mini dalila_nesciSono momenti di angoscia a Tropea, dove la famiglia della deputata Dalila Nesci (Movimento 5 Stelle) non ha notizie della cara congiunta, che ormai da due ore non rilascia comunicati stampa, non esprime indignazione e non richiede chiarimenti su nessun argomento. «Siamo molto preoccupati», ci racconta Santo (il nome è di fantasia), portavoce della famiglia che per ragioni di sicurezza preferisce rimanere nell'anonimato. «Dalila è stata a pranzo in famiglia tre giorni fa, e al termine del pasto ha immediatamente convocato una conferenza stampa per stigmatizzare l’eccessiva cottura degli spaghetti. Aveva anche annunciato un'interrogazione urgente al governo per fare luce sullo strapotere paramassonico delle lobbies della pasta, circostanza che aveva rassicurato tutti noi sul suo stato di salute». A Tropea, nel frattempo, le voci sulla sorte della Nesci si rincorrono senza sosta. In queste ultime ore si sta facendo sempre più strada la raccapricciante ipotesi che la deputata abbia deciso di passare nelle file del Pd, ipotesi che la madre smentisce risolutamente. «Non ci voglio credere», afferma la donna in lacrime, «mia figlia è una ragazza allegra, solare, amante della vita e della compagnia: non avrebbe avuto motivo di compiere un atto così insano e contro natura». Gli inquirenti brancolano nel buio. Sono stati fatti circolare rimborsi spese e scontrini di vari membri del Consiglio Regionale della Calabria, nella speranza di suscitare l’indignazione della Nesci, ma finora nessuna conferenza stampa è stata convocata. Il Vizzarro.it continuerà a seguire la triste vicenda e al contempo esprime la propria vicinanza alla famiglia in questo momento così difficile.

 
BRECCHIGNUSE - Rubrica di satira a cura di Malagigi
 
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mini filippo ceravolo 2Dal 25 ottobre di due anni fa, Martino Ceravolo, padre del compianto Filippo, non si da pace. Continua con le unghie e con i denti a tenere viva l’attenzione sulla tragica scomparsa di suo figlio, ucciso per errore a 19 anni - per la sola colpa di aver chiesto un passaggio alla persona sbagliata – vittima di un agguato chiaramente non indirizzato a lui.

«Chi ha ucciso Filippo si costituisca. Hanno sbagliato e devono pagare con il carcere a vita. Chi sa deve parlare» ha continuato a ripetere Martino, nel corso della puntata di ieri de “I Fatti Vostri”. Martino Ceravolo è stato infatti ospite del salotto di Giancarlo Magalli, contattato dal noto programma televisivo di Rai due, proprio perché la tragica storia vissuta dalla famiglia Ceravolo è divenuta ormai di rilevanza nazionale. Martino Ceravolo ha partecipato alla trasmissione – accompagnato dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Maria Rosa Turcaloro - dove al cospetto di milioni di telespettatori ha raccontato come si svolsero i fatti di quel tragico pomeriggio di ottobre del 2012, quando Filippo fu, appunto, stroncano a colpi di pallettoni a bordo dell’automobile di un suo compaesano a cui aveva chiesto un passaggio da Pizzoni fino a casa. Il ragazzo si recava spesso nel piccolo centro del Vibonese per trascorrere qualche ora assieme all’altrettanto giovane fidanzatina Ivana.

Ma la battaglia dei Ceravolo non si ferma chiaramente soltanto a questo. Il padre Martino, assieme alla moglie e a molti altri sta tentando di fondare un’associazione anti-mafia intitolata proprio a suo figlio, utile quindi a mantenerne vivo il ricordo, ma soprattutto per continuare a lavorare affinché crimini di siffatta brutalità non tornino più a verificarsi. Inoltre gli stessi familiari di Martino hanno presentato ufficialmente al Commissario prefettizio del Comune di Soriano la richiesta per ottenere l’intestazione di una via o di un parco giochi a memoria del ragazzo. Resta però da evidenziare la lontananza delle istituzione riguardo al caso, tanto che proprio nell’immediatezza del delitto la famiglia aveva inoltrato tutti i documenti necessari per il riconoscimento di Filippo come «vittima di mafia». Pratica, a distanza di due anni, ancora in attesa di risposta da parte del Ministero della Giustizia.

