Venerdì, 12 Settembre 2014 09:28

Argentina, arrestato il boss Pantaleone Mancuso

mini gendIl boss della 'ndrangheta, Pantaleone Mancuno, 53 anni detto "l'ingegnere" - tra gli eredi designati della nota consorteria mafiosa di Limbadi - è stato fermato il 29 agosto scorso mentre tentava di attraversare la frontiera a bordo di un bus diretto in Brasile. La gendarmeria argentina, però, ha diffuso soltanto ora la notizia, spiegando anche che, a breve, verranno avviate le procedure per la sua estradizione in Italia.

Mancuso è accusato di associazione mafiosa e duplice tentato omicidio. L'uomo, inseguito da un mandato di cattura internazionale, era latitante da tempo. Luni "l'ingegnere", nel momento in cui è stato fermato dalla gendarmeria, era in possesso della somma di 100mila euro in contanti e di un passaporto intestato a Luca De Bortolo. Ad incastrarlo, però, sono state le impronte digitali. 

 

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mini DeNisiLaureato in ingegneria al Politecnico di Milano, Francesco De Nisi, fresco ex Presidente della Provincia di Vibo, iniziò la sua carriera politica nel non poco lontano 1997. Nel ‘99, dopo essere già stato eletto Consigliere provinciale alla corte di Ottavio Gaetano Bruni, entrambi all’epoca in forza al PPI, divenne Sindaco del suo paese natio: Filadelfia. Tre anni dopo venne confermato, ancora con Bruni, Consigliere provinciale e, nel 2006 di nuovo Sindaco con un consenso bulgaro dell’89,8%: un trionfo! Insomma quella di Ciccio De Nisi è stata, almeno fino al primo decennio del nuovo millennio, una storia di candidature, vittorie e riconferme, per un uomo, politico cattolico, dipinto da tutti come giusto, affidabile e mite. Forse troppo. Poi il salto di qualità: dopo aver sfiorato, nelle file dell’Ulivo, l’elezione alla Camera dei Deputati, nel 2008 viene eletto Presidente della Provincia di Vibo Valentia, sorretto da un’ampia coalizione di centro-sinistra che finirà per segnarne sfavorevolmente le sorti.

Pubblicato in POLITICA
Venerdì, 25 Maggio 2012 12:55

Il degrado delle foreste calabresi

mini bosco_mamma_118Riceviamo e pubblchiamo

Alla C.A.

del Presidente della Regione Calabria

della Giunta e del suo Esecutivo

Il popolo calabrese è sempre stato il fanalino di coda dell’Italia.

Si porta a conoscenza che un gruppo di cittadini stia formando un comitato permanente in riferimento alla forestazione.

La Calabria è una regione priva di posti di lavoro; i giovani sono sempre stati costretti ad emigrare ma, negli ultimi anni, a causa dell’impoverimento dell’Italia dovuto alla crisi economica, questa emigrazione si è ulteriormente accentuata. A ciò si aggiunga lo sperpero di denaro relativo al finanziamento di: Regione, Province, Comuni, Comunità Montane, Opera Sila, A.Fo.R., Consorzio di Bonifica, Cassa Depositi e Prestiti etc..

E’ bene ricordare che, il popolo calabrese montano, ha sempre vissuto grazie all’economia del legname, ciò fino al momento in cui la Giunta Loiero non ha ritirato il mandato al C.F.S. provocando così il raddoppiamento della crisi montana.

Tutto ciò per i seguenti motivi:

  • perché i proprietari dei boschi, compresi i Comuni non avevano bisogno dei progetti sofisticati degli agronomi nonché dell’esecutivo regionale, impoverendo sempre più la classe operaia;
  • inoltre, per le lungaggini burocratiche relative alle pratiche di approvazione, un proprietario che per anni ha conservato il proprio bosco, assumendo operai per la cura dello stesso (pulizia, rimboschimento, e manutenzione delle stradelle), in seguito al ritiro del mandato al C.F.S., l’economia delle zone montane è morta;
  • i furti di taglio di piante sono aumentati vertiginosamente e ciò perché la gente è convinta che mancano i controlli necessari per evitare questo degrado;
  • i segretari dei Partiti Italiani hanno sempre invitato l’ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a fare un passo indietro per salvare l’Italia. Ora è quello che dovrebbe fare anche la Regione, riconsegnando in mano al C.F.S. il mandato per salvare le foreste calabresi.

 

Antonio Randò

Imprenditore Boschivo

Pubblicato in LO STORTO

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