Giovedì, 02 Febbraio 2012 20:21

La Chiesa e l'inganno dell'8 per mille

mini grafico_8xmilleLa primavera sta per arrivare. Le montagne si  rinfrescheranno di verde. Dalle finestre filtreranno timidi raggi di sole, le giornate si allungheranno. Il bosco ci regalerà fragole e mirtilli. Qualcuno inizierà una dieta, qualcun altro s’innamorerà (la maggior esposizione alla luce influenza i livelli ormonali). Ma solo quando il televisore per ore ed ore inizierà a rigurgitarci addosso lo spot dell’8xmille alla Chiesa Cattolica, tutti finalmente gioiremo per l’avvento della bella stagione. Anche in questa primavera, come in ogni primavera, saremo spettatori passivi di una delle più potenti e costose strategie di marketing al mondo. Registi hollywoodiani, sublime fotografia, musiche di Morricone, trame strazianti e slogan commoventi. Chi non ricorda lo 
spot del 2005 basato sul dramma dello tsunami? Sullo sfondo una baraccopoli tanto fragile da pensare che possa portarla via il primo alito di vento, un pugno di pescatori scalzi sulla spiaggia a scrutare un orizzonte cupo e lontano, una voce fuori campo nuance Vittorio Gassman che sentenzia: "Quel giorno dal mare è arrivata la fine, l'onda ha trasformato tutto in nulla". Poi per fortuna accorriamo noi, i contribuenti, e le nostre donazioni si trasformano in remi, barche e reti “capaci di crescere figli e pescare sorrisi”. La telecamera zumma sulla pesca miracolosa. In campo in primo piano il logo dell’8per1000. Slogan di chiusura: “Con l’otto per mille avete fatto tanto per molti”. In sottofondo una sfarzosa musichetta stile Cavalcata delle Valchirie. Un trionfo, ma di falsità. Dietro questi spot si cela il grosso inganno perpetuato dalla chiesa a sfavore dei cittadini, indotti a versare dei soldi convinti di compiere un atto caritatevole, ma inconsapevoli del fatto che il ricavato in realtà sarà destinato a tutt’altri scopi: per finanziare la campagna pubblicitaria “tsunami” la chiesa sborsò ben 9 milioni di euro e ne donò solo 2,6 alle vittime della tragedia (meno dello 0,3 % della raccolta totale). 

L’8xmille è figlio del governo Craxi. Introdotto nel maggio dell’85 a favore della sola Chiesa Cattolica per il “sostentamento al clero ed integrazione ai redditi ecclesiastici” in seguito, grazie ai radicali, fu riconosciuto anche alle altre confessioni religiose. Si tratta di un meccanismo ingannevole. Una rapina che si consuma di primavera in primavera, all’atto della dichiarazione annuale dei redditi, quando in media il 34% dei contribuenti sceglie di destinare l’8xmille alla Chiesa Cattolica, il 4% allo Stato e l’1% agli altri possibili beneficiari (Valdesi, Ebrei, Luterani, Avventisti, Assemblee di Dio e vari). Il restante 61% degli italiani, però, omette qualsiasi opzione convinto di scegliere di non scegliere. Ma in realtà è come se si decidesse di donare a tutti, perché i soldi di chi non barra alcuna alternativa vengono ripartiti in proporzione alle scelte esplicitamente espresse. Quindi, calcoli alla mano, in definitiva l’88% dei fondi viene automaticamente attribuito alla Chiesa Cattolica, ossia 900 milioni di euro, anche se concretamente solo il 34% dei contribuenti ha espresso volontà in merito. Lo Stato potrebbe destinare il proprio 4% ad interventi culturali o sociali (assistenza ai rifugiati, calamità naturali, ricerca scientifica, tutela dei beni culturali, ecc.), ma, ad esempio, nel ‘99 destinò cento miliardi di lire dell’8xmille all’invio di contingenti militari italiani in Albania e Macedonia. Peggio ancora, dal 2007 la metà dei fondi raccolti viene destinata al restauro di beni culturali ma di esclusiva proprietà cattolica. Chi di voi sapeva che il vostro 8xmille devoluto allo Stato era servito ieri a finanziare le guerre ed oggi a restaurare le cattedrali? 
E la Chiesa? Come detto dalle campagne pubblicitaria emerge un messaggio commovente: i soldi sono destinati ad attività di ausilio ai meno abbienti. In realtà ben il 79% di quanto ricavato dall’8xmille, viene impiegato per esigenze di culto (stipendi dei sacerdoti, costruzione di nuove chiese, tribunali ecclesiastici e catechesi), e solo il 21% viene devoluto per attività caritative (di cui un magro 8% ai paesi più bisognosi). L’unico dato positivo è che negli ultimi anni, forse sulla scia degli scandali di pedofilia clericale, il numero dei contribuenti che ha indicato come beneficiario Ratzinger e soci si è drasticamente ridotto di 95.104 unità. Il fatto è che la chiesa, piuttosto che rubare i risparmi dei cittadini, dovrebbe essere capace di autofinanziarsi e se non ci riesce significa che probabilmente neanche Dio la vuole. 
Pubblicato in LO STORTO

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