Rivedi l’intervento di Martino Ceravolo nella puntata di ieri de ‘I Fatti Vostri’, al seguente link:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-dc663f09-b2c1-4bae-a3a4-9abddae95890.html

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mini silvana_riccaSERRA SAN BRUNO - Nell'immagine della signora Silvana Ricca seduta nel corridoio dell'ospedale di Serra San Bruno c’è tutto. C'è la sofferenza di una donna che porta i segni di una vita ingrata. Ci sono gli attimi di incertezza, di paura, di speranza. Di quella speranza che tutto possa risolversi. Ma c'è – anche e soprattutto – la sensazione che qualcosa non vada per nulla nel sistema sanitario calabrese e vibonese in particolare. Se vi siano delle responsabilità in capo a qualcuno lo accerterà la magistratura. Tuttavia rimane il dolore della famiglia, un dolore enorme causato da situazioni ancora tutte da spiegare. Intanto si sa che questa mattina si è svolto l'esame autoptico sul corpo della donna, eseguito dall'anatomopatologa forense Katiusca Bisogni su disposizione del pm Michele Sirgiovanni ed in presenza del perito di parte Massimiliano Cardamone. I responsi di tutti gli esami effettuati saranno disponibili non prima dei prossimi 90 giorni. 
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mini a522a6005d1cb428ea34ef1769cd7452_XLI frutti della nuova civiltà contadina stanno maturando nella Calabria tirrenica, tra il litorale di Nicotera e i paesi interni della Piana di Gioia Tauro. Sono frutti che crescono tra le maglie di una rete tessuta da tante piccole realtà, sono il risultato di una collaborazione che risulterà anacronistica solo a chi è assuefatto agli standard dell'agricoltura intensiva e della grande distribuzione. E il concime, la linfa che ha dato vita a questa “rinascita” della terra, ha un unico ingrediente: la partecipazione attiva e più condivisa possibile. 
Non si tratta certo della consumata retorica buonista da salotto radical-chic, tutt'altro. “Sos Rosarno” è un'associazione costituita da tanti piccoli produttori, tutti accomunati dalla volontà di sottrarsi alla corsa al ribasso imposta dal mercato e dalla voglia di ritornare alla genuinità della terra. La cooperazione, poi, è il fondamento su cui viene costruita l'intera filiera delle coltivazioni biologiche certificate. 
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mini martinoceravoloStorie di vite strappate. Storie, come queste, di un diciannovenne ucciso per sbaglio da mano (ancora) ignota. Si, perchè in Calabria sui muore anche così. Per errore. Storie come quelle di Filippo Ceravolo e di tante altre vittime innocenti della criminalità organizzata. Il 25 ottobre 2012, ormai, sarà ricordato a lungo dai familiari di Filippo. Da quel giorno tutto è cambiato. Nulla è come prima. In casa si avverte la mancanza di un ragazzo buono, sempre con il sorriso sulle labbra. Un dolore incommensurabile. Filippo è stato ucciso la sera di giovedì 25 ottobre 2012, nella strada che collega Soriano a Pizzoni. Probabilmente i sicari non lo volevano uccidere. L’obiettivo, infatti, non era Filippo ma chi viaggiava assieme a lui. In poche ore, il giovane sfegatato tifoso della Juve si spegne all’ospedale ‘Jazzolino’ di Vibo, dietro il dolore straziante dei familiari. Filippo era un ragazzo perbene. Nessun precedente penale alle spalle.

