Sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa tenutasi alle 12, presso i locali della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, alla presenza del procuratore capo, Mario Spagnuolo, i dettagli dell'operazione portata a termine stamane dagli agenti del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza di Vibo, i quali hanno tratto in arresto sei persone accusate, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta e documentale.

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È in corso, tra Calabria ed Emilia Romagna, un’operazione del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza di Vibo Valentia che, in esecuzione di un’ordinanza del gip del Tribunale di Vibo Valentia, sta eseguendo sei ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti indagati per i reati di bancarotta fraudolenta e bancarotta documentale, scaturiti da un’indagine delegata dalla Procura di Vibo Valentia sul fallimento di una società - il "Blue Paradise" di Parghelia, della famiglia Comerci - operante nel settore della gestione di strutture turistico alberghiere nella Costa degli Dei. 

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Un’attività investigativa internazionale, dispiegatasi tra i vertici del triangolo Fabrizia-Polsi-Frauenfeld, e che ha condotto oggi in manette 12 presunti membri della ‘ndrangheta, tutti cittadini italiani ma fermati in Svizzera, accusati di far parte di un'associazione di tipo mafioso.

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tribunale viboSta facendo discutere la decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, che ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Caterina Cananzi, la 50enne originaria di Rizziconi, finita in manette sabato scorso dopo aver ferito gravemente con sette colpi di pistola il 47enne Salvatore Domenico Lombardo, docente di violino al Liceo musicale “Vito Capialbi” di Vibo.

In precedenza il gip aveva convalidato l'arresto della donna, ma ieri ha accolto la richiesta presentata dalla difesa di disporre nei suoi confronti la misura degli arresti domiciliari. Davanti ai giudici la Cananzi si è giustificata dicendo di «aver sparato perché amo troppo mia figlia. Ho agito così per un eccesso di amore materno», ha raccontato la donna ai magistrati, aggiungendo però anche altri dettagli sull'accaduto. La Cananzi ha infatti spiegato di aver preso la pistola, legalmente posseduta dal marito, a insaputa di quest’ultimo, per poi recarsi da Ricadi a Vibo Valentia con il solo intento di intimorire il docente che, ormai da circa un anno, aveva intrecciato una relazione con la figlia 23enne. Cosa, questa, che la donna non riusciva a tollerare, sia per la differenza di età che sussiste tra i due, sia per il fatto che il professore di violino è separato e padre di due figli. Una volta recatasi, dunque, presso il Conservatorio "Torrefranca" di Vibo - dove studia la figlia - la donna ha aperto il fuoco al termine di una discussione con il docente che, attualmente, si trova sedato ed in coma farmacologico in una clinica di Palermo. I primi soccorsi all'uomo erano stati invece prestati all'ospedale civile Jazzolino di Vibo Valentia.

A Palerno, Lombardo è stato sottoposto ad un ulteriore intervento chirurgico, al termine del quale gli è stato rimosso un proiettile dal palato, mentre un altro gli ha perforato il polmone e si è conficcato nell'esofago. Le sue condizioni sarebbero in lieve miglioramento ma comunque gravi.

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mini carabieniri_notteColtivavano interessi «in speculazioni immobiliari e in subappalti di grandi opere connesse ad Expo 2015». Queste le motivazioni che hanno spinto la procura distrettuale antimafia di Milano a condurre in manette ben tredici persone, sospettate di appartenere a due sodalizi di ‘ndrangheta operanti in Lombardia. Ad effettuare gli arresti sono stati i carabinieri del Ros di Milano nell’ambito dell’inchiesta denominata “Quadrifoglio”, diretta dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini. L’accusa per i fermati è quella di associazione mafiosa detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro di provenienza illecita, abuso d’ufficio, favoreggiamento, minacce e danneggiamento mediante incendio.

Secondo le prime ricostruzioni operate dagli inquirenti, l’organizzazione aveva allungato i propri tentacoli, in primis, su opere infrastrutturali come la Tangenziale Est Esterna di Milano, una delle realizzazioni più importanti ricadenti nell’ambito delle opere realizzate in previsione dell’Expo 2015. Il sodalizio si sarebbe impossessato dei subappalti afferenti all’opera, per un importo dei lavori di circa 450mila euro. In particolare sarebbero stati i referenti del clan Galati ad infiltrarsi nell’aggiudicazione in subappalto dell’opera pubblica. Testa d’ariete – capace di gestire due società di costruzioni nonostante si trovasse in carcere da diverso tempo in seguito ad una condanna per traffico di droga – l’esponente di primo piano dell’omonima cosca, Giuseppe Galati, 62 anni, originario di Mileto, nipote del boss Antonio. Il gruppo facente capo alla famiglia dei Galati – secondo i carteggi dell’indagine – sarebbe radicato nel comune di Cabiate (Como), ma ben saldi risultano essere i rapporti tra gli stessi Galati ed i Mancuso di Vibo Valentia, tanto che i primi sarebbero considerati espressione proprio dei Mancuso in Lombardia. Gli arresti di questa mattina sono stati infatti eseguiti in quattro diverse province: Milano, Como, Monza-Brianza e Vibo Valentia.

