mini gdfRivelazioni shock di un collaboratore di giustizia: la cosca Pesce di Rosarno era in grado di farsi spedire 3-400 chili tra eroina e cocaina ogni settimana; la droga, secondo le dichiarazioni del pentito, transitava dal porto di Gioia Tauro grazie anche alla collaborazione di alcuni finanzieri compiacenti. A dichiararlo e' stato il collaboratore di giustizia Salvatore Facchinetti, ex affiliato alla cosca rosarnese, che ieri e' stato sentito in videoconferenza nel processo ai presunti affiliati al clan che si sta svolgendo davanti ai giudici del tribunale di Palmi.

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mini gdpRiceviamo e pubblichiamo:

"Politica delle Serre, intervieni! Per salvare l'Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno occorre una richiesta di accorpamento dei Comuni di Serra San Bruno, Spadola, Simbario, Brognaturo, Fabrizia, Vallelonga, San Nicola da Crissa, Nardodipace entro 60 giorni (12 marzo 2012) A nulla sono valse le iniziative dell'Avvocatura delle Serre. Entro il 12 Marzo 2012 la domanda di giustizia di ogni cittadino delle Serre, sarà cancellata da una logica proveniente dall'alto, da Roma che concepisce la gestione della giustizia una mera questione numerica. E' stato cancellato il diritto del popolo delle Serre a poter esercitare la domanda di giustizia a Serra San Bruno, in quel territorio dove una volta esisteva la Pretura. Un territorio quello delle Serre che continua ad essere violato dall'alto da quei poteri forti che cercano di coprire le falle con un taglio di giustizia che vuol dire risparmio della spesa di giustizia. Come il passo del gambero. Quella che per questo territorio desolato si presenta da sempre come una crisi permanente ora si traduce nella cancellazione dei diritti fondamentali delle popolazione delle Serre. Non abbiamo diritto più ad un Ospedale efficiente ed efficace, non abbiamo diritto più ad aver accesso alla giustizia nel nostro territorio. Ci sopprimono l'Ufficio del Giudice di Pace di Serra. Abbiamo perso la Pretura, l'Ospadale “San Bruno”, il Consultorio familiare ed ora anche il Giudice di Pace di Serra San Bruno. Questa terribile notizia ci è stata comunicata da un disegno governativo perverso, da uno schema che da tempo 60 giorni per esercitare una sorta di “riscatto” dell'Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno. Proprio come si riscatta una casa popolare. Ma ora più che mai il futuro della sete di giustizia dipende dalla politica delle Serre. Da quella politica che ci ha appassionato, che ci ha fatto sognare, che eletta democraticamente dal popolo ci rappresenta tutti indistintamente ed ascolta quello che il popolo delle Serre gli chiede. Serve ciò che chiamerei “accorpamento su richiesta” dei Comuni di Serra San Bruno, Spadola, Simbario, Brognaturo, Fabrizia, Vallelonga, San Nicola da Crissa, Nardodipace. Se la politica dei precitati Comuni non eserciterà una richiesta di mantenimento dell'Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno allora vorrà dire che avranno voluto davvero la chiusura. Non è la questione del destino dell'Ospedale “San Bruno” che i diversi orientamenti politici parlano di rilancio o di chiusura. Qui c'è poco da fare, il nostro Ufficio del Giudice di Pace è soppresso e tale soppressione diventerà definitiva se entro il 12 marzo 2012, gli enti locali precitati, anche consorziati tra loro, non richiederanno il mantenimento, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi. In tali ipotesi dovrà essere messo a disposizione dagli enti locali anche il personale amministrativo necessario alla gestione dell’ufficio e rimarrà a carico dell’amministrazione giudiziaria unicamente la determinazione dell’organico del personale di magistratura onoraria entro i limiti della dotazione nazionale complessiva nonché la formazione del personale amministrativo. Entro i successivi dodici mesi il Ministro della giustizia, dovrà apportare con decreto ministeriale le conseguenti modifiche alle più volte menzionate tabelle. Il Ministro potrà e dovrà in tale sede, valutare esclusivamente la rispondenza delle richieste pervenute ai criteri previsti dalla normativa, ovvero se esiste la disponibilità da parte degli enti locali a farsi carico degli oneri relativi all’istituzione ed al funzionamento dei nuovi uffici. Si dice che la reazione di ogni individuo ad alzarsi si verifica quando si raggiunge il fondo e nel caso del Giudice di Pace di Serra San Bruno questo fondo è stato toccato. Allora serve l'intervento della politica delle Serre per evitare di veder cancellato una delle poche tracce di democrazia di questo martoriato territorio".

