mini real_serra_newArriva alla quarta giornata di campionato la prima vittoria stagionale per il Real Serra del presidente Bruno Masciari. A farne le spese è stata la Joppolese, battuta in casa con un netto 5 a 0. Ottima prova della squadra guidata dall’allenatore-calciatore Nicola Fortebuono, che ha dato prova di essere in possesso di tutti gli elementi per fare un ottimo campionato e prendersi belle soddisfazioni. Rientro in porta per Carmine Franzè dopo 2 giornate di assenza per impegni personali. Il tecnico schiera la difesa a quattro  con Gamo (classe '94), Tripodi, Iozzo e Bertucci. A centrocampo De Giorgio, Fortebuono, De Caria G. e Carvelli. In attacco i due baby Tassone ('95) e Stingi ('93). 
 
Parte subito bene il Real Serra che spreca due occasioni nei primi dieci minuti con Stingi e Tassone. Al 15’, dopo una combinazione con De Caria, Fortebuono lascia partite un tiro dalla lunga distanza che sorprende il portiere e insacca all’angolino basso, per il momentaneo vantaggio del Real Serra. Al 23’ è ancora Fortebuono a ripetersi direttamente su calcio piazzato, per il 2 a 0. Intorno alla mezzora, ottima combinazione a centrocampo tra Fortebuono e De Caria, con quest'ultimo che consente a Carvelli di trovarsi a tu per tu con il portiere: il giocatore non sbaglia e sigla il momentaneo 3 a 0. Il primo tempo si chiude sul 4 a 0 con il goal di De Giorgio al 40’ ed un Real Serra che sembra trasformato rispetto alle precedenti partite. Nel secondo tempo sono ancora gli ospiti a fare la partita con il portiere Franzè che fa da spettatore. C’ è spazio per i giovani Dominelli, Pisani e Amato. All' 87’, dopo un errore del portiere locale, va a segno Tassone, che chiude la partita sul 5 a 0. 
 
Soddisfazione viene espressa dal dg De Caria: «Siamo molto soddisfatti dei nostri ragazzi sia per quello che hanno dimostrato sul piano tecnico-tattico ma soprattutto sul piano caratteriale. era C'era grande voglia di riscatto dopo le due sconfitte consecutive. Purtroppo è stato un inizio di campionato sfortunato caratterizzato da infortuni e squalifiche. Siamo consapevoli del fatto che con la rosa al completo è tutta un'altra storia». Domenica torneranno a disposizione di mister Fortebuono due calciatori chiave come Capone e Politi e notizie potrebbero giungere anche per quanto riguarda gli infortuni di Maida e Zaffino. «Sono molto soddisfatto della prova del nuovo acquisto Carmine Iozzo - ha aggiunto De Caria - che ha dato più ordine al reparto difensivo con Gregorio De Caria che è tornato a centrocampo dopo 2 giornate di sacrificio per la squadra. Ci tengo a ringraziare la Joppolese per la cortesia e la gentilezza dimostrataci». Martedi di nuovo in campo per l'allenamento ed, in casa Real Serra, si pensa già all’importante gara di domenica contro l’ASD Hierax. 
 
Questi gli altri risultati della domenica:
4^ Giornata di Campionato Seconda Categoria Calabria - Gir. "F" 
 
Sab. 02/11/2013 Mammola - Real Spilinga 1 - 1
Sab. 02/11/2013 Hierax - Vigor Sant Onofrio 2 - 1
Dom 03/11/2013 San Costantino Cal. - Nicotera 1 - 0
Dom 03/11/2013 Rombiolese - Grotteria Calcio 2 - 0
Dom 03/11/2013 Joppolese - ASD Real Serra 0 - 5
Dom 03/11/2013 Allarese - Galatro 2 - 1
Pubblicato in SPORT
Venerdì, 29 Marzo 2013 15:16

