ospedale soriano calabroSi è tenuto ieri, nella sala consiliare del comune di Soriano Calabro, un incontro per discutere sullo stato attuale e, soprattutto, sul ruolo che dovrà rivestire nel prossimo futuro l’ex nosocomio cittadino, convertito – a seguito della riorganizzazione della rete sanitaria dettata dal Piano di Rientro – in semplice Centro assistenziale primario territoriale. All’iniziativa hanno preso parte il direttore sanitario dell’Asp di Vibo Valentia, Carlo Truscello; il direttore del distretto sanitario di Serra San Bruno, Giuseppe Grillo e la responsabile dello stesso Capt di Soriano, Antonella Ascoli. Oltre ai rappresentanti del management dell’Azienda sanitaria, presenti anche numerosi sindaci ed amministratori di Comuni ricadenti nel territorio dell’Alto Mesima ed i rappresentanti del comitato pro-ospedale, costituitosi di recente a Soriano proprio a tutela dell’ex presidio corposamente ridimensionato negli ultimi anni.

L’incontro, voluto dal presidente del consiglio comunale cittadino, Enzo Bellissimo, si è quindi rivelato utile a mantenere alta l’attenzione sulle condizioni della struttura, ormai da tempo finita ai margini dell’offerta sanitaria provinciale, nonostante fosse ancora punto di riferimento per un bacino di circa 30mila utenze, per lo più anziani. Per questo motivo e per molti altri, i presenti hanno chiesto ai vertici dell’azienda sanitaria risposte immediate rispetto alla questione, sollevando forti preoccupazioni in merito ai corposi nodi attuali, connessi in particolare all’inadeguatezza degli ambulatori caratterizzati da una cronica carenza di personale – per via del famigerato blocco del turnover – e la contestuale impossibilità di offrire agli utenti le prestazioni necessarie. Una condizione che nel tempo ha semplicemente fatto il gioco del settore sanitario privato, a cui, irrimediabilmente, molti utenti sono costretti a rivolgersi a causa delle lunghissime liste d’attesa che ormai caratterizzano, anche a Soriano, il comparto dell’offerta sanitaria pubblica. Altra grana, non di poco conto, la funzione della nuova Residenza sanitaria assistenziale, inaugurata in pompa magna pochi mesi fa e già a rischio chiusura, tanto che nelle ultime settimane si era parlato di un trasferimento dei pazienti verso lo Jazzolino. Sembra che la soluzione intermedia possa essere quella di un accorpamento con Vibo pur mantenendo la struttura fisicamente a Soriano.

A fronte delle numerose preoccupazioni sollevate nello svolgimento dell’incontro, sono arrivate le rassicurazioni di Truscello, che si è detto pronto a porre in essere tutti gli interventi utili a tutelare il futuro della struttura. In tale ottica, vista la richiesta di un immediato cambio di passo, la soluzione maggiormente percorribile – proposta dallo stesso direttore sanitario – è parsa quella di avviare un processo di riconversione della struttura, da Capt a Casa della Salute. Anche se al momento, visto soprattutto la condizione, ad esempio, della struttura di Chiaravalle Centrale – indicata anche questa dalla nuova riorganizzazione sanitaria come Casa della Salute – pare che possano riscontrarsi non pochi problemi, quanto meno in relazione ai tempi, per una reale riconversione dell’ex ospedale di Soriano. I disagi, infatti, saranno destinati a perdurare, almeno, finché la sanità regionale non si scrollerà di dosso le severe indicazioni imposte dallo status di commissariamento. È poi alto il rischio che con l’apertura di una nuova struttura sanitaria nella città capoluogo Vibo, gli altri “piccoli” ospedali, o quello che ne resta, potranno incassare nuovi corposi ridimensionamenti che li condurrebbero verso l’ormai irrimediabile tracollo definitivo.

