mini IMG-20130715-WA0002La Asec Mimosas è una squadra che milita nella serie B della Costa D'Avorio. È la squadra in cui giocava Lisikui Shakina, classe '89, prima di essere costretto a scappare. La sua è una famiglia benestante, Lisikui gioca a calcio e parla fluentemente quattro lingue, ma la sua vita cambia quando, nel 2002, nel suo Paese scoppia una cruenta guerra civile che, negli anni, si lascerà dietro una scia di migliaia di morti. Suo padre viene ucciso nel 2004, lui poco dopo viene catturato dai ribelli che lo tengono prigioniero in un campo di addestramento. È lì che incontra un suo vecchio amico, che nel frattempo ha fatto carriera militare, e grazie a lui riesce a scappare dal campo, chiuso nel cofano di un'automobile. 

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mini Salerno-DagostinoSi è materializzata la crisi politica che covava da tempo all'interno dell'amministrazione comunale di Vibo Valentia. Ieri l'ultimo atto di una guerra tutta interna al centrodestra: gli assessori comunali Pasquale La Gamba e Antonio Schiavello, entrambi del Pdl, si sono dimessi dalla Giunta guidata dal sindaco Nicola D'Agostino. Già da tempo si era consumata la frattura tra il primo cittadino e l'Udc, ma ora ha ben altro peso dal punto di vista politico la frattura con il Pdl

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Giovedì, 27 Dicembre 2012 13:19

Rosy per sempre

mini Rosy-BindiC’è un nome “nuovo” per le speranze della martoriata Calabria. Anzi un nome grosso. Nientepopodimeno che il presidente dell’assemblea nazionale del Pd in persona. Adesso è ufficiale: Rosy Bindi concorrerà a Reggio alle primarie del prossimo 29 dicembre. E’ stato Alfredo D'Attorre, commissario regionale del partito, a renderne nota la candidatura: “Il suo impegno rafforzerà il lavoro di ricostruzione del meridione che il Pd calabrese sta portando avanti”. Per inciso la Bindi è nata in provincia di Siena, ed ha trascorso tutti i suoi 61anni dividendosi fra la stessa Toscana, il Veneto (dove è stata coordinatrice regionale del Ppi) e Roma (ministro e deputato per 17anni). Quindi non proprio nel meridione e soprattutto non proprio in Calabria. Allora non si capisce come possa la Bindi rappresentare al meglio la nostra regione.

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mini pasquale_con_la_madre_maria_rosaRiceviamo e pubblichiamo:

Quanto è difficile aggiungere qualcosa quando si leva un grido di dolore come quello della madre di Pasquale Andreacchi. Quelle parole risuonano ancora, cariche di sofferenza, nelle strade di Serra San Bruno, nella piccola Chiesa dell’Assunta, tra gli alberi e le foglie ingiallite di quel bosco dove sono stati rinvenuti gli sventurati resti del giovane scomparso 3 anni fa.

Chiede giustizia, quella madre, ma chiede anche di non essere lasciata sola con quel vuoto immenso che solo la morte di un figlio può suscitare. Chiede che quello che è successo a lei non succeda ad un’altra madre. Che la gente di quei luoghi, della nostra terra, della nostra regione, scacci da sé la mala erba della malavita organizzata e scelga la legalità quotidianamente nei grandi come nei piccoli gesti.

E certamente uno di questi piccoli grandi gesti poteva essere il corteo in memoria del “gigante buono”, perché il rifiuto della tragedia di un singolo giovane poteva essere la rinascita di tutti, sotto il segno di un ritrovato senso civico.

Invece, un’altra occasione, l’ennesima, ci è sfuggita di mano, tra le occhiate furtive di chi, dietro le tende o le finestre, sembrava guardare a qualcosa di lontano, che quasi non lo toccava affatto. Ed invece questo lutto tocca tutti noi, perché è il lutto delle nostre coscienze, distratte e stanche. 

Distratta la politica, intenta a tessersi le lodi addosso; distratta la scuola, che si fa orpello dei grandi ideali e di progetti didattici che poi ingialliscono in un cassetto; distratta la Chiesa, che avrebbe dovuto esaltare l’umiltà e dignità di questa famiglia; distratta anche quella società civile di cui tanto si favoleggia.

