mini Serra_San_Bruno_centro_storicoSERRA SAN BRUNO – L'impossibilità di pagare la retta mensile dell'affitto e le inevitabili difficoltà economiche legate al mantenimento dei proprio figli: è questo ciò che avrebbe spinto due coniugi, entrambi disoccupati con cinque figli a carico, ad occupare una struttura abitativa già ultimata, situata nel quartiere “Terravecchia”, e destinata al progetto, di fatto mai avviato, denominato “Paese Albergo”. Da quanto siamo riusciti ad apprendere, i coniugi in questione abitavano in una casa nel vicino comune di Brognaturo, ma l'impossibilità di sostenere le spese per il pagamento dell'affitto avrebbe costretto il titolare a sgomberare l'immobile. Cosa che, loro malgrado, è avvenuta. Ed oggi, i due - genitori di cinque figli piccoli - hanno preso l'inevitabile decisione di occupare abusivamente una delle strutture destinate al “Paese Albergo”. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti del locale Commissariato di Polizia, guidati dal dirigente Antonio De Tommaso.
 
 
 
 
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mini cani_randagiSERRA SAN BRUNO - Disturbati in pieno sonno dal “continuo abbaiare” di un cane randagio, hanno deciso di ripristinare la quiete notturna a colpi di fucile. Lo hanno zittito sparandogli a brucia pelo. È successo nella notte fra il 23 e 24 agosto. Autori dell’inconsulto gesto, una famiglia serrese: due coniugi (C.Z. e R.C.) ed un figlio (D.Z.). I carabinieri hanno trovato l’animale agonizzante sul manto stradale. Il meticcio, noto in paese come un cane tranquillo ed affettuoso, è stato rinvenuto questa mattina ancora agonizzante, quando ormai era troppi tardi per apportare qualsiasi cura, tanto che l’animale si è spento alcuni minuti dopo. Gli uomini dell’arma dei carabinieri di Serra San Bruno sono riusciti comunque a rintracciare i responsabili del gesto

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mini Carabinieri-sorianelloSERRA SAN BRUNO – Tre proiettili avvolti in un pezzo di carta, lasciati sul cofano dell’auto parcheggiata davanti casa, nel centro storico di Serra. E’ il nuovo inquietante messaggio intimidatorio indirizzato ai coniugi Giuseppe Iennarella e Laura Mamone, testimoni chiave del processo “Business cars”, che ha portato alla sbarra diverse persone accusate a vario titolo di usura ed estorsione. E’ la seconda intimidazione nel giro di poco tempo che i coniugi sono costretti a subire: il 28 aprile scorso ignoti fecero trovare un piccione impiccato al cornicione della loro casa di Fabrizia. Questa volta i malviventi hanno preso di mira l’abitazione serrese dei testimoni di giustizia, a cui hanno lanciato un nuovo messaggio in vista delle prossime udienze del processo.

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mini Carabinieri-sorianelloFABRIZIA - Un piccione impiccato, appeso al cornicione della loro casa. E’ il macabro messaggio intimidatorio indirizzato ai testimoni di giustizia Giuseppe Mariano Iennarella, di Serra San Bruno, e alla moglie Laura Mamone, titolare della farmacia di Fabrizia. A fare la scoperta, ieri mattina, gli stessi coniugi che vivono in un’altra località e che, recandosi nella loro abitazione nel centro storico di Fabrizia, si sono trovati davanti la surreale scena del volatile che penzolava dal loro cornicione, sul lato della strada principale affinché tutti lo vedessero. L’episodio è stato segnalato ai carabinieri della locale stazione e della Compagnia di Serra, che hanno dato il via alle indagini

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mini omicidioA pochi giorni dal duplice omicidio di Vallefiorita, un altro morto ammazzato fa tornare la paura nel Soveratese. Francesco Chiodo, imprenditore 44enne, è stato freddato ieri sera a Montauro, mentre si trovava all'ingresso della sua cava. Chiodo, raggiunto da diversi colpi di fucile, era stato coinvolto nell'indagine "Showdown", scattata nel 2011 contro i presunti affiliati delle cosche Sia-Procopio-Tripodi. Prima avvisato orale di pubblica sicurezza, poi arrestato, l'imprenditore ucciso era ritenuto dagli inquirenti vicino al boss Vittorio Sia, o meglio in un rapporto "di subordinazione" rispetto al capoclan, con cui avrebbe avuto rapporti in relazione alla fornitura di materiale edile e a lavori di movimento terra nel Soveratese.

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Mercoledì, 05 Settembre 2012 18:42

Soriano, due arresti per evasione

iennarella rosaria_02.10.1965lapietra giuseppe_26.06.37Di seguito la nota diffusa dal capitano Stefano Esposito Vangone, Comandante della Compagnia Carabinieri di Serra San Bruno:
 
I militari del Comando Stazione Carabinieri di Soriano Calabro, nella mattinata odierna, hanno tratto in arresto i coniugi La Pietra Giuseppe, nato a Ciro’ (KR) il 26.06.1937 e Iennarella Rosaria, nata a Sorianello (VV) il 02.10.1965, entrambi già sottoposti al regime degli arresti domiciliari per reati inerenti la produzione, il traffico e lo smercio di sostanze stupefacenti.  
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mini tribunale_viboIl Tribunale del Riesame ha rigettato il ricorso dei coniugi sorianesi Giovanni Battista Tassone e Teresa Mancuso contro il provvedimento con cui il Gip, il 3 maggio scorso, ha sequestrato i loro beni per un valore di 4,5 milioni di euro. I congiugi Tassone-Mancuso sono coinvolti nell'operazione antiusura "Business cars". Tassone è stato arrestato il 3 novembre 2011 insieme ad altre 10 persone accusate di far parte di due distinte organizzazioni di 'cravattari', operanti una nel reggino e l'altra nel vibonese. Il Riesame ha quindi rigettato il ricorso della coppia e ha confermato il provvedimento che ha portato al sequestro di 4,5 milioni di euro  beni (2 appartamenti, 7 magazzini commerciali, un terreno, un supermercato e un ingrosso alimentari, tutti a Soriano) che non erano giustificati rispetto alla loro capacità reddituale.

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mini gdfBeni per un valore di 4,5 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri e dai finanzieri di Vibo Valentia ai coniugi Giovanni Battista Tassone, di 57 anni, e Teresa Mancuso, 42 anni, coinvolti nell'operazione 'Business Cars' per i reati di usura ed estorsione. I beni sequestrati sono 2 appartamenti, 7 magazzini commerciali, un terreno, un supermercato e un ingrosso alimentari, tutti a Soriano Calabro. Nell'operazione "Business Cars" erano stati tratti in arresto 10 persone e, contestualmente, ai coniugi Tassone-Mancuso erano stati sequestrati quattro autovetture, di cui due di lusso, un appartamento e denaro contante per un valore di oltre 400.000 euro. Oltre a quello che ha riguardato Tassone, nell'ambito dell'inchiesta era già scattato un altro sequestro di 1,2 milioni di euro di beni all'imprenditore lametino Adriano Sesto.

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