Assente alla riunione il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale, Florindo Antoniozzi – ha fatto sapere – per motivi di carattere puramente personale.

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eritrei15 immigrati dei 1500 sbarcati negli ultimi giorni sulle coste siciliane sono stati accolti dal Comune di Gerocarne. L’ente ha  prontamente dato assenso alla proposta lanciata dalla Prefettura di Vibo Valentia e dalla Cooperativa Cspeong di Mileto, soggetto gestore di un progetto di accoglienza straordinaria che porterà, quindi, direttamente nel centro dell’Alto Mesima, 15 ragazzi migranti tutti di nazionalità eritrea e con età compresa tra i 20 e i 30 anni.

Un’iniziativa all’insegna dell’integrazione e della solidarietà che permetterà quindi ai migranti, richiedenti asilo politico, di venire ospitati, in via provvisoria, in una struttura di proprietà comunale in passato adibita alla funzione di istituto scolastico. I ragazzi, proprio in queste ore, sono giunti in autobus a Gerocarne.Già nelle scorse settimane oltre 60 extracomunitari erano già stati accolti in locali messi a disposizione dai Comuni delle Serre vibonesi.

«Sono estremamente felice della decisione di dare ospitalità a questi poveri ragazzi - ha spiegato Vitaliano Papillo, sindaco di Gerocarne - i quali stanno certamente fuggendo da un paese dove da oltre 20 anni vige un regime che ha, di fatto, sospeso il godimento dei diritti civili e democratici, per non parlare dei diritti di comunicazione ed informazione, che vedono lo stato nordafricano collocarsi nelle ultime posizioni della relativa classifica. La loro situazione è aggravata dal fatto che il governo, pur essendoci, per motivi di siccità, continue situazioni di emergenza, impedisce addirittura l’ingresso nei confini statali delle organizzazioni umanitarie».

«Una condizione di vita ai limiti del concepibile, la quale, pur considerando le gravi difficoltà di casa nostra - continua il primo cittadino di Gerocarne - non può lasciare indifferenti e deve, necessariamente, smuovere gli animi a fare in modo che a questi ragazzi sia data la possibilità, se dimostrano di meritarla, di poter sperare in una vita diversa in cui i diritti e la fiducia in un futuro non siano solo delle chimere. Ecco perché, nel contesto di estrema emergenza umanitaria venutosi a creare in questi giorni, la decisione di dare alloggio ai 15 giovani è estremamente importante, nella convinzione, altresì, che i miei cittadini credono fermamente nell’accoglienza, nell’integrazione e, per ultimo, ma non per questo di minore importanza, nello scambio culturale che indubbiamente nascerà da questa esperienza di pochi mesi di ospitalità in cui noi, come amministrazione, faremo quanto possibile affinché la permanenza in paese dei nuovi e graditi ospiti sia il più possibile piacevole e confortevole, mentre, ne sono certo, i gerocarnesi sapranno aprirsi loro in un fraterno e caloroso abbraccio che riuscirà a farli sentire a casa loro. Questi ragazzi cercano solo un futuro che non abbia i piedi d’argilla. La consapevolezza che accogliendoli tra di noi - conclude Papillo - avremo contribuito a che ciò si possa realizzare ci riempie il cuore di gioia».

 

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mini precari 4Un’anomalia dell’assistenzialismo all’italiana. Per migliaia di lavoratori, appesi all’incubo della precarietà, è un dramma che dura da 15 anni. Per la politica, che ha partorito quest’ennesima bomba sociale, oggi è diventato un fardello pesantissimo, difficile da portare (e da scaricare). Il Consiglio di Stato (sentenza n. 1253/2007) ha decretato che l’attività dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità non può qualificarsi come un vero rapporto di impiego, “e ciò per la considerazione che il rapporto dei lavoratori socialmente utili trae origine da motivi assistenziali e riguarda un impegno lavorativo certamente precario”. Un responso impietoso, difficile da accettare per chi svolge quotidianamente servizi essenziali in migliaia di enti locali - per poche centinaia di euro al mese e senza alcun contributo previdenziale - ed è ciclicamente costretto a scendere in piazza

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Sabato, 20 Ottobre 2012 10:22

Il Prisma/32. Rise Up

mini IMG_0136_800Il Prisma (rubrica fotografica settimanale a cura di Filippo Rachiele).