Il pensiero corre alla famiglia, ad un padre ed una madre e ai loro figli, che hanno chiaramente elevato un grido di aiuto a chi dovrebbe stargli vicino, istituzioni e cittadini, che se non sono riusciti a confortarli nell’anima come avrebbero dovuto, almeno potrebbero alleviare le pene di una esistenza difficile contro cui ogni giorno gli Andreacchi combattono.

Dove sono allora, quei servizi sociali che dovrebbero fare da rete, proteggere chi è in difficoltà. Un tema che ci eravamo permessi di sollevare con l’amministrazione comunale qualche tempo fa e che avevamo chiesto di potenziare, adibendovi anche, se necessario i lavoratori socialmente utili che prestano servizio in quell’ente e che, non per forza debbono fare i netturbini. Ma quell’idea è stata accantonata con la superficialità tipica di chi non ha cultura e nemmeno cuore preferendo rispondere ad altri, meno nobili,  richiami. Oggi, il senso di abbandono denunciato da questa famiglia suona come la condanna di quella scelta miope dell’amministrazione comunale, che noi avevamo considerata cinica e che oggi ci fa orrore.

Come pure occorre dare agli Andreacchi un degno alloggio poiché quello in cui sono costretti a vivere, ridotto quasi ad una stamberga, non riuscirà a proteggerli dalle intemperie e dal clima rigido dell’inverno serrese che velocemente si avvicina. Anche qui, i ritardi un’amministrazione comunale ed un Aterp che, mentre una decina di famiglie serresi vive in semibaracche, non intervengono con la dovuta solerzia per riadattare gli alloggi disponibili ed assegnarli subito ai primi in graduatoria. Attività, queste, che dovrebbero provocare gioia in chi risolve i problemi degli ultimi ed invece si fanno trascorrere anni relegando i cittadini in condizioni subumane. Ma nel frattempo in questo quadro di desolazione, si continua a premiare l’attività di burocrati che hanno solo inanellato ritardi e miopie programmatorie ed infatti sono pronti per essere  erogati dall’Aterp centinaia di migliaia di euro a titolo di liquidazioni ad un ex Commissario dell’Ente, sottraendo risorse su risorse agli interventi che invece potrebbero essere resi agli alloggi. Come sempre pochi si arricchiscono a dismisura ed il popolo ignaro soffre. La Procura della  Repubblica e la Corte dei Conti dovranno fare luce su questo, che ci ripromettiamo di segnalare dettagliatamente.  I costi della politica ,che in questa provincia misera ammontano a circa 2 milioni di euro all’anno, sono anche questo, premi a chi vive sotto l’ombrello protettivo dei padroni dei partiti e sottrazione di servizi ai cittadini.

Una madre ha gridato il suo orrore davanti alla solitudine di una famiglia che può stringersi soltanto intorno ad una assenza incolmabile. Quanto ancora le nostre orecchie ed il nostro cuore rimarranno così sordi? Quanto tempo ci vorrà perché i cittadini aprano gli occhi e si ribellino?

Luciano Prestia

(segretario provinciale Uil)

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mini brognaturo_municipio
 Riceviamo e pubblichiamo
 
