mini alessandro_grecoFABRIZIA - Alessandro Greco non ce la faceva a restare con le mani in mano nell’attesa del tanto ambito posto di lavoro. Date le difficoltà di realizzarsi nel suo paese (Fabrizia), col coraggio e la determinazione degli emigrati di un tempo, qualche anno fa, ha sistemato la sua valigia e si è trasferito in Svizzera, a Sinarch, per cercare di vivere una vita dignitosa. Purtroppo però, a causa di un incidente, il giovane che aveva compiuto da poco 25 anni, ha perso la vita proprio sul posto di lavoro. 

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carabieniri notteUn tentativo di agguato mafioso in piena regola, quello che si è registrato questa notte tra Sorianello e Soriano, nel cuore delle pre Serre vibonesi. A riportare le ferite maggiori un giovane di 20 anni, Valerio Loielo, figlio di Pino Loielo considerato uno degli esponenti al vertice della criminalità di Gerocarne, ucciso nel 2002 assieme al fratello Vincenzo proprio in seguito ad un agguato, e fratello di Rinaldo arrestato nell'ottobre 2013 perché trovato in possesso di un potente ordigno che - secondo gli inquirenti - gli sarebbe stato fornito dal boss Pantaleone “Scarpuni” Mancuso.

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Piazza acquaro2Forte apprensione ad Acquaro per un 32enne del luogo resosi irrintracciabile da diverse ore. Il giovane ha annunciato alla madre di volersi togliere la vita e poi è scomparso. Alla base dell’allontanamento dissidi maturati negli ultimi tempi con l’ex moglie. La travagliata situazione sentimentale avrebbe spinto, quindi, l’uomo ad allontanarsi da casa.

Sono stati gli stessi genitori ha denunciare la scomparsa ai carabinieri, che prontamente si sono attivati, assieme ai vigili del fuoco e ai volontari della protezione civile, per avviare le ricerche – tuttora in corso - nel circondario.

 

 

 

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de paolaC’è voluto l’intervento della Prefettura di Vibo Valentia per sbrogliare – almeno temporaneamente – l’annosa questione delle prestazioni non retribuite dal Comune di Serra San Bruno all’azienda ricettiva ‘Fondo dei Baroni’ inerenti alla fornitura di servizi effettuati a favore di 26 dei 50 studenti egiziani del progetto ‘Pitagora Mundus’.

Nel primo pomeriggio di oggi, è arrivata la convocazione di un tavolo istituzionale nella sede dell’Utg di Vibo, fra le parti in causa, presieduto dal Capo gabinetto della Prefettura Anna Aurora Colosimo. Nell’occasione si sono quindi confrontate le posizioni del sindaco Bruno Rosi, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, del presidente dell’Iscapi (soggetto attuatore del progetto) Salvatore La Porta e dell’imprenditore Mimmo De Paola, che proprio per reclamare il pagamento dovuto – atteso ormai da due anni – ieri aveva, assieme a due suoi dipendenti, dato il via ad una dura protesta. De Paola, infatti, per il secondo giorno consecutivo, era rimasto incatenato nel corridoio del palazzo comunale serrese, in sciopero della fame, proprio assieme ai  dipendenti della sua azienda, Immacolata Timpano e Domenico Randò.

Il tavolo istituzionale, convocato quindi d’urgenza in Prefettura, pare abbia portato alla stipula di un accordo, dove si sono definite preliminarmente le intese raggiunte dalle parti, anche se a riguardo è attesa la delibera di giunta che proprio l’esecutivo del Comune di Serra San Bruno dovrà partorire entro il prossimo 10 febbraio, per l’approvazione del Bilancio di previsione 2014. Secondo quanto trapelato, pare che il sindaco Rosi abbia riconosciuto le responsabilità dell’ente municipale proponendo una risoluzione del debito rateizzata in più date. Gli stessi pagamenti troveranno, chiaramente, copertura nel Bilancio comunale. Il primo cittadino serrese ha convocato, inoltre, per la mattinata di domani, alle ore 11.30, una conferenza stampa per rendere noti tutti i particolari del caso.