La copertina della rubrica si intitola "Pianoforte".

"C'è a chi piace suonare, a chi cantare e a chi scrivere libri a me piace scattare foto..." 

Foto di Salvatore Federico.


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Domenica, 10 Giugno 2012 19:45

A Fabrizia lo spettacolo "Volare alto"

spettacolofabriziaDi seguito, pubblichiamo il resoconto dello spettacolo "Volare alto", presentato dalla scuola primaria di Fabrizia a conclusione dell'anno scolastico, redatto da Maria Cirillo

Una vera è propria manifestazione culturale, sceneggiata magistralmente, non solo un semplice spettacolo, è stata oggi rappresentata, in una gremita Piazza Colonnina a Fabrizia. Il fatto che fosse un'elaborazione progettuale di attente istituzioni scolastiche, era già una garanzia, ma si deve prendere atto che vi è stato veramente di più. E' d'obbligo principiare testimoniando che le rappresentazioni svolte dai bimbi, hanno divertito moltissimo e sono state oggetto di ammirazione, ma aggiungiamo subito che il valore sociale del progetto ha avuto la capacità di attrarre il più alto testimonial istituzionale della legalità nella Provincia. La presenza di S.E. il Prefetto, Dott. Michele Di Bari, ha ulteriormente ufficializzato la finalità educativa della manifestazione, rinvigorendone il valore legalitario, secondo un percorso già tracciato anche in sede programmatoria. Infatti, in favore di questa sfida culturale, di un impegno costante per la legalità nelle scuole, spende incoraggiamenti e suggerimenti, anche nei confronti dell'Ufficio scolastico provinciale. Risulta, così, esaltato l'obiettivo educativo, per coniugare gli impegni didattici in favore del perseguimento della legalità, con i fondamentali insegnamenti antimafia. Si è compiaciuto del titolo del programma, “Volare Alto”, perché attraverso "i bambini che sono il nostro futuro", si possono conquistare sempre più vasti spazi del vivere legale. Il Vicepreside Prof. Giuseppe Esposito, ha, coerentemente alle finalità del progetto, dichiarato che questo momento celebrativo è una dimostrazione conclusiva del lavoro svolto durante tutto l'anno scolastico, con la collaborazione dell'Ufficio Scolastico Regionale ed il contributo della Regione. Progetto che si è inteso realizzare come insegnamento per costruire il futuro, nella consapevolezza che la legalità è centrale per avere giustizia e democrazia, uguali diritti e doveri e vivere la modernità, diventando portatori di questa cultura, pur nella consapevolezza che si tratta di un percorso lungo ed irto di difficoltà, che, comunque “non si conclude con oggi”.

