mini 20130318 006Riceviamo e pubblichiamo:

Si è svolto oggi un incontro presso il Ministero del lavoro sulla questione dei lavoratori Lsu/Lpu della Calabria. All'incontro, richiesto dagli on. Aiello, Bruno Bossio, Censore, Battaglia hanno partecipato il ministro Giovannini, la sottosegretaria Santelli, la segretaria generale del ministero, ed il direttore generale delle politiche attive e passive Pirrone. Nel corso della riunione i parlamentari hanno esposto al Ministro la drammatica situazione in cui versano i lavoratori Lsu/Lpu calabresi, i quali da diversi anni prestano servizio presso gli enti utilizzatori senza avere certezze nè sul loro futuro occupazionale nè sul pagamento puntuale delle loro spettanze, e senza aver mai avuto nel corso di questi lunghi anni alcun versamento contributivo per maturare il diritto alla pensione. La proposta avanzata dai parlamentari al Ministro intende affrontare la problematica in termini definitivi con la richiesta di un contributo economico ad hoc che vada a colmare una disparità di trattamento che in passato c'è stata a danno del bacino di lavoratori calabresi.
In particolare si è chiesto di:un progressivo svuotamento del bacino attraverso il ricorso di incentivi adeguati per i lavoratori anagraficamente più anziani; la contrattualizzazione dei lavoratori in forza presso gli enti utilizzatori e l' allargamento del contributo economico a carico del Ministero a copertura pluriennale di questo percorso. Dopo una approfondita discussione, il Ministro ha dato disponibilità a verificare tutte le opportunità sul versante economico per il reperimento delle risorse aggiuntive e nello stesso tempo ha dato mandato alla struttura del ministero del Lavoro di verificare di concerto col ministero della Funzione Pubblica i dati relativi al bacino degli Lsu/lpu calabresi comparato con i dati dei dipendenti che prestano servizio negli enti utilizzatori, considerando che la questione si potrebbe inserire nelle misure  che sono all'esame del governo di politiche attive del lavoro che incentivano l'avvicendamento progressivo nella PA per favorire l'inserimento di lavoratori più giovani.
In conclusione si è stabilita una prossima riunione alla luce dei dati e delle verifiche del Ministro per affrontare con maggiore contezza la questione. I deputati Aiello, Bruno Bossio, Censore e Battaglia al termine dell'incontro, hanno valutato positivamente l'esito del confronto aperto col Ministro in persona, come da tempo non avveniva ed hanno ribadito l'esigenza di tenere sempre alta e vigile l'attenzione su tale questione.

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mini 20130318_006Riceviamo e pubblichiamo:

«Ci troviamo dinanzi ad una vicenda che sta assumendo i connotati di una polveriera sociale che potrebbe esplodere da un momento all’altro, con conseguenze funeste per chi da circa sedici anni lavora senza nessuna garanzia previdenziale e senza alcuna regolarità nei pagamenti e per Comuni e Enti territoriali che rischiano di trovarsi nelle condizioni di dover interrompere servizi e funzioni fondamentali».

Bruno Censore, dopo le innumerevoli battaglie condotte in Consiglio regionale assieme ai colleghi di schieramento De Gaetano e Guccione, adesso ha deciso di portare il caso a Roma: il deputato del Partito Democratico chiede una definitiva soluzione per l’annosa e irrisolta questione dei lavoratori LSU-LPU e, come primo firmatario, assieme ai colleghi calabresi Demetrio Battaglia, Enza Bruno Bossio, Stefania Covello, Ernesto Magorno, Nicodemo Oliverio e Ferdinando Aiello, ha indirizzato una circostanziata interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro al Lavoro.

Una interrogazione parlamentare, dunque, per proporre, tra le altre cose, un tavolo di concertazione con la Regione Calabria al fine di studiare un percorso che porti all’individuazione delle risorse finanziarie che garantiscano la stabilizzazione degli Lsu-Lpu e per rilanciare alcune richieste (istituzione di un Fondo nazionale a sostegno dei Comuni che intendono stabilizzare gli Lsu-Lpu, e l’allenamento delle norme che bloccano le assunzioni negli enti pubblici) emerse nel corso di un recente incontro promosso a San Giovanni in Fiore dallo stesso Censore insieme ad altri esponenti del PD quali Nino De Gaetano, Carlo Guccione e Franco Laratta.   