Sergio Di Giorgio: la zampogna come mamma

mini una cosa a treRacconta Peppe Ranieri detto “Lu Pulici”, allievo di Bruno Tassone maestro costruttore di zampogne da Serra San Bruno, e a sua volta maestro, o meglio uno dei maestri di zampogna di Sergio Di Giorgio, che il giorno in cui impalmò la sua Clara, con un occhio guardava il prete che celebrava il sacro uffizio e con un altro guardava fuori verso i suoi amici “zampognari” che intanto proprio fuori dalla Chiesa di Briatico accordavano gli strumenti preparandosi alla festa. “La zampogna è la Mamma”, risponde alla mia “giornalistica” domanda “Cos’è la zampogna?”. Di Giorgio comincia il suo percorso artistico e scientifico nella musica, nella ricerca e nello studio della tradizione musicale popolare fondando assieme a Francesco Forgione, Goffredo Plastino, Ettore Castagna il gruppo musicale “Re Niliu”, gruppo al quale  si aggiunsero da subito Danilo Gatto e Salvatore Megna (“The Voice” della canzone calabrese) e altri nel corso dei vent’anni circa di storia. Mimmo Vazzana, Diego Pizzimenti, Mimmo Mellace, Claudio Messineo.

Pubblicato in LO STORTO

mini acqua_pubblicaRiceviamo e pubblichiamo:

Nei giorni scorsi, durante una seduta del Consiglio comunale a San Giorgio Morgeto (RC), è stato presentato un progetto per la “costruzione di un'infrastruttura volta a ottimizzare le fasi di adduzione e distribuzione dell'acqua potabile nel territorio comunale mediante applicazione di tecnologie di gestione remotizzata di telecontrollo e tele lettura, attività di ricerca e riparazione perdite idriche e servizi integrati post-contatore”. Il progetto prevede la sostituzione dei vecchi contatori domestici, nonché il monitoraggio della rete idrica, con la rilevazione delle perdite e degli allacci abusivi, tutto senza rischi e costi per l’amministrazione comunale grazie al meccanismo del project financing.

Una vera fortuna per San Giorgio Morgeto quindi, secondo i proponenti del progetto, ossia la catanese Compunet srl, una società operante nel campo della telematica e nel trattamento dati (ma di cui non siamo riusciti a trovare un sito internet), e la Holley Intl, divisione italiana di una multinazionale cinese con sede legale a Roma e sede operativa a Taurianova.

Un pericolo per l’acqua pubblica e per i cittadini di San Giorgio Morgeto, secondo la nostra opinione.

Il project financing prevede che un’opera, in questo caso il nuovo sistema di lettura dei consumi idrici e il monitoraggio della rete, venga progettata e realizzata da un privato, che poi trarrà i suoi profitti dalla gestione dell’opera stessa: si tratta quindi di una vera e propria privatizzazione del servizio idrico, contro la volontà popolare e contro i referendum del 2011.

Oltre alla fatturazione trimestrale ai cittadini, e la “gestione dei rapporti con l'utenza limitatamente alle attività di controllo della morosità (attacco/stacco)”, quello che ci preoccupa, e che rappresenterebbe l’ennesima mucca da mungere, è la riparazione delle perdite, che diventerebbe esclusivo appannaggio del proponente del progetto: un vero business se si considerano le condizioni medie delle reti idriche dei comuni calabresi.

Crediamo che un’amministrazione comunale come quella di San Giorgio Morgeto, che a settembre dello scorso anno aderiva all’unanimità alla nostra campagna contro le tariffe Sorical, debba prestare la stessa attenzione e dimostrare la stessa sensibilità nei confronti di questa nostra preoccupazione. Riteniamo comunque necessario informare la cittadinanza di San Giorgio Morgeto delle conseguenze che possono scaturire da un’eventuale approvazione di questo progetto: per questo, e anche per promuovere la legge di iniziativa popolare “ABC Calabria”, saremo in piazza il prossimo 17 marzo. Riteniamo allo stesso tempo fondamentale che tutti i cittadini, e i loro rappresentanti istituzionali, prestino attenzione a proposte di questo tipo, per evitare che nel silenzio si possano compiere scelte che danneggerebbero solo la popolazione.

Coordinamento calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

Pubblicato in POLITICA

mini traduemariTra due mari: una striscia di terra di nome Calabria. Una regione dalla quale attraverso i numerosissimi balconi montani si può godere dell’aria buona contemplando il mare, o viceversa, dai davanzali costieri, si può assaporare la montagna, impellente desiderio mentre il corpo si nutre a dismisura del Sole più bello d’Italia. Tra due mari è una grandissima opera letteraria di Carmine Abate, con la quale è stata tracciata la storia di un uomo, Giorgio Bellusci natio di Roccalba, che come tanti altri romantici ha speso tutte le forze per farsi una vita in Calabria, la sua terra, caro scrigno di sogni e di affetti. Fiero narratore delle peripezie di questo grande uomo é il nipote Florian.