Durante l’incontro il Capo gabinetto della Prefettura non ha nascosto il dissenso riguardo a quanto accaduto. Il funzionario non si è infatti esentato dal riprendere il sindaco serrese per l’incapacità dimostrata nel gestire la situazione, visto che quello di oggi è stato il sesto incontro tenuto negli uffici della Prefettura proprio per discutere del caso sollevato dai mancati pagamenti per il soggiorno dei ragazzi egiziani del Pitagora Mundus.



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mini filippo ceravolo 2Dal 25 ottobre di due anni fa, Martino Ceravolo, padre del compianto Filippo, non si da pace. Continua con le unghie e con i denti a tenere viva l’attenzione sulla tragica scomparsa di suo figlio, ucciso per errore a 19 anni - per la sola colpa di aver chiesto un passaggio alla persona sbagliata – vittima di un agguato chiaramente non indirizzato a lui.

«Chi ha ucciso Filippo si costituisca. Hanno sbagliato e devono pagare con il carcere a vita. Chi sa deve parlare» ha continuato a ripetere Martino, nel corso della puntata di ieri de “I Fatti Vostri”. Martino Ceravolo è stato infatti ospite del salotto di Giancarlo Magalli, contattato dal noto programma televisivo di Rai due, proprio perché la tragica storia vissuta dalla famiglia Ceravolo è divenuta ormai di rilevanza nazionale. Martino Ceravolo ha partecipato alla trasmissione – accompagnato dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Maria Rosa Turcaloro - dove al cospetto di milioni di telespettatori ha raccontato come si svolsero i fatti di quel tragico pomeriggio di ottobre del 2012, quando Filippo fu, appunto, stroncano a colpi di pallettoni a bordo dell’automobile di un suo compaesano a cui aveva chiesto un passaggio da Pizzoni fino a casa. Il ragazzo si recava spesso nel piccolo centro del Vibonese per trascorrere qualche ora assieme all’altrettanto giovane fidanzatina Ivana.

Ma la battaglia dei Ceravolo non si ferma chiaramente soltanto a questo. Il padre Martino, assieme alla moglie e a molti altri sta tentando di fondare un’associazione anti-mafia intitolata proprio a suo figlio, utile quindi a mantenerne vivo il ricordo, ma soprattutto per continuare a lavorare affinché crimini di siffatta brutalità non tornino più a verificarsi. Inoltre gli stessi familiari di Martino hanno presentato ufficialmente al Commissario prefettizio del Comune di Soriano la richiesta per ottenere l’intestazione di una via o di un parco giochi a memoria del ragazzo. Resta però da evidenziare la lontananza delle istituzione riguardo al caso, tanto che proprio nell’immediatezza del delitto la famiglia aveva inoltrato tutti i documenti necessari per il riconoscimento di Filippo come «vittima di mafia». Pratica, a distanza di due anni, ancora in attesa di risposta da parte del Ministero della Giustizia.

Rivedi l’intervento di Martino Ceravolo nella puntata di ieri de ‘I Fatti Vostri’, al seguente link:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-dc663f09-b2c1-4bae-a3a4-9abddae95890.html

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mini filippo_ceravolo'Mai più vittime, mai più mafia'. Un grido di disperazione e di dolore, con il quale i sorianesi da un un anno a questa parte sono costretti a convivere. Perchè a Soriano Calabro, centro dell' Alto Mesima, quando scendi per strada e parli di Filippo Ceravolo, tutti ancora oggi lo ricordano come  un ragazzo perbene, morto ingiustamente. Per errore. Quante volte si sente parlare di giovani che hanno perso la vita così, perchè magari si trovavano nel posto sbagliato, con la persona sbagliata. Filippo, purtroppo, è uno di questi. Non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Mai un precedente. Eppure, in Calabria si muore anche così. Si, in Calabria. Quella porzione di terra dove magari se sei vittima di un agguato, vieni considerato un mafioso. Filippo Ceravolo, però, non era così. Un diciannovenne che amava vivere. Che lavorava sodo con il padre Martino in giro per i mercati della zona. Che tifava Juve e le sere, magari, usciva con gli amici, per passare qualche ora in compagnia. Una vita tranquilla, insomma. 