«In Calabria - sottolinea l’on. Bruno Censore - la condizione dei Lavoratori Socialmente utili e di Pubblica Utilità è divenuta ormai insopportabile. Sebbene gli oltre 5000 Lsu-Lpu svolgano da molti anni un lavoro insostituibile negli Enti locali, la loro condizione di precarietà risulta sempre più grave, tanto che in seguito alla recente sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato l’art.55 del collegato alla Manovra finanziaria 2012 della Regione Calabria i rischi per il loro futuro sono improvvisamente divenuti elevatissimi».

La Corte Costituzionale, infatti, con sentenza n.18/2013, ha rimarcato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 55, comma 1, della Legge  regionale n.47/2011 che aveva prorogato il termine per la stabilizzazione dei lavoratori dal 31 dicembre 2011 al 31 dicembre 2014.

«Senza un intervento urgente di stabilizzazione, i lavoratori LSU-LPU a luglio saranno licenziati  e in Calabria – osserva Censore - potrebbe esplodere una vera e propria bomba sociale anche per i gravissimi ritardi dell’amministrazione regionale che non ha mai inteso avviare un percorso virtuoso di regolarizzazione dei lavoratori precari, lasciati addirittura senza stipendi per numerosi mesi. Va ricordato – prosegue il parlamentare del PD - come nella scorsa legislatura, il Governo Berlusconi ha destinato 110 milioni di euro per la stabilizzazione degli Lsu di Napoli e di Palermo, lasciando del tutto dimenticati i precari calabresi, nonostante le vibrate proteste delle opposizioni parlamentari e delle forza sindacali». Insomma, la richiesta avanzata al Governo da Bruno Censore è lapidaria: «Bisogna porre fine a questa lunga condizione di incivile precariato, rammentando che senza l’apporto dei lavoratori Lsu/Lpu sarà messa in ginocchio non solo l’economia di oltre 5.000 famiglie ma anche la normale gestione dei servizi essenziali in molti enti locali».

 

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mini consiglio_regionaleFABRIZIA - La famosa Legge Regionale, ormai di lungo corso, che risale al gennaio 2001 per la stabilizzazione dei lavoratori LSU-LPU non è mai stata attuata, questo è un dato più che assodato. Quel che non si comprende bene riguarda essenzialmente la vera causa, visto che i fondi annualmente vengono alfine reperiti. Almeno finora è stato così. Sembra tuttavia potersi ravvisare una motivazione che si coniuga bene con quella mentalità politico-assistenzialistica di continua dipendenza dal potere. Però, adesso, pare che sia stata eccessivamente tirata la corda, al punto di toccare il fondo della criticità. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’ennesimo rinvio dell’obbligo di stabilizzazione dei precari, con faciloneria riproposto attraverso l’articolo 55 della L.R. n. 47 del 2011. L’impegno preso nel lontano anno 2001, con la legge regionale n. 4, non è mai stato portato avanti seriamente. A parte qualche sporadico tentativo di monetizzazione per la fuoriuscita, di cui si sono avvalsi solo pochi non interessati alla stabilizzazione, non vi è stato molto altro. L’obbligo di riservare i posti nei concorsi pubblici e la possibilità di assumere per i posti soggetti a normali selezioni dei disoccupati, non hanno ricevuto la meritata attenzione.

Fabrizia, con il suo rilevante numero di precari LSU ed LPU, soffre fortemente questo disagio e l’incertezza sul futuro. A parte l’unica azione di stabilizzazione compiuta nel 2007, allorché il Comune colse l’opportunità di partecipare al bando incentivata dal doppio contributo, statale e regionale, si è dovuti assistere ad un pesante trascinarsi dell’incertezza annuale o, più spesso, trimestrale. È superfluo ma opportuno  rammentare che i perenni blocchi di legge sulle assunzioni, hanno indotto gli enti a sopperire alle carenze con gli LSU-LPU, spesso anche per servizi essenziali. Il risvolto economico di necessità ha congelato in parte le giuste rimostranze per il riconoscimento formale di questo importante bacino di lavoro pubblico, sotto gli occhi di tutti nella sua effettività sociale.

Lasciarli nell’incertezza del futuro è una crudeltà a cui deve porsi riparo. Così come pare abbastanza dura la condizione di incertezza finanziaria per l’altro importante bacino occupazionale rappresentato dagli operai  agro-forestali, da qualche tempo tornati in un critico limbo di incertezze per il pagamento delle spettanze. Il quadro delle miserie politiche e gestionali della nostra Regione appare nero su molti versanti.