Avv. Vincenzo Albanese

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mini 2011-01-17_codaconsRiceviamo e pubblichiamo

SERRA SAN BRUNO - Constatiamo con preoccupazione che sul sito del Ministero della Giustizia è stato pubblicato lo schema di Decreto Legislativo recante “Revisione delle circoscrizioni giudiziarie - Uffici dei Giudici di Pace (…)”. Secondo tale Decreto l’Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno verrebbe soppresso per essere accorpato a quello di Vibo Valentia. Ancora una volta assistiamo impotenti al depauperamento del territorio serrese con la spoliazione di servizi essenziali per l’intera comunità. Questa volta, tocca all’unico presidio di giustizia rimasto sull’intera zona dopo la soppressione delle preture e la mancata istituzione della sezione staccata di Tribunale. La cosa appare di inaudita gravità e sconcertante superficialità, specie laddove nella relazione esplicativa del Provvedimento si legge che la metodologia adottata dal legislatore per decretare la soppressione dell’Ufficio si è basata su “un’analisi statistica multivariata”. Come nella Sanità, anche nel comparto Giustizia, la statistica ha prevalso sui bisogni concreti dei cittadini, una logica numerica, sterile, insignificante, irritante, ha decretato che i consumatori, gli utenti, i cittadini e gli addetti ai lavori dovranno farsi carico di maggiori spese ed indicibili disagi per l’accesso alla giustizia. Infatti, nessun riferimento fa la relazione esplicativa, alla circostanza che migliaia di utenti dovranno percorrere le vere e proprie mulattiere che conducono al capoluogo di provincia per poter solo avere un’informazione in cancelleria o per rendere una testimonianza o per un generico accesso alla giustizia che in Italia è amministrata in nome del popolo. Popolo che, in nome di tagli indiscriminati passa in secondo piano attraverso la negazione e la palese violazione dei principi costituzionali più basilari. Non è servita la lezione del passato, allorquando con l’abolizione delle Preture, si paventava un netto miglioramento del sistema giustizia, miglioramento che, non solo non c’è stato, ma che si è tramutato in un continuo collasso del sistema che è sotto gli occhi di tutti, basta infatti verificare la durata di un processo civile per accorgersi che la soluzione del problema non può essere rappresentata da tagli indiscriminati a discapito dei cittadini. Infatti, i problemi si sono moltiplicati e così pure le spese per lo Stato e i cittadini sono stati quasi del tutto privati del diritto di accedere all’amministrazione della giustizia. Un tale accorpamento e accentramento di servizi nel capoluogo di provincia può essere razionale solo in un territorio ricco di infrastrutture viarie, trasporti pubblici efficienti e tecnologie avanzate per la gestione informatica dei processi e delle informazioni di cancelleria. Il territorio vibonese non spicca certo per tali peculiarità, pertanto è illogico dare retta ai numeri, ma è necessario calarsi nei bisogni reali, adottando strategie consone alla conoscenza del territorio e non legate allo studio di statistiche dietro una comoda scrivania. A norma del Decreto in oggetto la stessa sorte avranno tutti gli Uffici diversi da quello ubicato nel capoluogo. Uno spiraglio di speranza è rappresentato dal fatto che, i Comuni in cui ha sede l’Ufficio possono, anche consorziandosi tra di loro, dichiarare la volontà di mantenere il presidio di giustizia, facendosi però carico delle spese di funzionamento. Auspichiamo, comunque, un intervento forte e deciso della politica che possa determinare una diversa distribuzione degli uffici e una revisione delle circoscrizioni giudiziarie meglio aderente alla realtà dei fatti e meno ingessata e condizionata dalla sterilità dei numeri. Il Codacons è pronto a dare voce alle proteste dei cittadini e a scendere in campo insieme agli addetti ai lavori del comparto giustizia che sono stanchi di subire il peso della burocrazia. Rimarremo, pertanto, vigili sull’evolversi della situazione ed invitiamo i politici del territorio ad adoperarsi fattivamente nelle rispettive Sedi istituzionali.