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mini sharo_per_vizzarro_1«La famiglia Gambino ed il direttore della Casa della Cultura, Massimo Pollichieni, avendo tristemente constatato, l’indifferenza e il mancato interessamento da parte del comune di Serra San Bruno, ad assegnare una sede alla Fondazione, (che metterà a disposizione pubblica la biblioteca e l’archivio di Sharo Gambino) e avendo vagliato le varie proposte ricevute, (hanno dato disponiblità il Comune di Lamezia Terme, Comune di Vibo Valentia, Comune di Riace, Comune di Vazzano, Comune di Torre di Ruggiero, Comune di Sorianello, Comune di Arena, Comune di San Lorenzo del Vallo, Comune di San Demetrio Corone, Comune di Panettieri, Provincia di Cosenza, Provincia di Catanzaro), ha deciso, per ovvii motivi di scegliere come sede della Biblioteca il Comune di Vazzano, luogo di nascita dello scrittore calabrese».

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mini commediaFa registrare il tutto esaurito Mama vola mu si marita, la seconda commedia teatrale della Casa Famiglia Airone “Dopo di Noi”, andata in scena domenica scorsa all’Anfiteatro Comunale di P.zza Guido a Serra San Bruno. 
 
La Casa Famiglia “Dopo di Noi” è una struttura che opera a Serra da ormai 5 anni, prestando sostegno clinico-assistenziale a ragazzi disabili e che, per alleviare la quotidianità dei propri ospiti - da ormai due estati consecutive - allestisce spettacoli inscenati da un cast di eccezione, composto sia dagli operatori della struttura che dagli stessi pazienti. 
 
La commedia in due atti è stata quindi un vero e proprio successo, seguita da centinaia di persone in un anfiteatro  gremito in ogni ordine di posto, con molti spettatori che sono rimasti in piedi con gli occhi incollati alla scena per quasi due ore, mantenendo alta l’attenzione nonostante non fossero arrivati in tempo utile per accaparrarsi un posto a sedere. A conclusione il pubblico, rapito da una trama leggera e piacevole, ha tributato un lungo applauso alla rappresentazione in vernacolo serrese di questo eccezionale cast. 
 
Una storia quindi di amori e tormenti, con la protagonista Rosina (Maria Rosaria Figliuzzi) ed il genero Ciccio (Claudio Cirillo) impegnati a indurre la madre Ginetta (Assunta Zaffino) a demordere dall’intenzione di contrarre un nuovo matrimonio con lo spasimante Don Pietro (Giuseppe Froio). Nodo cruciale della vicenda, la cena organizzata dalla stessa Ginetta per ostacolare il connubio  a colpi di vino e con l’intento – riuscito - di far ubriacare Don Pietro che una volta caduto nelle comode braccia di Morfeo, rievoca nel sonno il nome della ex moglie defunta ormai da anni. 
 
E cosi fino ad una tragicomica fuga d’amore, in una trama che ha visto anche impegnati sul palco Maria Antonietta Federico nel ruolo della sorella di Ginetta; Domenica Previtera e Luigina Pupo entrambe cugine di Ginetta; i vicini di casa interpretati da Teresa Tassone e Luigi Procopio; Giuseppe Romeo nei panni del cameriere e Roberto Amato nel ruolo di aiutante edile. 
 