Al centro dell'indagine, dunque, i due sodalizi della 'ndrangheta radicati principalmente nel comasco «con diffuse infiltrazioni nel tessuto economico lombardo», accertate in speculazioni immobiliari e in subappalti di grandi opere connesse all’Expo. Al loro fianco la locale di ‘ndrangheta di Mariano Comense (Como), guidata da Salvatore Muscatello, 80 anni, originario di Amato (Catanzaro), anche lui alla guida di una clan nonostante si trovasse ai domiciliari per la condanna riportata di recente nel processo “Infinito”. Tra i tredici destinatari dell’ordinanza firmata dal gip di Milano, Alfonsa Ferraro, figura anche un ex consigliere comunale di Rho (Milano), Luigi Calogero Addisi, 55 anni, originario di San Calogero, eletto con il Pd alle amministrative del 2011 e imparentato con la famiglia Mancuso. Addisi si era comunque già dimesso dalla carica nelle settimane scorse, appena era arrivato a conoscenza della sua iscrizione nel registro degli indagati di un’ulteriore inchiesta atta a fare luce sulla presenza della 'ndrangheta a Lecco e nella zona del lago di Como. Tra gli altri arrestati figura anche Luigi Vellone, 54 anni, originario di Serra San Bruno, residente a Gessate (Milano), imprenditore, che sarebbe coinvolto in un investimento immobiliare in società occulta attuato proprio con Luigi Calogero Addissi, Antonio Galati e Franco Monzini. Quest’ultimo, 65 anni, imprenditore edile, è originario di San Benedetto Po (Mantova), residente a Milano.

Assieme a loro in manette anche Fortunato Bartone, 41 anni, originario di Mileto, residente a Giussano (Monza-Brianza); Antonio Denami, 25 anni, originario di Vibo Valentia, e già agli arresti domiciliari per estorsione; Fortunato Galati, 36 anni, originario di Vibo Valentia, già detenuto per omicidio; Giuseppe Galati, 43 anni, originario di Castellana Sicula (Palerno), già detenuto per traffico di stupefacenti; Giuseppe Galati, 35enne figlio del presunto boss Antonio Galati, originario di Vibo Valentia, residente a Cabiate (Como), imprenditore nel settore dei compro-oro; Alberto Pititto, 39 anni, originario di Vibo Valentia, commerciante di automobili a Mariano Comense e Cantù, ritenuto un referente della famiglia Muscatello; Matteo Rombolà, 27 anni, originario di Seregno (Monza-Brianza), titolare di un panificio a Mariano Comense, cognato del detenuto Fortunato Galati; Saverio Sorrentino, 53 anni, originario di Francica, e ritenuto "braccio destro" di Antonio Galati. Sempre in Calabria è stato eseguito anche un secondo provvedimento, notificato ad un altro vibonese, attualmente detenuto nel carcere di Reggio Calabria per esigenze processuali e già arrestato nell’ambito dell’operazione "Infinito" coordinata dalla Dda di Milano.

 

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mini ida_francescoI Carabinieri della Stazione di Soriano Calabro, diretti dal maresciallo Barbaro Sciacca e guidati dal capitano della Compagnia di Serra San Bruno, Stefano Esposito Vangone, hanno tratto in arresto Francesco Idà, 35enne residente a Gerocarne, per il reato di evasione. I militari, durante un servizio perlustrativo effettuato nella mattinata odierna, hanno sorpreso e bloccato Idà all’interno di un’azienda casearia, situata nelle vicinanze della propria abitazione. Il 35enne era già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per reati inerenti gli stupefacenti. L'autorità giudiziaria ha disposto, nuovamente, nei suoi confronti la misura degli arresti domiciliari in attesa del giudizio per direttissima. 

