Martedì, 16 Settembre 2014 10:15

Simbario, il Comune si distacca da Sorical

mini comune_simbarioSIMBARIO – Un passo indietro quale scelta di buon senso è quello che ha fatto l’amministrazione comunale di Simbario, dichiarando la volontà di non dipendere più da Sorical per la gestione del servizio idrico. Più che una dichiarazione, una dimostrazione fattiva, con cotanta richiesta formale (redatta dall’avvocato, nonché consigliere comunale Antonio Fazio) che nella giornata di oggi verrà inviata ai vertici della società che da 10 anni, oramai, gestisce l’incriminato invaso dell’Alaco. Si è tenuta ieri a partire dalle ore 19, presso la sala consiliare del comune di Simbario, una conferenza stampa per comunicare la risoluzione del contratto di servizio idrico. Secondo quanto riferito dal sindaco Ovidio Romano, l’amministrazione – grazie anche all’aiuto volontario dei cittadini – avrebbe recuperato le vecchie strutture di captazione dell’acqua dalle sorgenti, in modo da garantire ai simbariani l’autosufficienza idrica. Il legale Antonio Fazio ha redatto dunque una comunicazione di avvio del procedimento di distacco da Sorical, sia per motivi “qualitativi” che “quantitativi”. Per quanto riguarda il primo punto, tristemente noti sono oramai i fatti dell’inchiesta “Acqua sporca”, portati a galla da sodalizi spontanei di cittadini quali il Comitato Civico Pro Serre, l’associazione culturale “Il Brigante” e la scrivente redazione, che nel maggio del 2012 ha condotto i Carabinieri del Nas di Catanzaro, sotto provvedimento di sequestro emesso dalla Procura, a sequestrare l'invaso artificiale dell'Alaco per carenze igienico-strutturali. Da un punto di vista meramente quantitativo, come ha spiegato il legale Fazio, il contratto di gestione del servizio sarebbe viziato dal non rispetto delle tariffe previste dal Cipe. Infatti, la cifra prevista dal contratto di gestione Sorical, di euro 0,33 per m3, sarebbe nettamente superiore a quella prevista dalla legge, che si ferma alla soglia di euro 0,25 per m3. Queste due motivazioni dovrebbero essere più che sufficienti per ottenere senza problemi la risoluzione del contratto, che di fatto dovrebbe essere comunicata 6 mesi prima della scadenza annuale (ovvero il 30 giugno) per ovviare al rinnovo tacito dello stesso. Dunque, alla già non potabilità dell’acqua proveniente da un invaso mai bonificato, si aggiunge la speculazione finanziaria della società di gestione, che da anni vende ai comuni (circa 80) acqua non potabile e a prezzi nettamente superiori a quelli previsti dalla legge. Per il tramite di Esilab, il comune di Simbario ha già effettuato una prima verifica di potabilità dell’acqua delle proprie sorgenti, ottenendo un riscontro positivo. In più, è già stato disposto un secondo esame delle acque che verrà effettuato nei prossimi giorni.

 

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mini diga-alacoLa Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha disposto la chiusura delle indagini nei confronti di trentasei persone, coinvolte a vario titolo nell'operazione che ha portato, nel maggio del 2012, al sequestro dell'invaso dell'Alaco, situato a cavallo tra le province di Vibo Valentia e Catanzaro. Nei loro confronti gravano le accuse di avvelenamento colposo di acque, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, omissione in atti d'ufficio e interruzione di un servizio di pubblica utilità.
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mini lago_Alaco_sponda_sud-ovest_2Asp, Arpacal, Sorical. Azienda sanitaria provinciale, Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, Società delle risorse idriche calabresi. Tre enti distinti, con competenze, obblighi e prerogative diverse, ma legati da un filo che si intreccia e, in alcuni casi, genera matasse difficili da dipanare. Uno di questi casi, divenuto tristemente noto, è quello dell'invaso artificiale dell'Alaco, situato sul monte Lacina, a pochi chilometri da Serra San Bruno, al confine tra le province di Vibo Valentia e Catanzaro. La posizione del bacino, che dovrebbe fornire acqua “potabile” a una vasta fascia di popolazione della Calabria centro-meridionale, è strategica.