Il lavoro appassionato e la notoria sensibilità dei docenti della Scuola primaria di Fabrizia, a cui si è aggiunto il prezioso volontario contributo culturale della mai dimenticata ex Insegnante Amalia Maiolo, hanno sortito un'ottima riuscita del progetto, che sarà stato parecchio impegnativo, ma sicuramente gratificante, stante i risultati, come dicevo, visibilmente ammirabili ed al di sopra delle aspettative. Non si può raccontare lo spettacolo se non aggettivando appassionatamente il piacere di aver assistito ad una manifestazione culturale che, attraverso le coreografie, si è commentata da sola. Tuttavia, accennando ai temi trattati dalle varie scene, salta alla penna la doverosa esaltazione in favore dell'interessante ed attualissimo filo conduttore, la conquistata Unità della nostra Nazione, nonchè quella, ancora incompleta, dell'Unità dei Paesi europei. Sbandieramenti e simbolici saluti tra le belle bandiere d'Europa, con la dovuta centralità di quella italiana, hanno fatto avvertire il rispetto e la solidarietà tra i popoli, con l'idea della globalità che passa che passa attraverso le particolarità regionali e locali. Le danze, preparate e presentate secondo gruppi omogenei di Regioni, sono state carinamente e leggiadramente offerte dai bambini con l'esuberanza e la spontaneità dell'età, risultando di una gradevolezza senza riserve; senza dimenticare i meravigliosi costumi, in perfetto tono col tema puro della fratellanza e con la bellezza sprigionata dall'innocenza dei piccoli interpreti. Pizzica e tarantelle, prettamente meridionali e danze dal sapore svizzero, come quelle della nordica regione trentina, tutte piacevolmente orecchiabili e pervase di allegria. Nell'ideale local-globale, anche le poesie dialettali del nostro conterraneo poeta Vincenzo Mazzeo, egregiamente declamate e fatte assaporare attraverso la divertita recitazione dei bambini, hanno aggiunto quel po' di sale auto-ironico di noi meridionali: l'elogio al vino, emblema di identificazione dell'italo territorio e la poetizzata avventura della calabra soppressata, sempre amata, che ormai tutto il mondo apprezza e che noi non disdegniamo di sfoggiare, con allegria, ma anche con la giusta ironia.La bella manifestazione si è conclusa, sotto il cocente sole di una splendida giornata di quasi estate, con i saluti e ringraziamenti del Preside Prof. Policaro, che ha auspicato il prosieguo di questo afflato, che merita di proiettarsi nel futuro. Anche il Sindaco Antonio Minniti ha ribadito la necessità della collaborazione di tutti, per la legalità e per l'apertura e coesione di tutta comunità di Fabrizia.Siamo convinti che queste forme didattiche, fondate su spontanee e libere espressioni artistiche, simbolicamente pedagogiche, servono ad educare, non solo nella classica forma dell'indottrinamento, ma anche in proiezione della necessaria acquisizione dei valori veri e di quella cultura idonea a stimolare la continua ricerca, in ogni persona, delle indispensabili qualità intrinseche del vivere legale, a cui non è possibile rinunciare senza retrocedere e decadere come persone.

Maria Cirillo

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Domenica, 27 Maggio 2012 14:59