Giorgio Bellusci è bambino indomito e adulto determinato. All’età di 22 anni abbandona la propria casa per raggiungere l’amore della sua vita, Patrizia, una ragazza barese conosciuta qualche estate prima a Camigliatello, dove il Bellusci soleva soggiornare coi propri bovini durante il periodo della transumanza.

Ci troviamo nel secondo dopoguerra. In estate, durante il viaggio in direzione di Bari, a Giorgio Bellusci succede un fatto inaspettato, e che per certi versi della bella Calabria ne definisce ulteriori e per niente elogiabili sfaccettature: così, giunto nella piana di Sibari, mentre dà sfogo alle proprie abluzioni corporee, Giorgio Bellusci sente il motore acceso della sua vespa. Dei furfanti gliel’avevano rubata.

Tornare indietro non è da lui. Aveva fatto una scelta e avrebbe continuato per la strada intrapresa. E poi non sarebbe stato facile affrontare le persone di Roccalba. Si sa come vanno le cose in un piccolo paese: tutti gli avrebbero dato addosso, accusandolo di codardia per non essere riuscito nel suo intento. Della famiglia gli importava poco, perché egli stesso sosteneva che non riuscivano a capirlo. L’unico suo rimpianto era il Fondaco del Fico, il fondo di famiglia dove una volta sorgeva la vecchia locanda appartenuta al padre, al nonno e al bisnonno, e che fu dimora per una notte anche di Jadin e Dumas, i quali in quella locanda ci lasciarono un disegno della famiglia Bellusci e un diario che riportava alcuni appunti di viaggio.

Senza un mezzo per poter proseguire, Giorgio Bellusci si accascia per riposarsi e si risveglia con accanto un cane randagio che gli farà da compagno e che battezzerà col nome di Milord (che non a caso, fu anche il nome del cane di Jadin e Dumas durante il loro soggiorno calabrese). In preda all’ira per il fatto di non trovare più la giusta strada, il Bellusci si mette a correre come un matto e quasi rischia la vita quando un’auto, dopo una brusca frenata, gli si ferma davanti. Alla guida c’è Hans Heumann, un famoso fotografo tedesco giunto in Calabria «in cerca di luce».

I due fanno subito amicizia e Hans Heumann promette di portare Giorgio Bellusci a Bari se lo stesso gli avesse prima fatto da guida durante la ricerca di soggetti da fotografare. E dopo che l’affascinante quanto suggestiva Calabria fu impressionata sulle famose pellicole del fotografo tedesco, con l’arrivo delle prime piogge la promessa fu mantenuta: giunto il mese di settembre, intenzionato a ripartire per Amburgo, Heumann accompagna il suo nuovo amico prima a Bari dalla sua bella Patrizia e poi a Roccalba, dove alla vista del Fodaco del Fico rinasce nel Bellusci la voglia di ricostruire la vecchia locanda di famiglia. Voglia mossa da quel pressante pensiero che pure nel sonno lo assillava. L’immensa luce che emanava Giorgio Bellusci nell’esprimere quel desiderio non sfuggì all’occhio attento del bravo fotografo, il quale non perse tempo per scattare l’ultima foto del suo tour calabrese.

Comincia così la grande amicizia dell’allevatore e dell’artista, unione che sarà in futuro rafforzata dal loro rapporto di parentela: il narratore, cioè Florian (che di cognome fa Heumann) sarà infatti il frutto dell’unione tra il figlio di Hans e la figlia di Giorgio. 

A Roccalba va a viverci anche Patrizia per amore del Bellusci, il quale oramai non può fare più a meno del Fondaco del Fico.

La determinazione dell’uomo risulta sempre fondamentale e il determinato Bellusci passa così dal sogno alla realtà quando incarica il «migliore ingegnere della zona» a realizzare il progetto per i lavori del Fondaco del Fico.