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Giovedì, 09 Maggio 2013 13:17

Lsu/Lpu: Censore (Pd) si rivolge al governo

mini CensoreBruno
Riceviamo e pubblichiamo
 
 
«Spettabile Ministro, mi sia consentita, preliminarmente, una constatazione oggettiva: l’autentica polveriera che sta assumendo i connotati di una vera e propria bomba sociale, che potrebbe esplodere da un momento all’altro, richiede risposte immediate e ineluttabili per eliminare il disagio sociale e per ridare dignità e prospettive a migliaia di lavoratori calabresi».
E’ questo l’incipit di una lunga, accorata ed articolata lettera che il Deputato del Partito Democratico Bruno Censore, assieme ai colleghi Vincenza Bruno Bossio (PD) e Ferdinando Aiello (SeL), ha indirizzato al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, On.Prof. Enrico Giovannini, per chiedere l’istituzione di un tavolo tecnico per la stabilizzazione degli Lsu/Lpu, al fine di studiare e individuare soluzioni definitive per il problema dei cinquemila Lavoratori Socialmente Utili e di Pubblica Utilità calabresi.
«Il riferimento - scrive Censore - è alla vicenda, annosa, insoluta e per certi versi paradossale, che riguarda gli oltre 5.000 Lsu/Lpu Utilità calabresi. La loro condizione di precarietà risulta sempre più grave tanto che in seguito alla recente sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato l’art.55 del collegato alla Manovra finanziaria 2012 della Regione Calabria i rischi per il loro futuro sono improvvisamente divenuti elevatissimi».
Bruno Censore, insomma, intende investire del caso la politica nazionale. «Assieme ai Consiglieri regionali Carlo Guccione e Nino De Gaetano che da sempre assieme al sottoscritto con molta attenzione seguono la questione, vigileremo affinché le rassicurazioni e gli impegni della Regione Calabria, almeno questa volta, siano mantenuti. Bisogna scrivere la parola fine su questa inaccettabile precarietà mettendo in campo tutte le iniziative necessarie ad arrivare ad una soluzione, ecco perché - conclude Bruno Censore - assieme ai colleghi Enza Bruno Bossio e Ferdinando Aiello abbiamo chiesto al Ministro del Lavoro l’immediata istituzione di un tavolo tecnico per la stabilizzazione degli Lsu/Lpu, senza i quali, lo ricordo, sarà messa in ginocchio non solo l’economia di oltre 5.000 famiglie ma anche la normale gestione dei servizi essenziali in molti enti locali calabresi».
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mini 20130318_006Riceviamo e pubblichiamo:

«Ci troviamo dinanzi ad una vicenda che sta assumendo i connotati di una polveriera sociale che potrebbe esplodere da un momento all’altro, con conseguenze funeste per chi da circa sedici anni lavora senza nessuna garanzia previdenziale e senza alcuna regolarità nei pagamenti e per Comuni e Enti territoriali che rischiano di trovarsi nelle condizioni di dover interrompere servizi e funzioni fondamentali».

Bruno Censore, dopo le innumerevoli battaglie condotte in Consiglio regionale assieme ai colleghi di schieramento De Gaetano e Guccione, adesso ha deciso di portare il caso a Roma: il deputato del Partito Democratico chiede una definitiva soluzione per l’annosa e irrisolta questione dei lavoratori LSU-LPU e, come primo firmatario, assieme ai colleghi calabresi Demetrio Battaglia, Enza Bruno Bossio, Stefania Covello, Ernesto Magorno, Nicodemo Oliverio e Ferdinando Aiello, ha indirizzato una circostanziata interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro al Lavoro.

Una interrogazione parlamentare, dunque, per proporre, tra le altre cose, un tavolo di concertazione con la Regione Calabria al fine di studiare un percorso che porti all’individuazione delle risorse finanziarie che garantiscano la stabilizzazione degli Lsu-Lpu e per rilanciare alcune richieste (istituzione di un Fondo nazionale a sostegno dei Comuni che intendono stabilizzare gli Lsu-Lpu, e l’allenamento delle norme che bloccano le assunzioni negli enti pubblici) emerse nel corso di un recente incontro promosso a San Giovanni in Fiore dallo stesso Censore insieme ad altri esponenti del PD quali Nino De Gaetano, Carlo Guccione e Franco Laratta.   