Dott. Antonio Damiano Carnovale - Resp. Zona Serre Vibonesi -

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mini ministero_giustizia_adn--400x300E' stato pubblicato stamattina, sul sito del Ministero della Giustizia, lo schema di decreto legislativo che prevede la soppressione di 674 uffici del Giudice di Pace in Italia, e tra questi c'è anche quello di Serra San Bruno. Già da tempo era stata paventata la soppressione e si erano mobilitati diversi addetti ai lavori, avvocati soprattutto, per valutare le possibili azioni mirate a contrastare un provvedimento che di certo produrrebbe ulteriori disagi ai cittadini delle Serre, che già assistono impotenti alla spoliazioni di servizio essenziali venuti a mancare sul territorio. Per evitare la chiusura dell'ufficio in questione sarebbe necessario che i comuni interessati si accollassero le spese del mantenimento del servizio, o singolaremente o in consorzio, ma ciò dovrebbe avvenire entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto definitivo dopo il passaggio in Parlamento. Sulla paventata soppressione sono intervenuti subito i consiglieri regionali Nazzareno Salerno (Pdl) e Bruno Censore (Pd) e il consigliere comunale serrese Rosanna Federico (Pd).

 

“La notizia della soppressione di 674 Uffici del Giudice di Pace in Italia e, di riflesso, della chiusura di un considerevole numero di Uffici anche in Calabria - ha dichiarato Salerno - desta preoccupazione, soprattutto perché i provvedimenti che possono prendere gli enti locali per evitare la concretizzazione di questo scenario non sono affatto facili da realizzare, specie in un momento in cui le disponibilità finanziarie sono estremamente limitate. Che si andasse verso questa direzione era noto e l’ulteriore conferma arrivata testimonia che le esigenze di razionalizzazione sono talmente stringenti da non poter essere sempre sopportate. Nel caso di Serra San Bruno - prosegue l'esponente del Pdl - e degli altri paesi che si vengono a trovare in situazioni simili il pericolo si riversa su più fronti visto che i centri montani, già costretti a convivere con disagi determinati dalla posizione geografica e dalle carenze infrastrutturali, vengono ancora una volta sottoposti alla cancellazione dei servizi e a privazioni non secondarie. È evidente che le conseguenze sono rilevanti pure sul piano economico e sociale. Già nei mesi passati, le categorie interessate, unitamente ad alcuni Comuni, si erano mosse per individuare le vie percorribili. In quell’occasione – vale a dire durante l’incontro tenutosi presso la sede degli Uffici del Giudice di Pace all’interno della Comunità montana delle Serre -  avevo colto il rischio a cui si andava incontro e, riferendo le informazioni che avevo acquisito grazie all’impegno di alcuni parlamentari del Pdl, avevo auspicato una convinta sinergia per prendere le necessarie contromisure. Considerata l’emergenza e la ristrettezza dei tempi, è indispensabile - è la conclusione del presidente della Commissione Sanità - uno straordinario senso di responsabilità di tutti i Comuni interessati anche se accollarsi tutti i costi non rappresenta un’impresa agevole. Ma adesso è  essenziale garantire la persistenza e la continuità degli Uffici affrontando a viso aperto un problema terribilmente reale”.