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Sabato, 24 Agosto 2013 13:53

Alaco: il peccato originale

mini lacinaalberi_optÈ tutto lì il peccato originale, la causa che più di altre potrebbe aver  pregiudicato la funzionalità di un'infrastruttura costosissima su cui sia la  Regione Calabria che i privati della multinazionale Veolia avevano investito molto. Ci sono voluti 50 anni; dai 15 miliardi di lire da cui si era partiti il costo dell'opera è lievitato fino a circa 165 miliardi; Sorical dice di averci messo «pochi soldi e molta intelligenza», eppure il problema principale si intuisce subito, al primo sguardo. Prima dei sequestri, delle risultanze investigative, delle relazioni tecniche degli esperti, delle testimonianze inquietanti, degli scenari  torbidi, prima delle mille contraddizioni che negli anni si sono disperse in tanti rivoli, annacquate da spericolate dichiarazioni rassicuranti, insomma prima di tutto il clamore scoppiato attorno al caso Alaco, c'era già una circostanza che andava chiarita, su cui valeva la pena indagare da subito.
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mini comitato_pro_serre

Nella mattinata di oggi, una delegazione del Comitato civico Pro - Serre, guidata dal presidente Salvatore Albanese, è stata ricevuta in Prefettura dal capo dell' Utg di Vibo, Michele Di Bari, per avere delucidazioni sulla non potabilità dell'acqua e su quali potrebbero essere le misure da attuare da qui a breve per risolvere il problema e, soprattutto, per venire incontro alle esigenze di circa 400mila calabresi, sgomenti e confusi a seguito del susseguirsi di ordinanze da parte delle amministrazioni locali.

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mini nondatecelaabere'Non datecela a bere'. Sarà questo lo slogan dell' incontro - dibattito sull' invaso dell'Alaco, organizzato dal movimento 'Facciamo rumore', che si terrà nel pomeriggio di oggi, alle 17 e 30, nella sede della Fondazione Federica per la Vita Onlus in via del Pescatore a Bivona. Nonostante sia stato posto sotto sequestro, infatti, 'ancora oggi l' Alaco rifornisce le abitazioni del territorio del Vibonese'. Tra 'disinformazione' e 'leggende', dunque, verrà trattato - con chi ha fatto luce ed ha aperto la strada dell' inchiesta - il tema del bacino situato a cavallo tra le provincie di Vibo Valentia e Catanzaro. Interverranno il giornalista de 'Il Vizzarro', Sergio Pelaia, il componente dell' associazione culturale 'Il Brigante', Sergio Gambino, la giornalista e curatrice dell' inchiesta andata in onda su 'Crash', Giulia Zanfino, il presidente del Comitato civico Pro - Serre, Salvatore Albanese ed il presidente provinciale del Codacons, Claudio Cricenti.

 

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mini diga-alacoConvalidato il sequestro dell'invaso dell'Alaco. Il giudice per le indagini preliminari, Gabriella Lupoli, ha confermato il provvedimento della Procura vibonese che ha riguardato l'impianto che si trova sul monte Lacina e altri 57 siti ad esso collegati. Il sequestro preventivo, scattato il 17 maggio scorso, era arrivato con l'inchiesta condotta dal pm Michele Sirgiovanni e sulla scorta delle indagini dei carabinieri del Nas di Catanzaro e del Comando provinciale del Corpo forestale dello Stato. 26 le persone indagate, alcune per avvelenamento colposo di acque, tra dirigenti, funzionari e tecnici Sorical, Asp e Arpacal, e alcuni sindaci. L'impianto investigativo ha dunque retto

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mini diga-alacoI Carabinieri del Nas di Catanzaro hanno sequestrato l'invaso artificiale dell'Alaco, situato sul monte Lacina al confine tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia. Sequestrato anche l'impianto di potabilizzazione collegato all'invaso, insieme ai 57 apparati idrici (serbatoi, sorgenti, pozzi, partitori) tutti facenti parte dello schema dell'acquedotto dell'Alaco, dislocati su tutto il territorio delle due province.

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