«In Calabria - sottolinea l’on. Bruno Censore - la condizione dei Lavoratori Socialmente utili e di Pubblica Utilità è divenuta ormai insopportabile. Sebbene gli oltre 5000 Lsu-Lpu svolgano da molti anni un lavoro insostituibile negli Enti locali, la loro condizione di precarietà risulta sempre più grave, tanto che in seguito alla recente sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato l’art.55 del collegato alla Manovra finanziaria 2012 della Regione Calabria i rischi per il loro futuro sono improvvisamente divenuti elevatissimi».

La Corte Costituzionale, infatti, con sentenza n.18/2013, ha rimarcato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 55, comma 1, della Legge  regionale n.47/2011 che aveva prorogato il termine per la stabilizzazione dei lavoratori dal 31 dicembre 2011 al 31 dicembre 2014.

«Senza un intervento urgente di stabilizzazione, i lavoratori LSU-LPU a luglio saranno licenziati  e in Calabria – osserva Censore - potrebbe esplodere una vera e propria bomba sociale anche per i gravissimi ritardi dell’amministrazione regionale che non ha mai inteso avviare un percorso virtuoso di regolarizzazione dei lavoratori precari, lasciati addirittura senza stipendi per numerosi mesi. Va ricordato – prosegue il parlamentare del PD - come nella scorsa legislatura, il Governo Berlusconi ha destinato 110 milioni di euro per la stabilizzazione degli Lsu di Napoli e di Palermo, lasciando del tutto dimenticati i precari calabresi, nonostante le vibrate proteste delle opposizioni parlamentari e delle forza sindacali». Insomma, la richiesta avanzata al Governo da Bruno Censore è lapidaria: «Bisogna porre fine a questa lunga condizione di incivile precariato, rammentando che senza l’apporto dei lavoratori Lsu/Lpu sarà messa in ginocchio non solo l’economia di oltre 5.000 famiglie ma anche la normale gestione dei servizi essenziali in molti enti locali».

 

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Giovedì, 23 Agosto 2012 15:52

E' il momento di combatterli

mini casini-monti-bersani-alfano_610x458Pensiamo a quello che dovremo affrontare in questi anni che verranno. Saremo costretti, ancora, a mantenere, con il lavoro di una comunità, questi quattro sciacalli di politici, i quali non riescono a parlare di niente. Perchè non sanno cosa dire. Non si ha un minimo di progettazione, un minimo di idea di come cominciare a fornirci di canna da pesca per andare a pescare, quando i pesci al mercato non avremo più la possibilità di comprarli. Vediamo destra e sinistra fondersi sugli stessi palchi, per dimostrare che cosa? Improbabili sodalizi alla festa del Pd, tra l’Onorevole Censore e il capogruppo dell’Udc, che accettava l’invito senza poi neanche avere a suo seguito l’oramai leader dei casiniani di Serra San Bruno, nonché consigliere comunale di minoranza Pino Raffele, che si mormora non ne sapesse neanche niente. Poi nell’enfasi del discorso, quando si parlava di sanità, Censore stava quasi per attaccare il suo ambito ospite, ma quando poi ha realizzato che la maggioranza era seduta accanto a lui, ha dolcemente punzecchiato Scopelliti, per poi assopirsi nell’intervento di Dattolo ed infine mangiare assieme un croccante panino con la salsiccia elargito gratuitamente ai pochi intervenuti. Malgrado tutto, i tamburi coprivano l’imbarazzo generale degli attoniti passanti che si trovavano davanti quello che dovrebbe essere il rappresentante della sinistra a Serra, seduto accanto alla destra di governo. Che dimostra di avere più amici dell’odiato Raffele, che comanda ancora lui, che dimostra che l’opposizione non esiste. Sembrava il trailer di “Qualunquemente”. Questa è la sinistra di Serra. Questi sono gli uomini che dovrebbero rappresentarci ed accompagnarci fuori da questa depressione economica e sociale. A braccetto con quelli che stanno chiudendo l’ospedale e continuano a propinarci il veleno dell’Alaco dai rubinetti. Una maggioranza dalla oramai sempre più palese connessione alle famiglie di mafia più potenti. E la sinistra? Quella degli operai, delle fabbriche, delle sezioni di partito, quei compagni tosti, operai, boscaioli, figli di operai, con la tessera del PCI in tasca, gli attivisti, i serresi, dovremmo ancora piegarci a questo scempio? A quella politica che ancora raccoglie i cocci di un sistema scoppiato e cerca di rimetterli assieme con la saliva? Viscidi personaggi ancora in giro a fare solo ed esclusivamente i propri affari. E’ la triste conferma, purtroppo, che istituzionalmente non esiste nè destra nè sinistra, ma ci sono ancora e come sempre ricchi e poveri. Padroni ed operai. Non si sente parlare di una proposta di lavoro, di crescita. Che cosa pensiamo, che tra qualche anno scenderà la manna dal cielo? Loro lo sanno bene qual è la strada che stiamo percorrendo, e sanno bene che da questa “crisi” non ne usciremo. Un territorio come Serra ha una sola alternativa: valorizzare la terra, difendere il territorio, tornare alla produzione, alla microeconomia. Ma non abbiamo visto sul territorio nessuna azione incisiva, nessuna azione che possa, un domani, far raccogliere dei frutti. Se oggi non seminiamo, e di zappe e di semi non vedo traccia, quando potremmo pensare di avere i primi frutti? Penso che sia il momento di rimboccarci le maniche. Noi lo stiamo facendo. Mi rivolgo ai giovani: cercate di pensare seriamente al vostro futuro…perché c’è poco da scherzare. E da fare alleanze. E’ il momento di combattere. Di combatterli.

