mini foto_1_2SERRA SAN BRUNO – Un inizio con il botto. Questo l’incipit del nuovo seggio dell’Arciconfraternita di Maria SS. dei Sette Dolori, guidata dal priore Enzo Vavalà che per la sua prima volta sullo scanno più importante della storica Arciconfraternita serrese, ha voluto fare il chierichetto. Un inizio inusuale ma dal profondo significato, che richiama il messaggio di Cristo: “Sono venuto per servire e non per essere servito”. L’assoluta devozione religiosa e la mancanza di qualsiasi forma di assistenza pubblica e delle più elementari garanzie per la parte più disagiata delle collettività serrese, indussero nel 1694 il cappuccino Padre Antonio da Olivadi, a fondare a Serra San Bruno l’Arciconfraternita di Maria SS. dei Sette Dolori.

In cosa consisteva e consiste ancora il mutuo soccorso?

«Si realizza essenzialmente attraverso un’opera di misericordia corporale, seppellendo i defunti. Mi spiego meglio. Quando un confratello passa a miglior vita, a carico della famiglia, a parte una irrisoria retta annuale, non vi sono altre spese. Il defunto, infatti “riceve” il loculo al cimitero, la bara e la celebrazione del funerale. Si tratta di un vero e proprio servizio di onoranze funebri dalla funzione sociale. Ma c’è di più. Anticamente, nella tabella degli ufficiali c’erano gli infermieri, il cui compito era quello di visitare gli ammalati e contribuire alle spese mediche. Nei decenni passati inoltre, la confraternita ha anche aiutato alcune persone ad emigrare, sostenendo una quota del viaggio».

Il priorato ed il priore sono elementi fondamentali attorno ai quali vive la comunità della Confraternita, in cosa consistono i suoi compiti?

«Il priore esplica delle attività importanti nella vita di una confraternita. Deve organizzare, gestire tutto il patrimonio spirituale e artistico - culturale che c’è dietro la confraternita. Un compito di enorme responsabilità. Deve poi organizzare, insieme a tutto il seggio, la festa della Madonna e i riti pasquali attraverso l’allestimento della “Naca”, cioè della “Culla”, simbolo della nascita, nella quale viene adagiato il corpo di Gesù durante la processione del Sabato Santo e che ne indica la resurrezione, appunto il suo ritorno alla vita».

Dopo le recenti polemiche sugli statuti, a causa delle innovazioni volute dalla Curia, qual è adesso la situazione nella quale versa l’organizzazione delle confraternite?

«Gli statuti attualmente in vigore sono sempre i vecchi, ci doveva essere una innovazione ma non si è raggiunti l’accordo con la Curia che deve gestire ben 42 confraternite. Ma badi bene, quelle serresi sono di natura diversa. Mentre in alcuni paesi, per confraternite s’intendono dei comitati festa che organizzata e compiuta le festa esauriscono il loro ruolo, per quelle serresi non è cosi. C’è tutta un’attività spirituale e organizzativa che di fatto incidono nella vita dell’intera comunità cittadina, basti pensare alla gestione della parte cimiteriale ad esse dedicate. Certo il compito della nostra Arciconfraternita è anche quello di organizzare le feste come quella della Madonna Addolorata di settembre o come le funzioni pasquali, ma la sua è una funzione che si sviluppa quotidianamente».

Tradizione o “innovazione”, quali di queste parole caratterizzeranno il suo priorato?

«Compito del seggio priorale non è quello di portare innovazione, anche perché le cose funzionano perfettamente. Se si riferisce all’organizzazione della festa di settembre le posso dire che osserveremo la tradizione, rispettando principalmente il programma religioso e poi quello civile che vedrà una serata di musica leggera il sabato, una d’intrattenimento la domenica e la serata di lunedì, come consuetudine, sarà dedicata ad un concerto bandistico».

Il suo è un ruolo importante, oserei dire simile a quello di un capo comunità, chi si sente di ringraziare per la sua “formazione” improntata ai principi e valori della confraternita e chi invece per la sua nomina?

