprio perchè la Calabria non ha alcuna legislazione in merito alla costruzione ed ubicazione delle centrali a biomassa, rifacendosi quindi alla legislazione nazionale, la distanza minima dal centro abitato rispetto alla centrale dovrebbe essere di non meno di tremila metri in linea d’aria. A Mongiana, invece, i metri tra la centrale di prossima creazione e le prime abitazioni, secondo quanto riferito dal Comitato, sarebbe di soli cinquanta metri.
Il tutto sarebbe stato deciso, dunque, già da diversi anni, senza tra l’altro che fosse stata regolarmente informata la cittadinanza: «Esiste in Italia dal 30 Ottobre 2001 una convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione alle decisioni in materia ambientale da parte della cittadinanza, nota come Aarhus, (ratificata con la legge n. 108 del 16 marzo 2001)» spiega ancora la lettera indirizzata al sindaco.
«Non permetteremo mai che la nostra terra, che il lavoro di anni e anni di tante persone venga imbruttito e danneggiato da un mostro che divora bosco, ossigeno e silenzio. Hanno contezza coloro che hanno stabilito nelle segrete stanze e contra legem di creare questo inceneritore (perché nella buona sostanza di questo si tratta) di quanti e quali siano i danni creati dalle polveri sottili?» chiedono gli attivisti del Comitato, pronti dunque a lottare a tutela del proprio territorio.
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