 Il competente Dipartimento regionale assicura che si sta preparando una norma transitoria per risolvere il problema, una escamotage per finanziare il debito e per proseguire “sotto altra forma”. Nondimeno, allo stato dei fatti, come efficacemente afferma Sergio Pelaia nell’articolo di mercoledì, la sorte di tutte queste persone - già precari e senza diritti da oltre 15 anni - ad oggi è ancora più incerta.

La complicazione della mancata stabilizzazione condiziona la possibilità di finanziare adeguatamente anche i normali interventi in favore dei disoccupati. Infatti, i fondi regionali annualmente stanziati per l’occupazione vanno stornati nell’unico calderone del ripiano (parziale, perché insufficienti) dei debiti che si accumulano per questi lavoratori precari, comunque lasciati nell’incertezza perenne. Dopo tanti anni, se non altro moralmente, dovrebbero essere considerati creditori di una maggiore considerazione politico-normativa nei confronti di questa Regione scialacquona e priva di onesta attenzione nei loro confronti. È utile rammentare che il legislatore nazionale, con il d.l. n. 78 del 2009, per convenire ad una responsabile conclusione del precariato, avrebbe inteso consentire alla Regione, nel triennio 2010-2012, la stabilizzazione “nelle amministrazioni pubbliche, mediante la previsione di una riserva di posti in concorsi banditi per assunzioni a tempo indeterminato”. Non, invece, l’esatto contrario, come azzardato con la norma cancellata dalla sentenza, che azzardava la proroga al 2014 del termine finale di stabilizzazione dei precari.

Nella maggior parte delle politiche di bilancio regionale possiamo rilevare, come cittadini calabresi, una continua rincorsa per sfuggire completamente alle responsabilità politiche e sociali, specie nei confronti dei meno fortunati. Ma le alchimie operate sono risultate parecchio inefficaci. Sarebbe opportuno ammettere onestamente che la strategia di indebitamento della Regione Calabria deve essere rivista sia in legalità che in efficacia degli interventi. La recente sentenza n. 18/2013 è il termometro del metodo sbagliato. Sono troppi i settori in cui la Regione ha splafonato: dalla sanità, alle assunzioni di dirigenti senza copertura finanziaria; dagli incentivi all’Aeroporto reggino, allo striplamento della Stazione Unica Appaltante  mediante  l’incremento da una a tre delle «sezioni tecniche» con la previsione di un dirigente «equiparato a quello di servizio della Giunta regionale» per ogni Sezione; e via di seguito. Inoltre sta continuando nell’indebitamento disponendo incarichi extranorma molto probabilmente di favore. Il tutto rimunerato con le tasse dei cittadini ed anche a spese dai lavoratori precari che non possono raggiungere la sospirata tranquillità. Ma anche da tutti i calabresi disoccupati che un’occasione di lavoro, anche part-time ed a sollievo momentaneo delle enormi difficoltà, la gradirebbero come una boccata d’ossigeno per non soccombere alla miseria.

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mini precari_4Potrebbe scatenare un vero terremoto sociale la comunicazione inviata poche ore fa dal Dipartimento Lavoro della Regione Calabria a tutti gli enti "utilizzatori" di Lsu-Lpu (Comuni, Province, Comunità montane, Asp, cooperative sociali). Per effetto della sentenza n.18/2013 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo l'art.55, comma 1, della legge regionale 47/2011 (che modificava il termine per la stabilizzazione spostandolo dal dicembre 2011 al 2014), questi enti non hanno più il presupposto giuridico per mantenere in servizio i lavoratori precari che, stando così le cose, non potranno neanche ricevere le spettanze riguardanti il 2013. Il Dipartimento Bilancio, infatti, ha rimandato indietro, non impegnata, la proposta di decreto di impegno fondi per sussidi e integrazioni LSU-LPU annualità 2013.

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mini hotel_501Il reato contestato è quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La Procura della Repubblica di Vibo Valentia  ha inviato l'avviso di conclusione indagini a tre imprenditori, Giovanni e Giuseppe Mancini (componenti del consiglio di amministrazione della struttura alberghiera) e Sergio Casati (presidente del consiglio di amministrazione del 501 hotel), accusati di aver effettuato false fatturazioni per ottenere dall'Inps le erogazioni per la cassa integrazione guadagni per alcuni dipendenti mentre altri erano assunti in nero. Secondo l’accusa gli indagati avrebbero fatturato solo parzialmente i ricavi di eventi e matrimoni in modo da integrare i presupposti per la Cassa integrazione di alcuni lavoratori impiegati invece nelle ore di non occupazione coperte dalla C.i.g. Altra contestazione è poi quella di aver utilizzato altri lavoratori in nero in aggiunta a quelli già interessati dalla Cassa integrazione. In tal modo, dal 2010 ad oggi, secondo la Procura sarebbe stata truffata l’Inps, ente erogatore delle prestazioni assistenziali.