«Sicuramente voglio ringraziare mia madre che, subito, mi ha iscritto all’Arciconfraternita e la mia famiglia, da sempre devota alla Madonna Addolorata. Poi ringrazio il seggio uscente e l’ex priore Giorgio Raimondo che mi hanno proposto. Infine ringrazio il seggio che ho l’onore di rappresentare e che è composto oltre dal sottoscritto da: Bruno Potrino (tesoriere), Bruno Rachiele (primo consultore), Antonio Gallè (secondo consultore), Bruno Candeloro (vice tesoriere), Vito Michele Regio (segretario) e Maria Concetta Staropoli (vicesegretario).


(articolo pubblicato su "Il Quotidiano della Calabria")


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mini seggio_AddolorataSERRA SAN BRUNO – Lunedì 26 dicembre 2011: si rinnova, ancora una volta, una delle più antiche tradizioni del paese della Certosa, le elezioni interne alle Arciconfraternite serresi. Un momento a cui l’indimenticato Sharo Gambino, in “Fischia il sasso”, dedicò pagine meravigliose narrando come “mastru Biasi” Pelaia, genero di Mastro Bruno Pelaggi, gli spiegava, da bambino, il significato delle elezioni del seggio priorale, unico esempio di democrazia sopravvissuto, a Serra, alla dittatura fascista. Le confraternite, o congreghe per i meridionali, sono associazioni pubbliche di fedeli che hanno come scopo l’esercizio di opere di misericordia e ovviamente  di aggregazione e di incremento del culto. A Serra San Bruno, paese di circa 7000 abitanti, ce ne sono addirittura tre. La confraternita  di Maria SS de’ Sette Dolori, la confraternita Maria SS Assunta in cielo di Terravecchia e la confraternita di Maria SS Assunta in cielo di Spinetto. Per tutte e tre i serresi, con una tradizione vecchia più di 300 anni, il giorno di Santo Stefano, una volta ogni due anni, sono chiamati a rinnovare i Seggi Priorali che nell’organizzazione delle confraternite costituiscono l’organo di guida. I Priori ed i Consultori uscenti decidono a loro piacimento, ma con il benestare del Padre Spirituale e dell’Ordinario Diocesano, i nomi dei loro potenziali successori, formulando tre terne segrete di nomi che poi vengono presentate ad una regolare assemblea alla quale tutti i membri della Congrega stessa saranno chiamati a partecipare e votare. L’assemblea è presieduta da un sacerdote nominato dal vescovo. Il rinnovo di Seggi Priorali, quasi al pari delle competizioni politiche, è un momento molto sentito, e di conseguenza seguito, dalla quasi totalità degli abitanti. I confratelli più attivi si recano nella chiesa d’appartenenza all’ora prefissata, con la consapevolezza di rimanerci chiusi dentro fino a votazione terminata. Nessuno sa per quanto tempo si protrarranno le operazioni di voto e soprattutto nessuno sa se a fine giornata si sarà riusciti ad eleggere il nuovo priore o toccherà rinviare il tutto di quindici giorni, quando il seggio uscente avrà formulato le nuove terne.

Per due delle tre confraternite serresi, oggi tutto è andato liscio. In meno di tre ore la confraternita di Maria SS de’ Sette Dolori ha eletto a ruolo di priore Giorgio Raimondo (foto, al centro) e per i ruoli di I e II Consultore sono stati eletti rispettivamente Luigi Drago (foto, a sinistra) e Luigi Averta (a destra). La confraternita di Maria SS Assunta in cielo di Spinetto, per la prima volta nella storia di Serra, ha eletto a priore una donna. Rosa Vellone, eletta da un’assemblea serena e velocissima, è entrata dunque di diritto nella storia serrese. Artemio Vellone e Salvatore Zaffino saranno i nuovi Consultori che la affiancheranno per i prossimi due anni. Dalla confraternita di Maria SS Assunta in cielo di Terravecchia, invece, è arrivata la fumata nera: sono “cadute” le tre terne presentate e quindi è tutto da rifare, a data ancora da decidere.

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