 

 

 

                                                                      

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mini carabinieri_124Nella serata di ieri, a seguito di un servizio specifico finalizzato alla ricerca di piantagioni di cannabis, gli uomini della Compagnia Carabinieri di Serra San Bruno - unitamente al reparto Cacciatori Calabria e al Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo - hanno tratto in arresto in flagranza di reato S.M., classe '85 e V.M., classe '91, entrambi di Mileto. Su un terreno in località Cappellano a Dinami - dopo più di dodici ore di appostamento - i Carabinieri hanno rinvenuto 150 piantine di cannabis, poi poste sotto sequestro e distrutte. I due, invece, sono stati tratti in arresto e, in attesa del giudizio per direttissima che si terrà nella giornata di domani, è stata disposta nei loro confronti la misura degli arresti domiciliari. 

 

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polizia-di-statoSERRA SAN BRUNO – Nella tarda serata di ieri, gli agenti del locale commissariato di Polizia hanno tratto in arresto Z.G.G., 65enne del luogo, per il reato di furto. In base a quanto siamo riusciti ad apprendere, l'uomo si trovava in un ospedale del luogo dove si era recato per trovare un congiunto quando, ad un certo punto, avrebbe visto un Iphone e non ha esitato a prenderlo e portarlo con sé.

L'uomo, però, non ha tenuto conto del fatto che la proprietaria del dispositivo, anche lei residente nel popoloso centro montano, aveva con sé un altro cellulare che gli ha consentito di localizzare l'Iphone rubato attraverso un'apposita applicazione.

Rendendosi conto del fatto che il cellulare si trovava addirittura nei pressi del Bivio Angitola, la donna ha immediatamente avvertito gli agenti del commissariato di Polizia di Serra San Bruno i quali, dopo alcuni minuti, si sono recati sul luogo indicato ed hanno tratto in arresto il 65enne, nei confronti del quale sono stati disposti gli arresti domiciliari.

 

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mini Carabinieri-sorianelloAvrebbe manomesso il contatore dell'Enel, allacciandosi alla linea elettrica. I carabinieri della stazione di San Nicola da Crissa, però, nel corso di una perquisizione domiciliare - finalizzata alla ricerca di armi - si sarebbero resi conto dell'accaduto ed hanno tratto in arresto N.T., 48enne residente nel piccolo comune del Vibonese, per il reato di furto aggravato di energia elettrica. Arresto, questo, successivamente convalidato, mentre l'uomo è stato rimesso in libertà. 
 
Mercoledì scorso, invece, i militari della Stazione di Fabrizia, guidati dal maresciallo Alessandro Pasquale e diretti dal comandante  della Compagnia Carabinieri di Serra San Bruno, Giuseppe Grillo, hanno tratto in arresto - in esecuzione di un ordine di carcerazione - il sessantaduenne Miraglia Biagio, nei cui confronti è stato eseguito un provvedimento per l’esecuzione della pena derivante dalla commissione di reati che vanno dalla violenza sessuale, ai maltrattamenti in famiglia, al danneggiamento ed alle minacce. Reati, questi, che Miraglia avrebbe commesso nel periodo compreso tra il 2004 e il 2009. L'uomo, inoltre, intratteneva spesso rapporti con persone che non poteva frequentare. A seguito di tali riscontri, dunque, sono scattate le manette ed il giudice ha provveduto a revocare nei suoi confronti la misura degli arresti domiciliari. Miraglia è stato, quindi, condotto nel carcere di Vibo Valentia. 
 
 
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Giovedì, 05 Dicembre 2013 13:42

Simbario, 40enne arrestato per droga

 

mini Carabinieri-sorianelloSIMBARIO - Durante una normale perquisizione presso l'abitazione di un quarantenne situata nel piccolo centro delle Serre vibonesi, i carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, diretti dal maresciallo Giuseppe Grillo, hanno rinvenuto 40 grammi di marijuana allo stato puro. Inevitabili le manette nei confronti di C.B., classe '73, arrestato con l'accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Durante la perquisizione, in particolare, i militari hanno dapprima rinvenuto un bilancino di precisione e, dopo aver esteso l'attività nel cortile, i carabinieri si sono resi conto della presenza di un contenitore di vetro, ben occultato, con dentro una busta di plastica contenente appunto la marijuana. Nei confronti di C.B. sono stati dunque disposti gli arresti domiciliari, in attesa del giudizio per direttissima.

Nella mattinata odierna si è tenuta a Vibo l'udienza di convalida. Il giudice Ricci, però, ha deciso di revocare la misura degli arresti domiciliari nei confronti del quarantenne, difeso dagli avvocati Giuseppe Mercurio e Raffaele Barbara.

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