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mini precari_4Si sono dati appuntamento alla stazione ferroviaria di Villa San Giovanni i precari calabresi che hanno aderito allo sciopero generale organizzato per oggi dall'Unione sindacale di base. In riva allo Stretto si stanno radunando diverse centinaia di precari costretti a scendere nuovamente in piazza per chiedere certezze su un futuro lavorativo costellato ormai solo di dubbi e promesse non mantenute dalla politica. "Mai come in questi giorni – si legge in una nota dell'Usb –  c’è una grande rabbia ed una grande determinazione da parte dei lavoratori, decisi a porre fine a soprusi che si trascinano da oltre dieci anni, per cui gli Lsu-Lpu, stanchi di essere considerati lavoratori senza diritti.

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mini provincia-vibo

Riceviamo e pubblichiamo
 
 
Quando nel corso dei tanti mesi trascorsi polemizzavo aspramente con i vertici politici ed amministrativi della Provincia, a cui rimproveravo una gestione “libertina” delle risorse, assieme ad una improvvisata e superficiale azione politica venivo letteralmente aggredito dal fuoco di sbarramento che l’ex Presidente e l’ex Direttore Generale mettevano in campo per difendersi dal rompiscatole Prestia, unico ad avere la voglia, e forse il coraggio, di sfidare i due potenti. Chiedevo ripetutamente la consegna dei bilanci consuntivi, ma mai questo avveniva, solamente nel 2009 riuscimmo ad avere il bilancio preventivo che, anche se rappresentava l’elenco dei buoni propositi, in qualche modo faceva intravedere gli sprechi. Oggi capiamo perché quei bilanci erano cosi segreti e venivano negati alle Organizzazioni sindacali che invece avevano ed hanno il diritto di esaminarli. Chiedevo, a quel tempo, al Direttore Generale di dedicare le proprie energie allo svolgimento dei compiti a lui assegnati che, brevemente riassumo: attuazione degli indirizzi e degli obiettivi stabiliti dagli organi di governo dell’ente, secondo le direttive impartite dal capo dell’amministrazione;sovrintendenza alla gestione dell’ente,perseguendo livelli ottimali di efficacia ed efficienza; predisposizione del piano dettagliato degli obiettivi; formulazione del piano esecutivo di gestione; coordinamento dei dirigenti, per le attività di cui sopra. Ed oggi mi chiedo, quei compiti sono stati espletati da tutti coloro che in quelle norme vengono richiamati ? O a gestire la Provincia erano soltanto il Dirigente Vinci e la Dirigente De Sossi ? Nei nostri comunicati denunciavamo le eccessive spese per le collaborazioni degli amici infilati negli staff del Presidente e degli Assessori, quando agli oltre 40 part time dell’ente veniva erogato uno stipendio di poco superiore alle 500 euro mensili,criticavamo gli eccessivi costi della politica, rappresentavamo crudamente all’opinione pubblica, che non reagiva in alcun modo, che a Palazzo ex Enel la cosa pubblica veniva gestita come se fosse cosa propria dal gruppetto di amici che, poveri ingenui compreso me, il popolo di centrosinistra aveva mandato ad amministrare. Quando nel 2008 denunciammo che il Direttore Generale ricopriva impropriamente anche la carica di Segretario Generale, andando a percepire pressappoco l’equivalente del compenso di due Ministri della Repubblica, facendo venir meno le risorse per altri benefici da rivolgere alla collettività, fui diffidato ufficialmente a non parlare più di lui, con frasi sprezzanti tipo “quali titoli hai per permetterti di giudicare e di valutare? Pensa a giudicare le tue incapacità “ e con la maligna insinuazione che se qualcuno, evidentemente arrabbiato per tali disparità, avesse commesso azioni delittuose nei suoi confronti sarei stato considerato come mandante. Naturalmente non rimasi zitto. La preoccupazione era riferita alla eventuale reazione degli oltre cento precari che senza tanti fronzoli furono mandati via perché le risorse disponibili dovevano essere utilizzate per fini più alti. Nessuno fece caso al fatto che la quasi totalità delle somme necessarie a pagare quei lavoratori provenivano dai fondi europei che la Provincia riceveva tramite la Regione. Mestiere difficile a quel tempo stare fuori dal coro, tant’è che mai nessuno osò dire qualcosa su quei potenti. Anzi, per tornare a poche settimane fa con un lapsus freudiano De Nisi affermava che noi denunciavamo fatti ed aggiungo io misfatti, soltanto perché non ci era concesso di partecipare alla spartizione della torta. La sottrazione delle risorse del fondo antiracket per spartirsi quelle quote, è particolarmente odiosa, se è vero come è vero, che chi ne aveva particolarmente bisogno non ne ha potuto beneficiare, ma in quanto a sottrazione di risorse ai più deboli ci sono anche altri casi che gli inquirenti porteranno sicuramente alla luce, ad esempio aver fatto pagare per tanti anni la tassazione Irap ai lavoratori cosiddetti articolo 7 facendogli sottoscrivere contratti-capestro, quando quella era una partita economica che doveva ricadere esclusivamente sull’amministrazione dell’ente. A nulla sono valse le nostre denunce, il livello di supponenza di cui erano pervasi li induceva a ritenere che mai si sarebbe frugato tra quelle carte, e ciò li metteva al riparo da ogni forma di pudore. Oggi che più c’era bisogno di una gestione consapevole ed oculata gli Schettini sono andati via lasciando i lavoratori in un mare di problemi, ma oggi che sembra tutto così nero è invece il momento di farsi forza e di riporre la fiducia nel Commissario Ciclosi che, visto l’ottimo lavoro svolto altrove, sarà sicuramente capace di trarre il meglio da quanto le normative offrono.
Sarebbe bello che la Provincia non venisse cancellata, che i lavoratori restassero al loro posto, e la cosa ancora più bella è che non ci sarebbero più l’ex Presidente e l’ex Direttore Generale.
 