 
Occupazione del suolo pubblico, chi paga?
…di certo non i parenti degli attuali amministratori: questo il requisito fondamentale.
A seguito di formali istanze introdotte presso la residenza municipale, relative all’occupazione provvisoria ( solo per il periodo estivo e quindi di durata inferiore all’anno) del suolo pubblico, si registra una posizione discriminatoria nei confronti degli istanti. Infatti, nei confronti di costoro vi è una pedissequa applicazione del regolamento comunale sull’occupazione del suolo pubblico e si chiede il legittimo pagamento della tassa- pari a circa € 1,00   a metro quadro giornalieri. Al fine di ottenere l’autorizzazione, nella risposta del Sindaco si legge: 'Considerato che è necessario individuare in modo inequivocabile i metri quadrati per i quali è richiesta l’autorizzazione di occupazione del suolo pubblico, anche al fine di quantificare la somma da versare sulla base delle tariffe vigenti' inoltre, 'di indicare con esattezza l’area da occupare allegando alla domanda una planimetria con le quote, al fine di calcolare l’importo dovuto all’ente'.  Fin qui nulla da eccepire, dunque il Sindaco parrebbe applicare il regolamento.  Ma non è così! Si registra da qui in poi, ancora una volta, da parte del signor Sindaco la volontà di applicare le dovute norme solamente a coloro che durante l’ultima consultazione elettorale non hanno sostenuto la Sua lista, lo stesso non si può dire di quelli che palesemente l’hanno sostenuta. Solo a titolo esemplificativo si fa riferimento ad un’attività commerciale (Bar)  ubicata in Piazza del Popolo ( sotto gli occhi di tutti i cittadini) di proprietà di un esercente privilegiato, nonché  cugino dell’attuale Vice Sindaco. Il suddetto commerciante, da oltre 5 anni, ha realizzato sul suolo pubblico una tettoia di circa 30 metri quadrati ( apparentemente amovibile ma di fatto permanente), sono, altresì,  presenti tavolini, sedie ed ombrelloni ed un calcio balilla che scaturiscono una occupazione permanente di suolo pubblico per una superficie totale di circa 40 metri quadrati. Ancora, l’individuazione dell’area posta ad occupazione permanente del suolo pubblico è delimitata con grandi birilli di granito dell’altezza di un metro ed un peso di circa un quintale di esclusiva proprietà del Comune, che, per un diffuso principio clientelare, sono invece utilizzati dall’esercente in via del tutto privato, sottraendoli di fatto al patrimonio comunale appartenente a tutti i Brognaturesi. Il tutto reso possibile dal comportamento omissivo del Sindaco che volutamente trascura di riscuotere il canone di occupazione creando un evidente danno erariale all’ Ente Comunale, forse perché l’esercente si annovera tra le grazie degli amministratori da quando l’attuale Vice Sindaco era Assessore ai Lavori Pubblici, ovvero già dalla scorsa legislatura. Ci si chiede: questo danno fa da contraltare al vantaggio in termini di voti?? Dagli atti comunali non risulta NESSUNA concessione di suolo pubblico di conseguenza il mancato pagamento dell’occupazione da parte dell’esercente privilegiato, da diversi anni, porta un VOLUTO mancato incasso da parte del comune di svariati migliaia di euro, ed ancora un “occultato trasferimento di beni pubblici, i birilli, da bene pubblico verso la proprietà privata. Per puro scrupolo si segnala che oltre ad una discriminazione politica e soggettiva vi è  una discriminazione temporale e oggettiva in quanto il regolamento viene applicato anche a chi, in occasione  dei festeggiamenti della Protettrice del nostro piccolo borgo, decide di aprire un’ attività commerciale occasionale ( della durata di 3 giorni), al contrario non viene applicato  chi occupa il suolo pubblico in modo permanente per tutto l’anno. Negli anni passati, a detta dei commercianti, veniva versato un canone forfettario.Come si suol dire:  'due pesi, due misure'.
Sindaco , applichi il regolamento , nel rispetto dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini .
 
Gruppo 'Rinnovamento e Crescita'
Brognaturo
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mini comitatoDi seguito la nota stampa del Comitato civico Pro-Serre:

Lo scorso 22 febbraio, nella Sala Consiliare della Comunità Montana delle Serre Calabre, il Comitato Civico Pro Serre ha incontrato i segretari e rappresentanti dei partiti e dei movimenti politici attivi a Serra San Bruno per esortarli ad esprimere una posizione netta e precisa sulla questione sanità e sul pesante ridimensionamento del P.O. San Bruno. All’incontro hanno partecipato tutti i rappresentanti politici convocati a cui è stata proposta la piattaforma di base secondo cui il prossimo 24 marzo sarà proclamato lo sciopero generale. Di seguito, in sintesi, gli interventi di ogni singolo segretario e le eventuali adesioni: 

Valeria Giancotti (Mpa) ha dichiarato che “è fondamentale basare lo sciopero su una richiesta precisa da indirizzare al Commissario ad Acta Scopelliti, per tanto non si può che individuare nel referente locale del PdL, Nazzareno Salerno, la reale controparte. Ad ogni modo l’Mpa aderirà attivamente allo sciopero.”

Da Michele Grenci (Al lavoro per il Cambiamento) è arrivata la disponibilità “ad aderire allo sciopero indetto dal Comitato, e di conseguenza ad esortare i nostri attivisti alla partecipazione. Siamo consapevoli che non basta semplicemente organizzare un corteo, ma piuttosto c’è l’esigenza di iniziative più incise”.