I bokor, gli zombi e la crisi dell’Europa

mini euro-crisi-economia-scenariCon “Uno spettro si aggira per l’Europa”, nel 1848, Marx apriva il “Manifesto del Partito comunista”. A distanza di un secolo e mezzo,  senza spettri, l’Europa è diventata una vecchia ed appesantita carampana incapace di superare gli ostacoli della crisi. Una carampana che non teme più lo spettro di cui parlava Marx, ma che deve fare i conti con gli zombi che solcano le sue strade. Lo zombi, presso le popolazioni haitiane, è un corpo che ritorna in vita, dopo che una parte della sua anima è stata catturata dal bokor, ovvero dal sacerdote, che lo controlla e lo guida una volta rianimato. Nell’Europa segnata dalla crisi, sono stati i bokor della finanza a ridare nuova vita alle paure ed alle ansie che, nel volgere di pochi mesi, sembrano aver definitivamente cancellato i sogni e le speranze di intere generazioni. L’apprensione viaggia, di pari passo, con la rabbia, a volte con la furia di chi pensa di non dover essere lui a pagare il conto della crisi. Oggi, il cittadino greco,  italiano, spagnolo, portoghese, in altri termini europeo, è come se passasse davanti ad un ristorante, dove si è svolto e continua a svolgersi un lauto banchetto ed uno degli organizzatori pretendesse di fargli pagare il conto. Un conto, per una festa organizzata da altri ed alla quale non ha neppure perso parte. In tempi normali, sarebbe una follia, ma, quelli in cui viviamo, non sono tempi normali, tuttavia, sono i tempi in cui siamo stati destinati a vivere. Ma chi è che vuol farci pagare il conto? Chi ha evocato il moloch che sembra aver divorato il futuro di ciascuno? Per Alain De Benoist, saggista e pensatore francese, autore di “Sull’orlo del Baratro”, le origini della crisi che viviamo «vanno ricercate nella grande ondata di deregulation  dei mercati finanziari messa in piedi all’epoca di Margareth Thatcher e Ronald Reagan». Si potrebbe dire, quindi, che le ricette cucinate negli anni Ottanta, siano andate a male nel primo decennio del 2000, con il compimento del processo di globalizzazione iniziato con la caduta del muro di Berlino. « Il sistema- sostiene De Benoist - si è allora dotato di due nuove caratteristiche: abbiamo visto il capitalismo finanziario svilupparsi in proporzioni straordinarie, e questo ha dato luogo a pratiche speculative senza più alcun rapporto con l’economia reale; inoltre, il capitalismo si è completamente deterritorializzato. Fino alla fine del XX secolo esso era ancora legato al territorio, i profitti accumulati nella parte alta della piramide finivano per discendere verso la base e questo ha permesso, nell’epoca del fordismo, lo sviluppo delle classi medie nel mondo Occidentale. Oggi il capitalismo si sviluppa nell’orizzonte di un mercato planetario dove le multinazionali possono piazzare le loro attività secondo il solo criterio della massimizzazione dei loro profitti. Ciò si traduce nel fenomeno della delocalizzazione e nel mettere in concorrenza, i lavoratori europei con quelli sottopagati del terzo mondo» un processo che spiega, tra l’altro, perché le classi medie siano sempre più sull’orlo del declassamento. Ma gli zombi richiamati dai bokor non arrivano solamente dai fatidici anni Ottanta. Qualcuno risale, addirittura, all’agosto del 1971 quando, scrive De Benoist, «Richard Nixon decise di cessare di garantire la convertibilità in oro del dollaro il sistema monetario internazionale è totalmente squilibrato. È in tale contesto che nell’autunno del 2008 si è verificata la crisi dei "mutui subprime" che, partita dagli Stati Uniti, si è estesa rapidamente al mondo intero. Gli Stati, che erano già in deficit, si sono pesantemente indebitati per salvare le banche, le compagnie di assicurazione e i fondi di investimento che rischiavano di fallire. La crisi del debito privato si è così trasformata in crisi del debito pubblico». Un crisi che non ha risparmiato neppure il vecchio continente che si riteneva al sicuro sotto l’ombrello offerto dall’euro. Al contrario « L’avvento dell’euro ha aggravato le cose nella misura in cui la moneta unica, che avrebbe dovuto favorire la convergenza delle economie europee, ha aumentato le loro divaricazioni. Nei Paesi del Sud Europa l’indebitamento è diventato assolutamente insopportabile. Gli Stati credono di poterlo fronteggiare adottando misure di austerità e di rigore che finiscono per far pagare alle classi popolari i costi di una crisi della quale non hanno alcuna responsabilità. Ma tali misure si traducono in bassi salari, perdita del potere d’acquisto e nell’aggravarsi della disoccupazione, e intanto il deficit continua a crescere. Costretti a continuare a indebitarsi, gli Stati si ritrovano nella trappola dell’usura che li rende totalmente dipendenti dagli interessi finanziari privati». Per cercare di venirne fuori, si è arrivati a commissariare la democrazia, al punto che, a dettare l’agenda politica, non sono più i grandi ideali, i sentimenti dei cittadini, le preferenze degli elettori. No! A dare le coordinate, è lo spread, ovvero le banche. E, pur essendo, secondo lo scrittore Ezra Pound, i “politici i camerieri dei banchieri”, ad un certo punto, non fidandosi dei camerieri, i banchieri hanno deciso di sostituirli con i loro segretari. I bokor hanno, quindi, evocato gli zombi,  mandando al potere un’aristocrazia tecnocratica che ci impone di pagare e tacere. A ciò si aggiunga, il dramma di chi si trova affidato alle cure, non del medico, ma dell’untore che ha inoculato il virus all’origine di tutti i suoi mali. Come possiamo sperare di uscire dalla tempesta, se al timone di comando è stato imposto chi la tempesta non l’aveva, non solo, prevista, ma addirittura determinata? La sensazione è che i sacrifici che quotidianamente ci vengono, non chiesti, ma imposti, non siano finalizzati a restituirci il futuro, quanto, piuttosto, a farci pagare quel banchetto al quale non abbiamo preso parte. 

