tricaricoIl 18 luglio 1974, giusto 40 anni orsono, moriva a Roma Mons. Bruno Pelaia, Vescovo di Tricarico. È stato l’ultimo, in ordine cronologico, dei prelati figli di Serra San Bruno, feconda terra di spiritualità. I suoi predecessori, li ricordiamo, furono: Mons. Domenicantonio Peronaci (1682 – 1775) vescovo di Umbriatico; Mons. Domenico Giancotti, vescovo di Isola Capo Rizzuto; Mons. Giuseppe Barillari, Pastore di Cariati (1847-1902); coevo a questi fu Mons. Biagio Pisani (1850 - 1919), arcivescovo di Famagosta, Cesarea e Lepanto; l’arcivescovo di Rossano Calabro, Mons. Bruno Maria Tedeschi, morto a Salerno nel 1843.

Il nostro Mons. Bruno Pelaia nasceva, sulle sponde dell’Ancinale e all’ombra della millenaria Certosa, il 27 maggio 1903. Nasceva, come ci ricorda il compianto Sharo Gambino nel suo “Sull’Ancinale…” (Ed. Mit. 1982), «da umile famiglia nella quale c’era stato già un suo zio prete memorabile per bontà e semplicità, don Angelo Pelaia, morto per improvviso attacco cardiaco mentre sull’altare della chiesa dell’Addolorata, dove era padre spirituale, stava officiando il vespro».

Compiuti gli studi ginnasiali nel Seminario di Squillace, il seminarista Pelaia passò al Seminario Regionale di Catanzaro per gli studi liceali e teologici e conseguita la laurea in Sacra Teologia, è stato ordinato sacerdote il 29 luglio 1928 da Mons. Giovanni Fiorentini, arcivescovo di Squillace-Catanzaro e già vescovo di Tricarico. Nello stesso anno si portava a Roma per frequentare il corso triennale di specializzazione in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico e qui, nel 1931, conseguiva la licenza in Materie Bibliche.
Sempre nello stesso anno gli veniva affidata, dalla Sacra Congregazione dei Seminari ed Università degli Studi, la cattedra di Sacra Scrittura, Ebraico e Greco biblico, prima nel Seminario Regionale di Chieti, quindi in quello di Catanzaro e poi nel Pontificio Regionale di Reggio Calabria.
Di nuovo a Catanzaro, dal 1954, nel ricostruito Seminario Teologico, distrutto dai bombardamenti, e qui vi rimaneva per molti anni. In questo trentennio è stato apprezzato e chiarissimo maestro portando l’alto livello scientifico del Cardinale Agostino Bea e di Padre Alberto Vaccari, dei quali era stato fedele allievo. Tanti sono i suoi lavori editoriali lasciatici in eredità: Traduzione dai testi originali, ebraico ed aramaico, dei libri di Esdra e Neemia (Ed. Marietti, Torino 1957); La Rivelazione (Lezioni di Teologia per Laureati, Reggio C. 1947); la collaborazione per la sezione biblica alla Enciclopedia Ecclesiastica (Marietti - Vallardi 1941); alcune monografie su: Sant’Alberto Magno (Chieti 1932), L’abbandono di Gesù in Croce (Roma 1934), L’Eucarestia nel Vangelo (Teramo 1935), L’apostolato nel pensiero e nel cuore di S. Paolo (Roma 1936), Il Professor Francesco Scerbo, orientalista calabrese (Milano 1958), Eschatologia messianica Quarti Libri Esdrae (Roma 1931)

Così scriveva il Bollettino Diocesano di Tricarico nel 1960: «Singolarmente impegnativo è l’insegnamento dell’esegesi e delle altre materie bibliche, sicché prendono molte ore di studio ed obbligano ad un continuo aggiornamento. Ma il prof. Pelaia ha sempre voluto mettere a servizio della Chiesa, oltreché il suo intenso studio, anche il suo sacerdozio. Sacrificando perciò il tempo del suo riposo, ascoltava volentieri le confessioni ed impartiva la direzione spirituale ai seminaristi...assolveva con la precisione e la competenza, che lo distinguono, il delicato compito di confessore ordinario e straordinario delle comunità religiose affidategli dagli Ecc.mi Vescovi; si prestava ben volentieri nel ministero delle confessioni anche al popolo...L’A. C. ha trovato in Monsignor Pelaia il sacerdote assistente ed il maestro nei corsi regionali e diocesani, sia per la FUCI che per la G. F., per i Laureati ed i Maestri Cattolici, domandandovi bontà sacerdotale e chiarezza di dottrina. In questo succedersi di lavoro senza pausa, è doveroso ricordarlo, mai fu vinto da stanchezza o impazienza, ma l’affabilità ed il sorriso erano la veste e l’anima del suo apostolato....Ovunque Mons. Pelaia si distingueva per serenità e precisione, fedeltà e praticità».