Una serata amena e gradevole quindi, che oltre al risalto artistico-teatrale dell’evento, ha fatto apprezzare soprattutto la voglia di creare e divertirsi insieme, coinvolgendo attivamente i proprio pazienti, che contraddistingue lo straordinario personale della Casa Famiglia “Dopo di Noi”.  
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mini sharo_per_vizzarro_1SERRA SAN BRUNO - «Nonostante i miei ripetuti appelli e la mia formale richiesta presentata al Comune di Serra San Bruno, perché venga concesso alla mia famiglia uno stabile (tra i tanti scheletri diroccati che ci sono) da ristrutturare con fondi privati, quindi senza alcuna spesa da parte del Comune stesso, per poter "alloggiare" la Biblioteca Gambino, mi è stata negata questa possibilità. Mi trovo costretto a trasferire questo immenso patrimonio culturale in altro loco e Serra, grazie alla lungimiranza della attuale amministrazione comunale, verrà privata anche di questo bene. Se ne prenderanno la responsabilità morale con il paese, anche se, certamente, non si rendono conto di quanto si sta rifiutando e perdendo». Sono le parole con cui Sergio Gambino, figlio dell'intellettuale Sharo scomparso 5 anni fa, annuncia l'invio di una lettera aperta ai Comuni calabresi per chiedere «se qualcuno con una sensibilità diversa voglia dare spazio all'archivio di mio padre.

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mini francesco_danieleFabrizia ha ricevuto una nuova triste notizia, la violenta morte del giovane Francesco Daniele, ucciso, a quanto pare, per una manciata di stupidi euro. Anche se questa manciata di euro avessero rappresentato una questione vitale, nascente da un’estrema povertà, un crimine che fa fuori la vita di una persona non merita umana assoluzione. Si tratta di un perverso ed imperdonabile crollo nella più cupa barbarie, secondo un copione di sopraffazione fisica dell’uomo contro il proprio simile, effetto evidente della caduta morale e civile. Stiamo verificando, attraverso la frequente cronaca ridondante di notizie di atti estremi e disperati, dietro i quali molto si nasconde un grave disadattamento, tanto da indurre a sostenere la tesi attestante che “la delinquenza è primariamente una malattia sociale”.
Se quei maledetti 300 euro sono stati la causa della privazione della vita del povero Francesco, allora vuol dire che c’è veramente tanto che non va in questa società. Chi ha tanti averi e chi non ha nulla. Ma le conseguenze di gesti inconsulti, effetto della disgregazione e dell’ingiustizia, diventano guerra di sangue tra poveri. Non ci si capacita al pensiero che un modesto gruzzoletto proveniente da una banale vincita alle slot-machine, potesse diventare motivo di tal ira da parte di chi, altrettanto banalmente e fortuitamente, aveva invece perso i suoi soldi che volontariamente aveva messo in gioco.
 
Un’assurda vicenda, verosimilmente una rapina finita in tragedia, una stoltezza estrema ed insensata ha causato la morte di un giovane e fatto sprofondare in smisurato dolore la famiglia Daniele. Certamente Francesco era un normalissimo bravo artigiano che speranzosamente tentava la fortuna, non un ricco scommettitore a caccia di emozioni.
 
Il dolore sarà difficile da lenire, ma l’accertamento della verità consentirà almeno di quietare quel bisogno umano di giustizia, se non altro per dare certezza di nomi e movente dell’immane tragedia. Ciò che per ora è stato accertato, secondo la pubblica cronaca, è che Francesco Daniele è stato ucciso con due colpi di pistola – che pare sia stata ormai ritrovata – uno alla testa e uno al torace, come confermato dall’autopsia sul povero corpo ritrovato esanime nelle campagne di Verrua Savoia, tra le province di Torino e Vercelli. 
 
Il grave lutto che ha colpito a Crescentino e Fabrizia i familiari, ha scosso profondamente anche tutti gli amici e conoscenti.
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mini salerno-rosi-don peppeRiceviamo e pubblichiamo:

Anche quest’anno, puntuale come una malattia di stagione, si è ripresentata la questione LSU-LPU. Un dramma che in Calabria morde la gola ad un esercito di 5.200 “lavoratori di serie B” condannati da 17 anni a galleggiare nell’angosciante stagno della precarietà. Impegnati in enti locali che senza la loro presenza si ritroverebbero costretti allo stallo operativo. Vuoti di forza lavoro. Privi di personale.