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mini il-quarto-stato_pellizza-da-volpedo_primo-maggioLa crisi economica, la recessione sempre più martellante, l’incapacità di iniziative valide a far ripartire l’economia devono costringere il nostro paese a fare una tardiva, ma legittima, riflessione su ciò che siamo in grado di fare, di produrre, di immettere in ingente quantità e qualità nei mercati. Da troppi anni ormai il primario non rientra più nei piani di sviluppo economico locali e nazionali. Ma proprio alla luce del momento poco favorevole, l’agricoltura dovrebbe essere considerata un settore di base da cui ripartire. L’ultimo vero comparto, almeno in questo territorio, dell’economia reale.

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mini manifesto_mangiardiBROGNATURO - « Non chiedere al tuo Paese cosa può fare per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese». Si apre con la celebre frase di John Fitzgerald Kennedy il programma della lista elettorale “Rinnovamento e crescita” guidata da Maria Carmela Mangiardi. Sotto il simbolo di «sette stelle che sovrastano tre cime montuose con sotto due mani che si stringono», la candidata, che contenderà a Pino Iennarella lo scettro di primo cittadino, si propone di conquistare le chiavi dell’amministrazione cittadina per mettere in cantiere uno strumento programmatico che, in virtù della «fase storica poco brillante», si basa «principalmente sui principi del buonsenso e della responsabilità». Per tale ragione, si punta sulla promozione di « forme di democrazia partecipativa» destinate a diventare la «regola permanente di governo, al fine di gestire la spesa individuando le priorità di intervento sulla base delle reali esigenze». Più che un programma, quello redatto dai componenti di “Rinnovamento e crescita”, si propone di essere un «progetto aperto» che non « non rappresenti, l'ennesimo e scontato "libro dei sogni"». Alla luce della limitatezza delle risorse finanziare disponibili, il raggruppamento di Mangiardi intende seguire «un disegno progettuale che distingue e, tuttavia, tiene assieme, due dimensioni dell'azione di governo: da una parte quella impegnata sul versante del quotidiano, del futuro immediato, della manutenzione, della messa in sicurezza, della valorizzazione delle risorse esistenti; dall'altra quello dello sguardo ambizioso sul futuro più lontano, della progettazione che inaugura nuovi scenari, dell'agire strategico». Un percorso ambizioso, quindi, che mira ad ottenere risultati immediati, anche, attraverso l’individuazione delle risorse disponibile. Si punta, quindi, alla «produzione di energia da fonti rinnovabili (biomasse, acqua e impianti fotovoltaici). Si cercherà di operare, naturalmente, scelte strategiche che comprendono principalmente l'uso delle biomasse per la produzione di energia termica con ricadute sulla occupazione locale». Ruolo centrale viene assegnato, poi, alla valorizzazione del patrimonio boschivo attraverso «una nuova gestione che ne sappia esaltare le multifunzionalità, rilanciare una selvicoltura moderna e al passo delle mutate condizioni di mercato, dell'esigenza della collettività nella previsione del miglioramento del bosco esistente e del suo incremento» anche attraverso «l’assunzione di manodopera specializzata nel settore». Al fine di offrire sbocchi occupazionali, attraverso un uso sostenibile delle risorse ambientali, la squadra di Mangiardi «si occuperà anche della ricerca, sviluppo e controllo di risorse idriche per lo sfruttamento di acque minerali e produzioni di energie pulite». Per raggiungere «nuovi obiettivi» si punta, inoltre, all’«ottimizzazione del personale comunale», anche, attraverso la valorizzazione « dei lavoratori di Lpu ed Lsu, escludendo categoricamente qualsivoglia forma di mobilità, di trasferimento o di indebolimento di queste figure necessarie allo sviluppo del sistema organizzativo comunale». L’istituzione di «un ufficio per gli obiettivi strategici» sarà, invece, funzionale «all'individuazione di misure e linee di finanziamento nell'ottica dei quadri strategici comunitari, nazionali e regionali». Nei quindici punti enunciati in calce al programma si evidenzia, inoltre, la necessità di «diminuire le tasse»; incrementare «la raccolta differenziata dei rifiuti»; « approvare un nuovo regolamento cimiteriale ed avviare i lavori per la realizzazione del cimitero comunale»; redigere « il Piano strutturale comunale con la costruzione e d il completamento di nuove strade»; completare ed avviare « la casa albergo per anziani con l'immediato inserimento di unità lavorative e professionalità locali»; redigere « un progetto per la riqualificazione dell'abitato e la realizzazione del paese albergo»; creare «un ufficio relazioni con il pubblico che curi i rapporti e la comunicazione istituzionale a livello nazionale ed internazionale». Nel campo della cultura e dello spettacolo, in caso di successo, «l’amministrazione si preoccuperà – infine - di sottoporre la pianificazione degli eventi culturali presso la Regione Calabria e la Provincia».