Il Segretario Provinciale 
Uil Vibo Valentia
Luciano Prestia
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mini municipio_serraRiceviamo e pubblichiamo:

A S.E. Signor Prefetto, Vibo Valentia

e p.c. Sindaco Serra San Bruno

Come si suol dire, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Così, presso il Comune di Serra San Bruno abbiamo idea che alcune persone non vogliano sentire o non vogliano capire che i lavoratori non sono oggetti di cui disporre liberamente, senza regole e senza averne alcun riguardo o, ancora peggio, in base alle proprie antipatie o simpatie personali. 

Nel caso particolare, ancora una volta, i lavoratori LSU/LPU di quell’ente, hanno ricevuto l’ennesimo ordine di servizio che ne rivede l’utilizzo e ne modifica le mansioni. Ancora una volta, queste scelte dell’amministrazione avvengono senza alcun criterio e senza aver preventivamente convocato i Sindacati con i quali è necessario sottoscrive un apposito accordo.

Difatti, recita in premessa il Disciplinare Regionale che possono essere modificate le mansioni del lavoratore avendo riguardo ai progetti iniziali con cui sono stati avviati e dei requisiti professionali richiesti o acquisiti e previo accordo con le OO.SS. e che detto accordo “deve essere sottoscritto anche dalla O.S. a cui il lavoratore ha dato mandato, nel caso di modifica delle mansioni del singolo lavoratore”.

L’ordine di servizio datato 23/11/2012 ha, quindi, la grave pecca di non essere stato oggetto di discussione con le Segreterie Confederali dei sindacati, cui la materia è demandata, ma è anche viziato da altre irregolarità tra cui, la più grave, la mancata osservanza delle prescrizioni mediche circa l’utilizzo di una delle lavoratrici in questione, che aveva già depositato presso il Comune apposita certificazione.

La lavoratrice interessata è una nostra associata e, visti i trascorsi non sempre pacifici nelle relazioni tra la scrivente O.S. e l’amministrazione, non possiamo non avanzare il dubbio che questa sia l’ennesima ritorsione, venendo essa adibita a mansioni di pulizia interna ed esterna dopo essere stata assegnata per lungo tempo ai servizi sociali.