Ma a Serra San Bruno il dramma lavoro sta per diventare ancora più profondo. Perché mentre tutti i Sindaci di ogni angolo della Calabria scendono in piazza al fianco dei precari per reclamare il diritto ad un “reale rapporto di lavoro”, il primo cittadino serrese, Bruno Rosi, per non tradire la sua fama, senza alcun rossore sulle guance, dichiara di non voler rinnovare i progetti in scadenza ai 58 LSU-LPU impiegati presso lo stesso Comune di Serra.

Una decisione che calpesta quindi la dignità di ben 58 cittadini lavoratori precari. I più giovani hanno poco meno di 40 anni, mentre quelli più anziani avrebbero l’età buona per una pensione dignitosa che in realtà non riceveranno mai. E per tutti - a questo punto - quello del lavoro è ancora di più un calvario senza fine. Una via crucis che li vede in balia delle circostanze, attanagliati nella morsa del bisogno, con sulle spalle il pesante fardello del sostentamento di intere famiglie, tasse da pagare, figli che devono crescere e studiare. Per loro pochi diritti e nessun contributo utile al conseguimento di una futura dignitosa posizione pensionistica, domani la disoccupazione. Insomma giovani, madri e padri di famiglia, lavoratori pubblici “legalizzati in nero” che per volontà di un’amministrazione bigotta vengono ulteriormente affossati. Abbandonati nel limbo della marginalità inoccupazionale. In quella fascia d’età in cui sei troppo grande per trovare un nuovo lavoro e troppo piccolo per giovare di una pensione sociale.

E poco importa se dai palchi del PDL nella scorsa campagna elettorale si erano sparpagliate promesse e speranze: lavoro, incentivi, benessere. E che dire del neoassessore al Lavoro Nazzareno Salerno, che a Catanzaro dà rassicurazione e prende impegni con i precari, mentre nell’amministrazione comunale da lui di fatto guidata scarica i lavoratori come una zavorra inutile? Il risultato, dopo tante belle parole, è che i servizi - come quello della raccolta differenziata - verranno esternalizzati ed affidati ai privati, con costi esosi che metteranno KO le casse dell’ente e porteranno ad un prevedibile aumento dei tributi. E per quei 58 LSU-LPU serresi, il piatto è bello e pronto. Anzi è vuoto.

A Serra si ha l’impressione che il problema si stia sottovalutando e, senza ammortizzatori sociali, sembra scontato che da qui a poco la tensione salirà alle stelle. Tutto questo in un tempo già magro, in cui i colpi della crisi si fanno sempre più insostenibili ed in cui costantemente si ha sempre meno l’impressione di giungere, finalmente, a quella tanto agognata fine di un tunnel che, ci dicono, si chiama crisi. Una situazione cronica in cui temi fondamentali come quello del lavoro e della famiglia, a Serra San Bruno, rimangono lacerati dall’indifferenza e dal cinismo di un’amministrazione che naviga a vista, cieca di fronte alle pesanti ricadute che avrebbe sulla già fragile economia cittadina il licenziamento di Lsu e Lpu.

E poi ci si ritrova tutti a fare i cronisti. Soprattutto quando il dramma sfocia in tragedia. Come a Cercola, piccolo centro in provincia di Napoli, dove Bernardo Romano, lavoratore socialmente utile, nell’agosto di qualche anno fa si diede fuoco. Una torcia umana nel cortile della casa municipale. Un atto di accusa estrema. Il prologo angosciante nella estenuante e continua ricerca di un lavoro stabile. Di una normalità negata che in Calabria sembra sempre più un miraggio. Basti pensare che nella scorsa Legislatura, il Governo Berlusconi destinò 110milioni per la stabilizzazione degli LSU di Napoli e Palermo, lasciando nel dimenticatoio i precari calabresi.

Ci impegneremo, anche con azioni forti, per reclamare, al fianco di questi 58 serresi, il diritto al lavoro e alla dignità.

Comitato Civico Pro Serre

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