La posizione del PRC (Alessandro De Padova), individua “nel PDL l’avversario politico, nello specifico il commissario Scopelliti ed il Presidente della Commissione Sanità Salerno, verso cui indirizzare la protesta.”

Antonio Andreacchi (UDC) ha spiegato che “in questo momento è fondamentale l’unità per la salvezza dell’ospedale, ma non può che essere Scopelliti l’interlocutore del Comitato e della mobilitazione cittadina, nonostante il nostro partito sia parte determinante della maggioranza regionale. Di conseguenza non possiamo che partecipare attivamente all’iniziativa del Comitato a salvaguardia dell’ospedale”.

Paolo Reitano (PD) ha chiarito che “il Partito Democratico appoggia la piattaforma promossa dal Comitato, come d’altronde già ribadito in altri incontri pubblici, coinvolgendo il maggior numero di attivisti. Scopelliti come Salerno sono interlocutori diretti della protesta, perché non si ha notizia precisa di quale sia il loro concreto operato ed impegno per il San Bruno”.

Per Antonio Gambino (PDL) invece “i veri referenti della protesta dovrebbero essere i Commissari attualmente a capo dell’ASP provinciale. Non condivido la piattaforma del Comitato e di conseguenza il mio partito non può scendere in piazza contro il Commissario ad Acta Scopelliti. Inoltre abbiamo fede nella bontà del piano di rientro”.

Il Comitato accoglie con soddisfazione l’adesione di quasi tutte le forze politiche presenti sul territorio alla piattaforma di rivendicazioni* per l’ospedale “San Bruno”. Nella consapevolezza che il risveglio del territorio, dal basso, sia l’unica via per reagire alle politiche di emarginazione e impoverimento prodotte negli anni ai danni delle Serre, il Comitato prosegue il confronto con le realtà associative presenti nella zona, con le quali si stanno promuovendo incontri quotidiani in vista della mobilitazione generale del 24 marzo.


*PIATTAFORMA PROGRAMMATICA PER LA MOBILITAZIONE GENERALE IN DIFESA DELL’OSPEDALE

 

- L’ospedale “San Bruno” è stato fortemente ridimensionato fino ad essere svuotato di ogni funzionalità.  Nel 2007 è stato chiuso il reparto di Ginecologia-Ostetricia, il che ha creato gravi disagi alle donne delle Serre costrette ad andare a partorire in strutture molto distanti da casa, per di più con collegamenti stradali da terzo mondo. Nel 2011 sono stati chiusi i reparti di Cardiologia e Chirurgia, ridimensionati molti servizi tra cui Radiologia, laboratorio analisi e riabilitazione, lasciando il territorio scoperto con solo 20 posti letto di medicina. Il pronto soccorso, inoltre, continua ad avere gravi carenze di mezzi e personale che rendono inadeguato e inaffidabile il sistema delle emergenze. La struttura ha in dotazione una sola ambulanza, fatto grave che mette a rischio la salute di migliaia di persone. Il Comitato chiede che il “San Bruno”, classificato come ospedale di montagna nel piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, venga riconosciuto come ospedale generale e venga dotato di una seconda ambulanza, affinché si garantiscano i livelli essenziali di assistenza sul territorio. Per questo il Comitato chiede la modifica dei decreti 18/2010 e 106/2011 del commissario ad acta (il presidente della Regione Calabria) che hanno inferto un colpo durissimo all’ospedale e quindi al diritto alla salute di decine di migliaia di cittadini.

Il Comitato si rivolge, con la piattaforma programmatica appena descritta, ai partiti politici presenti sul territorio delle Serre, sottoponendo tale documento ai locali segretari di circolo. Ai partiti il Comitato chiede di esprimersi sul futuro dell’ospedale di Serra, sulle rivendicazioni appena elencate, sulla volontà di partecipare attivamente con i propri militanti alla mobilitazione generale del 24 marzo. 
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mini DSCN2855SERRA SAN BRUNO - A causa dei danni provocati delle copiose nevicate che hanno interessato la cittadina bruniana nel mese di febbraio, l'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Bruno Rosi, ha deciso (con la delibera n.18 qui allegata) di richiedere lo stato di calamità naturale.

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