Un giorno però, Giorgio Bellusci riceve un’inaspettata visita presso la propria macelleria all’orario di chiusura. Un giovane ben vestito scende da un’auto, si dirige verso di lui e lo saluta con fare altero: «Buongiorno capo. Come và?». Lo stesso, incitando il Bellusci a progredire sempre nella sua attività continua nel dirgli: «Avrete la nostra benedizione, la nostra protezione. Pagherete una piccola percentuale l’ultima domenica di ogni mese. Passo io a ritirare la pila. Non dovete preoccuparvi di nulla». Al ché, il primo istinto di Giorgio Bellusci lo porta a minacciare l’avventore col suo coltellaccio da macellaio.

Comincia da questo momento una storia nella storia. Carmine Abate, attraverso la voce narrante di Florian Heumann, ci descrive il Fondaco del Fico non più come espediente per la realizzazione di un sogno, bensì come giusta causa per sconfiggere un incubo rappresentato dalla malavita.

Giorgio Bellusci subisce così diversi attentati, dimostrandosi completamente sordo alle richieste fattegli dai mafiosi. In primo luogo i malavitosi appiccheranno fuoco alla porta della macelleria e la reazione del Bellusci sarà quella di non preoccuparsene perché a suo dire era troppo vecchia e in ogni caso andava cambiata. Dopo gli taglieranno le viti e, con immenso autocontrollo il Bellusci dirà: «Meglio, così ho meno da lavorare». In ultimo, i mandriani lo informeranno di aver trovato 2 cani e 10 pecore sgozzate, che tempestivamente verranno esposte nella macelleria a basso mercato e subito vendute grazie alla solidarietà dimostrata dagli abitanti di Roccalba.

Ma la pazienza ha un limite. Nonostante il Bellusci abbia voluto dimostrare a tutti che si deve agire come se la ’Ndrangheta non esistesse, nel momento in cui l’esattore malavitoso si ripresenta nuovamente per riscuotere "il pizzo", lo infilza al collo con un gancio da macellaio e lo appende in bella mostra all’interno della macelleria.

Finisco col dire che, giunti a questo punto, ogni altra parola spesa a riguardo sarebbe un inutile tassello messo a completamento della sublime narrazione di Carmine Abate, che qui mi risparmio di aggiungere per lasciarvi l’occasione di gustare un libro straordinario che vi coinvolgerà totalmente.       

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mini Nucera-GiovanniLa "zona grigia" di cui ha parlato oggi il procuratore capo Giuseppe Pignatone, commentando gli arresti di Reggio, emerge costantemente dalle inchieste della magistratura che svelano risvolti sempre più sconcertanti sui rapporti tra 'ndrangheta e politica. Anche se non il più grave, sicuramente l'episodio che stupisce di più dell'operazione "Alta tensione" è quello riguardante il consigliere regionale del Pdl Gianni Nucera (foto). Tra i 7 arrestati, tutti presunti appartenenti alle cosche Caridi-Borghetto-Zindato, c'è anche un consigliere comunale del Pdl, Giovanni Plutino, ex assessore, alla terza consiliatura, che è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto sarebbe il referente politico della cosca. Secondo gli inquirenti, Nucera sarebbe stato avvicinato da Plutino e Domenico Condemi con lo scopo di ottenere favori per le famiglie che controllano i quartieri reggini di San Giorgio Extra, Modena e Ciccarello. IUl consigliere regionale avrebbe dovuto far rinnovare il contratto alla nipote di Eugenio Borghetto nella struttura del gruppo consiliare del Pdl, anzi avrebbe dovuto inserirla nella sua struttura speciale dandole un incarico "più duraturo e remunerativo", ma al suo rifiuto ci fu una reazione piuttosto inquietante: gli fu lasciata sul cofano della macchina una tanica piena di benzina con un panno inserito come miccia. Nucera, impaurito, denunciò. La responsabilità di Plutino nel costituire il punto di riferimento della cosca nelle istituzioni, viene messa nero su bianco dai magistrati reggini, che scrivono che il consigliere comunale del Pdl a palazzo San Giorgio "forniva un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo alla stessa (cosca Caridi, ndr) come referente politico del sodalizio, destinatario delle preferenze elettorali ricevute sia dagli affiliati, sia da parte di terzi ma raccolti in suo favore dagli esponenti della cosca nel corso di varie consultazioni elettorali, con particolare riferimento a quelle per l'elezione del consiglio comunale di Reggio Calabria del maggio 2011, anche mediante sistemi di alterazione della libera competizione elettorale e di controllo della libertà di voto".   

Pubblicato in CRONACA

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