Nel 1960, il 29 giugno festa di San Pietro, nella Basilica dell’Immacolata di Catanzaro, Bruno Maria Pelaia riceveva, dall’allora arcivescovo catanzarese Armando Fares, la Consacrazione Episcopale. Il 14 agosto, accolto festosamente da clero e fedeli, arrivava a Tricarico, in provincia di Matera, doveva iniziava il suo apostolato di Pastore prima come vescovo titolare di Landia, quindi Coadiutore del vescovo di Tricarico Mons. Raffaello Delle Nocche e, alla morte di questi, Vescovo di quella Chiesa il 10 febbraio 1961, prendendone solenne possesso l’11 maggio 1961.
È stato uno zelante, amico e severo Pastore della sua Chiesa e soprattutto un Padre, un Padre particolarmente rivolto ai suoi seminaristi, ai quali donava tutto il suo interesse, li aiutava nei problemi personali, li aiutava anche materialmente perché potessero proseguire con serenità i loro studi e per essi istituì con i propri risparmi una borsa di studio diocesana e segnatamente per quelli più bisognosi. E ancora. Il magistero pastorale di Mons. Pelaia, durante i suoi quattordici anni di episcopato, si è sviluppato in vari modi: dai discorsi e dalle conferenze, dalle esortazioni semplici per i fedeli semplici e soprattutto attraverso le dodici lettere pastorali indirizzate a clero e popolo finalizzate al richiamo alla fede, alla fedeltà alla chiesa, all’autentica e genuina interpretazione del Concilio. Scriveva nella 1^ Lettera Pastorale: «Siate fermi nella fede in Dio Padre Onnipotente, senza di cui non si comprende il mondo, la vita, il nostro destino, la storia stessa. Una raffica violenta di materialismo ateo si appresta, con malcelata baldanza, ad avvelenare le nostre popolazioni semplici e laboriose con orpelli di progresso, di scienza e di benessere».
Ed in altra Lettera: «La fede è adesione personale, convinta, sofferta, che non può trovare surrogati di nessun genere;... è il “sì” che consente al pensiero divino di entrare nel nostro, per arricchirlo, per illuminarlo e per conseguenza impone alla nostra vita scelte nuove e impegnative, non solo nel settore intellettuale e ideologico ma anche e soprattutto in quello morale, professionale e familiare».

Il Prelato serrese avrebbe voluto donare di più, «dolente se per motivi di salute non sempre ho potuto mettere in opera quanto avrei desiderato e talvolta anche dovuto», chè i suoi quattordici anni di episcopato tricaricese furono caratterizzati da condizioni fisiche assai precarie con frequenti ricoveri ospedalieri. Le note delle “Attività del Vescovo” si son fermate al 31 dicembre 1973. E però non si rese estraneo alla vita della Diocesi, fu sempre “presente”.
Ma, confortato dalla presenza affettuosa di pochissimi intimi e di alcuni familiari che erano sopraggiunti da Serra San Bruno, all’età di 71 anni, Mons. Bruno Maria Pelaia si è spento a Roma alle 9.30 del 18 luglio 1974. Aveva tanto amato la sua Serra, non se n’era mai dimenticato, vi tornava sempre d’estate, nella casa del fratello Angelo e circondato dai devotissimi nipoti, per ossigenare il corpo e rinforzare la sua spiritualità davanti alla tomba del Santo di Colonia. Chi scrive lo ricorda nelle sue passeggiate serali nei pressi della chiesetta di san Rocco assieme ai giovani seminaristi serresi oggi apprezzati e amati sacerdoti.

Serra San Bruno, la madre terra, lo ha sempre amato e cercato. E dalla Serra San Bruno di oggi, Mons. Bruno Pelaia meriterebbe maggiore attenzione e memoria anche in questo 40° della sua morte.

 Mimmo Stirparo

Pubblicato in CULTURA
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