mini mafia-capitaleSi allarga ulteriormente l'inchiesta sul giro di corruzione a Roma denominato “Mafia Capitale”. Nella mattinata di oggi, infatti, i carabinieri dei Ros hanno arrestato due soggetti che avrebbero assicurato il legame tra alcune società gestite da Salvatore Buzzi, sotto il controllo di Massimo Carminati, e la cosca Mancuso di Limbadi: si tratta di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, entrambi finiti in manette con l'accusa di associazione di tipo mafioso. Una terza persona, invece, indagata a piede libero, è stata perquisita.

Dalle indagini è emerso che lo stesso Buzzi, dal luglio di quest'anno, avrebbe affidato la gestione dell'appalto per la pulizia del mercato Esquilino a Roma a Giovanni Campennì, imprenditore e punto di riferimento della consorteria mafiosa, attraverso la creazione di una Onlus denominata Cooperativa Santo Spirito. Nel 2009, inoltre, gli stessi Ruggiero e Rotolo si sarebbero recati in Calabria, su richiesta del ras delle coop, per accreditarsi con cosca Mancuso, tramite esponenti della cosca Piromalli di Gioia Tauro, allo scopo di ricollocare gli immigrati in esubero presso il C. P. T. di Crotone.

Gli inquirenti hanno quindi documentato come Ruggiero e Rotolo abbiano contribuito stabilmente alle attività di Mafia Capitale. I due, sulla base dei rapporti privilegiati instaurati con esponenti della 'ndrangheta calabrese, avrebbero dunque reso possibile una salda collaborazione tra le due organizzazioni criminali. Infatti, a fronte della protezione offerta in Calabria alle cooperative controllate dalla mafia capitolina, la cosca Mancuso di Limbadi, consorteria di matrice 'ndranghetista egemone nel Vibonese, si è dunque inserita nella gestione dell'appalto pubblico in Roma proprio attraverso la presenza di Giovanni Campennì.

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malanima di maria suppaMalanima pubblicato da La Caravella Editrice, è la terza fatica letteraria di Maria Suppa, pittrice e scrittrice residente da diversi anni a Milano, ma originaria di Vallelonga. È un libro che parla di immigrazione, di viaggi della speranza affrontati al buio verso la “terra promessa” europea.

La storia ha un inizio amaro che in realtà è già un epilogo. Come una voce fuoricampo, l'anima di Frank racconta la sua stessa vita proprio mentre si trova in punta di morte: travolto da un auto in un tragico incidente. Ha paura Frank di abbandonare il mondo e urla e impreca il suo Dio affinché quello resti solo un brutto sogno. Ma è verità purtroppo.

La trama si dispiega in una narrazione intensa con sfondo continuo la questione del razzismo. Il protagonista, infatti, è un uomo di colore, che proprio perché nero «ha già firmato con la vita il suo castigo». Ad aiutare Frank ad arrivare in Italia, per farlo studiare e lavorare, era stato un conoscente di suo nonno Said, appassionato di musica e di Frank Sinatra, in onore del quale aveva dato nome al nipote. Per un bizzarro gioco del destino e di tradimenti Frank sarà costretto, però, a lavorare da sfruttato nei campi, impiegato come raccoglitore di arance e pomodori fino a quando Marco, amico bianco e apparentemente per bene, lo farà scappare dal sud verso la capitale.

Ma non sarà un futuro in discesa quello che attende Frank, che in poco tempo diverrà un barbone, con la stazione ferroviaria come casa ed un quaderno dove appuntare pensieri e strofe come unica vera ed intima valvola di sfogo. Frank, sempre più ai margini del tessuto sociale, riesce anche ad innamorarsi di una ragazza, ma il colore della sua pelle finirà per pesare più di ogni nobile sentimento.

Malanima si trova in edicola o su internet, dunque, da qualche settimana. Sulla copertina è riportato il volto di un Cristo nero, “Il Cristo di tutti”, opera della stessa autrice del libro.

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mini Banner-Meeting1Il Meeting Internazionale del Tamburello rinnova il tradizionale appuntamento. È cominciata oggi a Roma (presso il CIP Alessandrino in via delle Ciliegie 42) la due giorni di incontri culturali dedicati ai tamburi a cornice.