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Martedì, 10 Gennaio 2012 17:28

In ricordo di Padre Modesto

mini padre_Modesto_dueIl 15 gennaio 2004,  dopo alcuni mesi di sofferenze fisiche, nella Casa Santa Rita di Mesoraca, si è spento Padre Modesto Calabretta  francescano dell’Ordine dei Minori. Se ne è andato pian piano ed in silenzio così come aveva vissuto per poco meno di un  secolo sempre al servizio della Chiesa e soprattutto degli umili e degli ammalati e dovunque  in ogni contrada della Calabria.

Padre Modesto, al secolo Bruno, Calabretta, era nato il 26 novembre 1919 a Serra San Bruno (VV), nel “deserto” della contemplazione scelto nel 1091 da Brunone di Colonia per fondare la sua prima Certosa in Italia. Nel 1932 era entrato nel Collegio Serafico di Pietrafitta (CS) e nel 1935 aveva intrapreso il noviziato nel convento del SS. Ecce Homo di Mesoraca. Compiuti gli studi liceali tra Cosenza e Reggio C., aveva frequentato il Corso di Teologia a Tropea e qui nel 1946, per l’imposizione delle mani di Mons. Felice Cribellati era stato ordinato sacerdote. Negli anni successivi aveva operato come vicerettore, rettore e quindi padre spirituale dei seminaristi nei vari Collegi della Calabria. Per 25 anni era stato Superiore a Bisognano (CS) dove ha restaurato l’antico convento e propagato il culto del Beato Umile della stessa città. La tappa precedente del suo cammino di apostolato era stata Cutro dove vi era rimasto per otto anni  amato e stimato e anche qui aveva rinverdito la fede verso il Crocifisso e fatto restaurare il chiostro e buona parte dell’intero complesso conventuale. Ma soprattutto era stato sempre in mezzo alla gente e agli ammalati che visitava con continuità portando la parola di Cristo e conforto alle famiglie. Sempre a Cutro, dopo gli anni di Bisignano, era stato di nuovo destinato e P. Modesto nonostante la sua avanzata età aveva accettato con francescana obbedienza. Qui, nella città del Crocifisso, il 6 ottobre 1996 aveva celebrato il suo giubileo sacerdotale. In quella circostanza, l’allora Arcivescovo di Crotone Mons. Giuseppe Agostino nel ricordare le tappe significative della missione pastorale di P. Calabretta, si era soffermato sull’importanza del nome “Modesto” assunto al momento di diventare frate francescano. E parafrasando il titolo provocatorio di un film francese “Dio ha bisogno degli uomini”, Mons. Agostino aveva voluto sottolineare come la Chiesa e la Comunità civile abbiano bisogno di uomini buoni e soprattutto di preti buoni e “P. Modesto è sicuramente un prete buono”. Durante questi anni, assieme all’opera di predicatore, aveva operato come visitatore apostolico delle Clarisse di Rossano nominato dalla Santa Sede. Negli ultimi anni era stato nominato vice postulatore della causa di canonizzazione del Beato Umile di Bisignano. Questa è stata la sua ultima grande opera tanto inseguita e portata avanti assieme all’altro vice postulatore Don Luigi Falcone, sacerdote bisignanese e bibliotecario generale della Pontificia Università Lateranense e al Postulatore Generale di tutte le Cause per i Santi francescani P. Luca De Rosa di Napoli.