Il Sindaco Rosi ha, come d’altra parte moltissimi politici nostrani, l’abitudine di propinare belle parole ad ogni occasione, specialmente riguardo ai servizi che la sua amministrazione offre ai cittadini, in particolar modo ai più deboli di essi. Non dice, però, che molti LSU/LPU assegnati a quei servizi sono attualmente confinati in una sede staccata del Comune, senza nessun incarico o mansione operativa, senza mezzi per comunicare con l’esterno quali fax o computer o telefoni, abbandonati a loro stessi e privati della loro dignità di lavoratori.

Non dice, il Sindaco, che una lavoratrice LSU, da anni avente mansione amministrativa nell’ufficio protocollo, per mesi è stata relegata in un corridoio avendo come unico compito quello di rimanere seduta e che ora ha ordine di distribuire le buste per la raccolta differenziata. Ci chiediamo se fattori sindacali o politici hanno suggerito questo provvedimento, essendo anche questa associata alla scrivente organizzazione.

Anche al di là di questo caso particolare, l’estemporaneità delle decisioni dell’amministrazione serrese sono così palesemente campate in aria che, da voci che ci giungono, tutti i lavoratori interessati da questo ultimo ordine di servizio vi si stanno opponendo ed il loro malcontento è tangibile.

Nel complesso, la gestione degli LSU/LPU a Serra San Bruno è, per quanto ne sappiamo, una tra le meno sensibili alle necessità dei lavoratori che mai si sia registrata in un comune della Provincia e forse della Regione: talora segue modalità raffazzonate alla meno peggio, talora è dettata da piccole vendette personali.

Su questa materia già in passato abbiamo chiesto una convocazione in Prefettura del Sindaco Rosi e del Segretario Comunale, responsabile ultimo nella gestione del personale. Il primo ha sempre garantito maggiore attenzione e riguardo rispetto a questi lavoratori, salvo nei giorni seguenti riprendere i consueti toni arroganti; il secondo non è mai comparso ed ora, non firma più nemmeno un ordine di servizio.

Siamo dunque a richiederVi un ulteriore incontro da tenere con il Sindaco ed il Segretario Comunale con l’intento di far revocare l’ordine di servizio del 23/11/2012 e con la speranza che stavolta si possa trovare una soluzione il più possibile definitiva che possa far ritrovare un giusto clima di serenità tra i lavoratori.

Luciano Prestia
Segretario Provinciale Uil

                                                                                        

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mini autobus-ferrovie-della-calabria-300x225Ennesimo fallimento per la Regione Calabria. Alla malconcia Sanità e al problema di gestione delle risorse idriche, si accoda l’annullamento dei mezzi pubblici. Due assiomi garanti della vita ridotti al lumicino: Salute e Trasporti. E il paradosso si ingrandisce quando ci si rende conto che per raggiungere le strutture sanitarie oramai dilapidate d’organico e strumentazione, in moltissimi comuni bisogna usufruire del servizio di trasporto pubblico. Intorno a Serra San Bruno, ad esempio, sono tanti i cittadini dei comuni limitrofi impossibilitati a spostarsi. Tra questi gli abitanti di Simbario, Spadola, Brognaturo, Mongiana, Fabrizia, Nardodipace e frazioni, la maggior parte lavoratori e studenti. Senza contare chi ogni mattina deve raggiungere Serra San Bruno per recarsi in ospedale o presso gli uffici pubblici quali l’Asp, il Centro per l’Impiego, la Posta, l’Inps ecc.

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precari scuolaIl 29 Agosto si è tenuta a Roma un'assemblea molto partecipata dei lavoratori della scuola nella quale, dopo attenta analisi e discussione della situazione attuale si è deciso di rilanciare immediatamente la mobilitazione dei precari, per contrastare la dissennata politica di tagli perseguita anche dal governo Monti, il processo di privatizzazione della 953 (ex Aprea) e un concorso dettato da logiche meramente propagandistiche dietro il quale si nasconde la gestione dei tagli.
I PRECARI CHIEDONO:
- RITIRO DEI TAGLI
- ASSUNZIONE DALLE GAE E GM
- BLOCCO DEL CONCORSO TRUFFA
Per questo invitiamo tutti i lavoratori della scuola al presidio che si terrà al MIUR in occasione dell'incontro tra il ministro Profumo e i sindacati il 4 Settembre, per ribadire che nessuna decisione può prescindere dalla posizione di chi nella scuola ci lavora da anni avendo già superato prove concorsuali.
I precari intendono portare avanti la mobilitazione fino a quando le loro richieste non saranno ascoltate.
ASSEMBLEA ROMANA 29 AGOSTO
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