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Domenica, 01 Aprile 2012 14:07

'Che fine ha fatto l'ospedale del futuro?'

mini manifesto_mirko_1_aprile_2012Di seguito il testo del manifesto affisso stanotte per le vie di Serra San Bruno:

Egr. sig. Sindaco

ci rivolgiamo di nuovo a Lei  per chiederLe chiarezza in merito alla precaria situazione in cui versa l’ospedale cittadino e per conoscere la posizione che la Sua maggioranza intende assumere al fine di difendere e rilanciare l'unico baluardo sanitario del nostro territorio. E’ chiaro a tutti che l’ospedale “San Bruno" e', ormai, avviato sulla strada di una progressiva chiusura, senza che alcun rappresentante politico del territorio abbia preso alcuna iniziativa. A sentire le promesse fatte da Lei e dalla Sua maggioranza in campagna elettorale, Serra San Bruno avrebbe dovuto avere un nosocomio d'avanguardia. A distanza di quasi un anno  vorremmo sapere che fine abbia fatto “L’ospedale del futuro”

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mini manifesto_La_SerraDi seguito il testo del manifesto (foto) affisso ieri sera per le vie di Serra San Bruno dal movimento politico-culturale "La Serra":

IMMOBILISMO ED INCAPACITA', DUE PAROLE PER RIASSUMERE IL FALLIMENTO DEL SINDACO ROSI

Ha vinto le elezioni promettendo 100 posti di lavoro, un ospedale futuristico, acqua potabile nelle nostre sorgenti, un efficiente raccolta differenziata ecc. ecc. Ed invece...ecco i risultati:

LAVORO: Non solo ha consapevolmente e spudoratamente mentito sulla reale possibilità di creare 100 posti di lavoro, ma non è riuscito nemmeno a farsi approvare dalla Regione Calabria il nuovo piano regolatore generale (Psc) mettendo così in ginocchio tutta l'economia serrese con imprese ed attività artigianali che chiudono lasciando a casa decine di padri di famiglia.

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Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova, Bruno Greco.

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