A partire dal 2008 gli attivisti della SITAC (Società Italiana Tamburi a Cornice) si sono fortemente impegnati nella promozione e diffusione di uno strumento che nella sua semplicità strutturale racchiude un complesso quanto vasto mondo si suoni e ritmi. Infatti, a questo singolare evento, sarà possibile assistere a seminari e concerti durante i quali verranno eseguite ritmiche e tecniche che riguardano sia la tradizione dell’Italia meridionale sia la tradizione del Medioriente. Nelle precedenti edizioni, oltre alle dimostrazioni delle differenti tecniche di suono sviluppatesi in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, gli attivisti della SITAC si sono avvicinati ad altre culture organizzando interessanti seminari sul Duff iraniano, il Pandeiro brasiliano, il Riq e il Mazhar egiziani.

Il Meeting del Tamburello, come si può leggere sul sito ufficiale, è «un momento in cui, professionisti, amatori, costruttori e appassionati di questa (millenaria) tradizione possono incontrarsi e condividere le loro conoscenze o semplicemente la loro passione per la musica popolare».

E tanti sono anche i calabresi riversatisi nella Capitale in occasione del Meeting Internazionale del Tamburello, a rappresentanza di una regione che da sempre dà il proprio contributo affinché la tradizione non rimanga relegata nella memoria di pochi.

Tra i protagonisti del Meeting Vincenzo Piazzetta, costruttore di lire calabresi e zampogne, che con grande passione conduce la sua attività laboratoriale a Lamezia Terme e Giovanni Papandrea di San Giovanni di Gerace, cantastorie e costruttore di strumenti musicali, attento agli antichi metodi di lavorazione.

A tenere alto il nome della Calabria nella Capitale il percussionista cosentino Enrico Gallo, attivista nonché presidente della SITAC, che da otto anni è parte integrante dell’organizzazione del Meeting Internazionale del Tamburello. Enrico Gallo terrà tra l’altro un seminario dal nome “Poliritmia per tamburi a cornice”. Come spiega lo stesso Gallo «l’obiettivo di questo seminario è di sviluppare una maggiore consapevolezza ritmica attraverso esercizi pratici che migliorino le abilità percettive di ciascuno. La capacità di diversificare il fraseggio ritmico è un elemento fondamentale per ogni musicista ed è forse il vettore più potente attraverso il quale si veicola la comunicazione musicale».

Al seguente link http://www.tamburellomeeting.com/?page_id=6 è possibile consultare il programma dell’ottava edizione.

 

 

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Venerdì, 11 Gennaio 2013 19:02

Banconote senza valori

mini Soldi-PoveriL’undici gennaio del 1960, solo 53 anni fa, la Lira vince l’Oscar delle monete per il 1959, assegnato dal giornale londinese «The Financial Times». A distanza di mezzo secolo, la lira, oramai morta e sepolta, viene sostituita dall’euro, moneta comoda solo per gli stati forti come la Germania o l’Inghilterra, la quale non entra a far parte dell’euro e comanda con le sue quote azionarie la BCE, che a sua volta stampa euro a mò di tipografia. Lo stato tedesco, per garantire la propria produzione e il proprio commercio, e soprattutto per contrastare il dollaro, diventato moneta egemone mondiale dopo la “dollarizzazione” del mercato petrolifero, ha bisogno di una supermoneta, e gli Stati come l’Italia, dove la malapolitica, il malaffare, e i soliti costumi che conosciamo, avevano intanto spolpato quanto possibile, si sono trovati a combattere contro dei nemici terribili quanto invisibili, il terrore di un nemici astratti e violenti che stanno affamando la popolazione, i ceti medio bassi di quell’Europa che in tanti avevano visto come la soluzione economica di tutti i problemi di questo continente. Ora viviamo una situazione che non riusciamo ancora a capire di quale gravità sia intrisa. Una classe dirigente connivente con il capitale e con la grossa imprenditoria è riuscita a distruggere il tessuto economico di una nazione che per le ricchezze paesaggistiche e monumentali, per il clima, per posizione geografica dovrebbe e potrebbe essere il centro del mondo. La Calabria, il meridione d’Italia che si trovano al centro del mediterraneo, sono adesso la periferia dEeuropa, in balia delle mafie e delle banche. L’assoluta mancanza di produzione, e l’assoluta mancanza di una progettazione seria che possa nel giro di qualche anno cominciare a ricostruire quelle piccole produzioni, quel micro tessuto fatto di artigiani, contadini operai, fa mancare una cosa importante nelle popolazioni colpite dal dramma crisi. La speranza.

Autorganizzazione, questa l’unica strada possibile, cercando di creare un contro-capitale frazionato e locale, che permetta il reinserimento nelle fasi produttive e commerciali di quelle piccole aziende divorate da una globalizzazione selvaggia. Una giusta ed equa condivisione dei beni comuni come acqua, energia o infrastrutture. Cinquantatrè anni per distruggere una nazione, avremo bisogno di altro mezzo secolo per rimettere le cose a posto. A cominciare da oggi.