Questo sogno per P. Modesto si era realizzato il 19 maggio 2002 quando Papa Giovanni Paolo II ha celebrato la santificazione del Beato Umile, un altro Santo per la Calabria, il Santo dei nostri tempi. Quel giorno in Piazza San Pietro P. Modesto era là assieme alla “sua” amata gente di Bisignano.

Un altro desiderio aveva il frate serrese: dare il via al processo di canonizzazione di Fra’ Antonio da Saracena, ma il buon Dio ha deciso diversamente per lui. Poco prima di lasciare questa terra, per desiderio dell’Emerito Arcivescovo Giuseppe Agostino, domenica 13 luglio 2003, nel corso di un solenne pontificale presieduto dal Cardinale Josè Saraiva Martins, Prefetto della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi, il nostro “Modesto” era stato insignito della “Croce Pro Ecclesia et Pontifice” per “i meriti acquisiti nel suo ministero svolto per lunghi anni nella Chiesa di Calabria ed in particolare di Bisignano, ma soprattutto, perché, grazie alle sue fatiche, ai suoi pianti, ma anche alla sua tenacia, oggi possiamo onorarci di avere un nuovo Santo calabrese.”

La Comunità francescana di Sant’Umile e tutta la città di Bisignano, con in testa il Sindaco, non hanno dimenticato e riconoscenti lo hanno voluto loro “figlio” per sempre, così come,del resto, P. Modesto aveva sempre desiderato. La sua umilissima esistenza, ora, trova eterno riposo assieme ai “suoi” bisignanesi  che, nel giorno delle esequie lo hanno letteralmente pianto. E il P. Maurizio Dodaro, suo superiore, nel dare l’ultimo saluto, ha ringraziato Iddio “per averci dato questo modesto frate che ha tanto dato e al quale da oggi possiamo rivolgerci come il nuovo santo di Bisignano dopo sant’Umile”. Ed ancora, nell’ambito delle celebrazioni religiose per il Santo di Bisignano, l’Amministrazione comunale gli ha intestato la riqualificata piazza antistante il Santuario. Oggi sulla tomba risalta un messaggio anonimo. “A Padre modesto – Padre amabile, Padre ammirabile, te ne sei andato in silenzio lasciando un vuoto incolmabile. Con te se ne va un grande sacerdote, un uomo piccolo nel corpo, ma grande nell’animo e sinceramente rimpianto. Modesto di nome e di fatto, esempio perfetto di umiltà e civiltà, volto pulito, senza macchia, specchio di santità. Grazie per essere esistito, grazie per le benedizioni sulle nostre case, le nostre famiglie, le nostre vite; grazie per il bene immenso e generoso; hai vissuto per il prossimo e sempre nostro nel Signore. Addio, umile fraticello, sei bello nella luce di Dio poiché luce sei stato sulla terra ed in cielo per l’eternità. Parlerò di te e non mi dimenticherò finché avrò vita.”

Son passati pochi anni dalla scomparsa dell’umile “modesto” frate di Serra San Bruno e son tanti e da ogni regione a chiederne la beatificazione. Gli uomini di buona volontà propongono il loro progetto ma solo il buon Dio sa provvedere!

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