Censore dal canto suo ha fatto sapere che lunedì in Consiglio regionale presenterà un ordine del giorno per impegnare la Giunta regionale ad intervenire presso il Governo e il Ministero della Giustizia per scongiurare la cancellazione di numerosi uffici del Giudice di Pace. L'esponente del Pd si dice contrario all’ipotesi di cancellazione annunciata dal ridimensionamento di tutti gli uffici giudiziari delle sezioni distaccate e previsto dal precedente Governo Berlusconi e portato avanti dall’attuale, che cagionerebbe, solo nella provincia di Vibo Valentia, la soppressione di sei uffici: Nicotera, Arena, Mileto, Pizzo, Serra San Bruno e Soriano Calabro. "La revisione della geografia giudiziaria che, anche in Calabria, comporterà la chiusura di numerosissimi uffici di Giudice di pace si va ad aggiungere ad una lunga serie di altre spoliazioni di uffici e servizi pubblici che continuano a depauperare i territori periferici e più deboli. Per quanto mi riguarda - ha commentato Censore - sono fermamente contrario alla chiusura anche del più piccolo presidio di Giustizia presente sul territorio, per questo auspico che, lunedì prossimo, l’intero Consiglio regionale faccia suo l’ordine del giorno per manifestare contrarietà nei confronti di un provvedimento che risponde soltanto a logiche ragionieristiche e che comporterebbe l’ulteriore allontanamento della giustizia nei confronti del cittadino calabrese».  

"In un momento in cui ci si lamenta circa i tempi della giustizia italiana - ha dichiarato il consigliere comunale Rosanna Federico - è stato pubblicato sul sito del Ministero della Giustizia lo schema di decreto legislativo recante la revisione delle circoscrizioni giudiziarie che dispone, all’art. 1, la riduzione degli uffici dei Giudici di Pace. Come già accaduto in tema di sanità, ancora una volta, il nostro territorio si vede costretto a difendersi contro un piano di tagli lineari ed indiscriminati portato avanti dai recenti governi nazionali e regionali che, senza tener conto delle peculiarità di ogni zona, hanno operato e continuano ad operare in maniera ragionieristica e sommaria. Appare infatti, tra gli uffici da sopprimere, anche quello del Giudice di Pace di Serra San Bruno che per anni ha svolto con efficienza e serietà le proprie funzioni rispondendo in tempi rapidi alla domanda di giustizia da parte dei cittadini. Il previsto accorpamento all’Ufficio di Vibo Valentia, oltre a creare disagi ai dipendenti e agli operatori del settore, determinerebbe soprattutto per i cittadini un notevole aggravio dei tempi e dei costi per ricevere giustizia. Questa volta però non ci si può nascondere dietro ostacoli insormontabili derivanti da scelte e decisioni altrui da subire passivamente. Il decreto, infatti, dà la possibilità ai comuni, singoli o consorziati, entro un termine di 60 giorni dalla pubblicazione, di richiedere il mantenimento degli Uffici competenti per i rispettivi territori mettendo chiaramente nelle mani delle singole amministrazioni il potere di salvaguardare i servizi essenziali per le proprie comunità. Si ritiene doveroso, quindi, anche a seguito degli impegni assunti in occasione  di un incontro tenutosi sul tema, che il Sindaco di Serra San Bruno, coinvolgendo eventualmente i Sindaci dei Comuni interessati, intraprenda, immediatamente e senza indugio, tutte quelle iniziative che si rendono necessarie, per poter mantenere l’Ufficio di giustizia territoriale e difendere, con esso, i diritti fondamentali della sua comunità che non può accettare di vedersi gradualmente spogliare di servizi ed uffici  indispensabili per la sua stessa sopravvivenza". 

      

 

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