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mini DSC 0397Ieri matrimoni, ricevimenti, battesimi, feste e festini. Oggi meticci. Cani di tutte le taglie con le catene incarnate al collo e che si sbranano a vicenda. Affamati, maleodoranti e sporchi.

Siamo negli anni ’80 ed il Kursaal gira a pieno regime. Nel cuore del centro storico, di proprietà della regione Calabria, viene egregiamente gestito dai ‘Fiorindo’, una delle più note dinastie gastronomiche serresi. Leader nel settore della dolciaria e capaci di esportare anche oltre oceano. Una di quelle poche aziende che ha fatto grande il nome di Serra San Bruno.

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Mercoledì, 15 Agosto 2012 20:03

Serra Capitale

mini serra san bruno 2

Come del resto era prevedibile, la speculazione che stiamo subendo, da quella parte di popolazione del mondo che ha in mano risorse e ricchezza, che altrimenti chiamano “crisi”, non ha risparmiato Serra San Bruno. Che volete? Sarà stata l’acqua sporca, deterrente per quanti hanno preferito non esporsi al vituperato liquido made in Alaco, sarà stata la totale assenza di un ufficio predisposto alla ricezione turistica, fatto di agenzie, di siti operativi, di tecnici delegati alla predisposizione di quelle condizioni che poi permettono e garantiscono un generale aumento dell’Indotto tanto agognato in Serra ed in Calabria molto più generalmente. Eppure ricordo la compagine elettorale che ora amministra questa dimenticata cittadina dell’entroterra calabrese, che tra le tante corbellerie esplose dai berlusconiani palchi, parlava di una fantomatica Capitale Europea del Turismo Religioso.

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mini breccia«Durante gli ultimi dodici anni la stella polare di Vittorio Emanuele fu l'aspirazione all'indipendenza nazionale. Quale sarà questa stella riguardo a Roma? La nostra stella, o signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la Città eterna, nella quale venticinque secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico». Con questa dichiarazione, pronunciata al cospetto del parlamento, l’11 ottobre 1860, Cavour prefigura la presa di Roma quale momento conclusivo e culminante dell’unità d’Italia. Un evento per il quale bisognerà attendere fino al 1870, prima che i bersaglieri del generale Cadorna possano infrangere la simbolica resistenza delle truppe pontificie e consegnare Roma all’Italia. Un episodio militare secondario, per un fatto storico rilevante, cui prese parte, in un ruolo decisivo, un calabrese, nato a Soverato diciotto anni prima. Il primo ad aprire il fuoco dei cannoni, intorno alle 6,30 di martedì 20 settembre, fu, infatti, un giovanissimo sottotenente d’artiglieria, Carlo Amirante. Le salve andarono avanti per cinque ore, prima che i bersaglieri riuscissero a conquistare la breccia che avrebbe decretato la fine del potere temporale della chiesa. A propiziare l’evento una lunga serie di antefatti. Nel 1862 Garibaldi parte da Caprera alla volta di Palermo con l’intento di ripercorrere le tappe dei Mille, questa volta con destinazione Roma. La marcia dell’Eroe dei due mondi viene, però, fermata sull’Aspromonte dai bersaglieri, intervenuti per evitare complicazioni diplomatiche con Napoleone III dichiaratosi protettore di Roma. Segue, quindi, la Convenzione stipulata, a Parigi, il 15 settembre 1864 con la quale la Francia s’impegna a ritirare entro due anni le proprie truppe da Roma; in cambio l’Italia dichiara di voler rispettare l’integrità territoriale dello Stato Pontificio. Ad ulteriore garanzia, l’accordo prevede una clausola con la quale il governo italiano s’impegna a trasferire la capitale da Torino a Firenze. Un atto simbolico di rinuncia a Roma capitale destinato a suscitare nei torinesi proteste popolari talmente vibranti da indurre l’esercito ad aprire il fuoco sui manifestanti. Al termine degli scontri rimarranno sul terreno 54 morti e 187 feriti. Tre anni dopo, nel 1867 Garibaldi parte da Terni con 10.000 volontari e conquista la piazzaforte pontificia di Monterotondo, poi è costretto a capitolare a Mentana, sotto i colpi dei soldati pontifici e di quelli francesi. A mutare radicalmente il quadro e ad offrire una significativa possibilità di successo, il 2 settembre 1870, interviene la sconfitta di Napoleone III a Sedan e la conseguente fine del Secondo impero. Con la sconfitta francese, la convenzione del 1864  può essere ignorata senza il timore di un intervento a difesa di Pio IX. A metà agosto, con il giungere delle notizie delle prime sconfitte francesi sulla frontiera alsaziano-lorenese, la diplomazia sabauda si mette immediatamente all’opera alla ricerca del casus belli. Il 29 agosto, il ministro degli esteri italiano, il marchese Emilio Visconti Venosta, invia a Parigi un dispaccio nel quale, seppur in maniera sibillina comunica l’intendimento di voler trovare una soluzione alla mancata “conciliazione tra il Santo Padre, i Romani e l’Italia”. Nelle stesse ore, una circolare del Ministro degli esteri viene inviata agli ambasciatori italiani per segnalare alle potenze europee la costituzione di un esercito mercenario con il quale lo Stato Pontificio si propone di muovere un’improbabile crociata. Alla circolare è allegato un memorandum in dieci punti nel quale vengono delineate le condizioni e le proposte per salvaguardare la libertà di azione del Papa e della Chiesa. Acquisito il tacito consenso delle potenze europee, Vittorio Emanuele II rompe gli indugi e l’8 settembre fa recapitare al Pontefice una lettera nella quale comunica «l'indeclinabile necessità per la sicurezza dell'Italia e della Santa Sede, che le mie truppe, già poste a guardia del confine, inoltratesi per occupare le posizioni indispensabili per la sicurezza di Vostra Santità e pel mantenimento dell'ordine». L’11 settembre, il Pontefice replica: « Maestà, Il conte Ponza di San Martino mi ha consegnato una lettera, che a V.M. piacque dirigermi; ma essa non è degna di un figlio affettuoso che si vanta di professare la fede cattolica, e si gloria di regia lealtà». Nelle ore in cui Pio IX verga la sua risposta, al generale Raffaele Cadorna viene diramato l’ordine di predisporre la marcia dei suoi 60 mila uomini alla volta di Roma. Domenica 18, l’esercito italiano è accampato alle porte della capitale. A fronteggiarlo 15 mila soldati, prevalentemente Zuavi, comandati dal generale Kanzler. Con lo scontro ormai imminente, Pio IX decide di non abbandonare Roma e di opporre una simbolica resistenza a prova della violenza subita. La mattina del 20, si preannuncia come una giornata calda, anche dal punto di vista climatico. Come appunta, sarcasticamente, nel diario dell’Osservatorio meteorologico del Collegio Romano, il direttore padre Angelo Secchi, «20 settembre. Bello. Cannonate al mattino, furfanterie fino a sera. Nord e sud – ovest leggero. Cresce poco il barometro. Magneti poco regolari». Alle 6,30 le prime salve di cannone investono le mura della Città eterna, alle 10 si apre la prima breccia, pochi minuti dopo parte l’ordine di capitolazione, la bandiera bianca viene issata su Castel Sant’Angelo e sul torrino del Quirinale. Lo scontro, durato una mattinata, lascia sul terreno 13 ufficiali, 43 soldati e 141 feriti da parte italiana; 20 morti e 49 feriti tra i papalini. Il 2 ottobre si celebra il rito del Plebiscito con i seguenti risultati: a Roma 40765 sì e 46 no; in tutto lo Stato 133681 sì e 1507 no. L’apertura della breccia di Porta Pia spesso è stata celebrata dalle diverse confraternite anti-clericali come il trionfo sull’oscurantismo cattolico. Tuttavia,  poche volte viene ricordato che autore materiale della breccia fu il calabrese Carlo Amirante il quale, dopo essere rimasto ferito negli scontri, indirizzerà a Pio IX una lettera nella quale spiega: «La mattina del 20 settembre scorso dovetti come militare eseguire senza discutere gli ordini che mi erano stati dati. Fui ferito e chissà che la Beata Vergine non mi abbia salvato concedendomi il privilegio di inginocchiarmi ai piedi di Vostra Santità». Il Pontefice lo convocò subito e lo ricevette in udienza privata. Dopo l’incontro il giovanissimo capitano, era stato promosso sul campo per la ferita subita, decide di lasciare la divisa italiana per abbracciare le insegne del papa. Nel 1877 viene ordinato sacerdote ed inviato a Napoli dove morirà nel 1934. Nel corso della sua vita, oltre a spendersi in opere caritative, si interessa di matematica, musica e lettere, annoverando tra le proprie allieve la scrittrice Matile Serao. Il 19 giugno 1980 viene aperta la sua causa di beatificazione. Per una sorta di eterogenesi dei fini con la medesima cannonata la Chiesa ha perduto il potere temporale e conquistato un beato. Per uno degli strani scherzi di Clio, invece, gli anticlericali celebrando Porta Pia, ricordano, anche, quel soldato fattosi prete.  

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