ospedale san bruno23Il pubblico ministero Michele Sirgiovanni ha chiesto al gip del Tribunale di Vibo Valentia il rinvio a giudizio per due dei tre indagati nel caso della morte di Giuseppe Schiavello, registratasi la sera dell’1 febbraio 2011. Schiavello - secondo quanto previsto dall’accusa - morì a 62 anni, per un ipotetico caso di malasanità, connesso ad una polmonite non diagnosticata. A rischiare il processo sono, ora, due sanitari di Serra San Bruno, città di origine della vittima: Gerardo Rinaldo Bertucci ed Eliana Ceniti, rispettivamente medico di base e medico in servizio presso il Pronto soccorso del locale nosocomio. Mentre per la terza inquisita - un’infermiera in servizio anch’essa presso il presidio sanitario serrese - è stata invece chiesta l’archiviazione.

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mini ospedale_serraSERRA SAN BRUNO - Ha atteso per dieci lunghissime ore prima che qualcuno riuscisse a trovarle un posto per subire un delicato intervento chirurgico. Protagonista, suo malgrado, di uno dei tanti casi spiacevoli che hanno come teatro l'ospedale ''San Bruno'' è stata un'anziana residente a San Nicola da Crissa che, nella giornata di ieri, si era recata presso il locale nosocomio accompagnata da una parente per un presunto caso di pancreatite acuta. Vista la situazione, i medici del Pronto Soccorso hanno subito provveduto a cercare un posto altrove, in ospedali più attrezzati che fossero in grado di garantire le cure necessarie all'anziana.
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AmbulanzaUn’anziana signora residente sul centralissimo corso Umberto I a Serra San Bruno, ha accusato – nella tarda mattinata di oggi - un malore ed è svenuta riversa sul pavimento della propria abitazione, pare priva di conoscenza. La donna, G.B. di 90 anni, sola in casa, è stata soccorsa dopo che la badante - attorno alle due del pomeriggio - dopo aver suonato ripetutamente al campanello del portone di ingresso, aveva allertato le forze dell’ordine insospettita proprio dal fatto che non aveva ricevuto alcuna risposta dall’interno dell’abitazione, dove l'anziana vive sola da tempo.

Sul posto sono intervenuti dapprima gli uomini della locale Stazione dei Vigili del Fuoco e subito dopo quelli del Commissariato di Polizia di Stato, che hanno fatto intrusione nell’abitazione. I soccorsi medici invece sono giunti con un ritardo di circa 45 minuti. L’ambulanza afferente al nosocomio serrese era infatti occupata nel trasporto di un altro paziente verso l’ospedale di Catanzaro. Pare tuttavia che il caso si sia risolto per il meglio, tanto che il personale medico - dopo essersi accertato delle condizioni della donna – non ha ritenuto necessario il ricovero.

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SERRA SAN BRUNO - Avrebbe avvertito dei forti dolori addominali e, una volta giunta al Pronto Soccorso, i medici gli hanno inizialmente somministrato una flebo e, dopo una serie di accertamenti, è stata rimandata a casa. Alle prime luci dell'alba, però, è deceduta. Vittima di un presunto caso di malasanità è una donna di 55 anni, S.R., di Serra. I familiari, ieri sera, hanno lanciato l'allarme chiamando il 118, ma l'ambulanza in dotazione all'ospedale 'San Bruno', in quel momento non era disponibile, perchè impegnata in un'altra emergenza. 

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mini ospedale_serraRiceviamo e pubblichiamo:

Questa vuol essere una lettera di sincero ringraziamento per tutto il personale medico e paramedico dell’ospedale di Serra San Bruno. Ormai siamo abituati a sentire parlare di malasanità, ma non è certo quello che ho trovato presso l’Ospedale di Serra San Bruno, a partire dai medici del pronto soccorso a finire con quelli del reparto di medicina generale. Tangibile è la professionalità e la serietà, ancor di più la cordialità e la serenità riservata ai pazienti. Tutto ciò mi ha aiutata ad uscire da una situazione medica di grande sofferenza. Dopo un mese e mezzo di visite specialistiche e ricoveri presso presidi ospedalieri grandi, dove il paziente spesso è solo un numero, ho avuto la “Fortuna” di essere curata presso l’ospedale di questa piccola cittadina dove ho trovato medici e paramedici che lavorano con passione oltre che con grande professionalità..
E’ una grande famiglia al servizio dei cittadini, che forse non sanno o hanno dimenticato quanto sono fortunati a vivere in un paese dove vi è una struttura ospedaliera, con bravi medici, quelli che spesso in tanti cercano al nord. Sarò per sempre riconoscente all’equipe di questi medici, in particolare del reparto di medicina generale, che con le loro cure e la loro immensa pazienza mi hanno restituito la salute e quel benessere fisico che ormai avevo dimenticato facesse parte della mia vita.
Non ci sono parole per ringraziare tutti, porterò con me e testimonierò quello che ho trovato presso l’ospedale “San Bruno”: non solo competenza e professionalità, ma umanità, disponibilità, volontà di aiutare il paziente. A tutti voi che vivete quotidianamente questa realtà, tutto ciò sembrerà ovvio; per me è stato come trovarmi di colpo in un altro mondo e questo ha generato in me sensazioni contrastanti: sollievo e gratitudine da un lato, ma anche sgomento e tristezza al pensiero che tale struttura possa essere ancora una volta ridimensionata o addirittura chiusa per l’ormai conosciuto “Piano di rientro” della sanità.
L’esperienza, la capacità e la preparazione che contraddistinguono il lavoro di questi medici e paramedici sono accompagnate da una distintiva componente umana e di profondo rispetto del paziente; peculiarità queste, mai contate, ma senz’altro necessarie e benefiche, che influiscono positivamente sulla ripresa psico-fisica dell’ammalato. Ciò a dimostrazione che anche in Calabria abbiamo eccellenze di buona sanità che come tali meritano tutto il nostro appoggio e supporto. In un periodo in cui l’opinione pubblica tende a sottolineare soprattutto gli aspetti negativi, io vorrei spezzare una lancia in favore di coloro che riportano in alto gli standard qualitativi delle professioni sanitarie.
R. C.

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mini Ospedale-Jazzolino-Vibo_13Riceviamo e pubblichiamo: 

Negli ultimi giorni si sono levate, provenienti da più parti, forti e vibrate proteste rispetto alla trasmissione sulla sanità calabrese, ma non solo, andata in onda qualche settimana fa su Rai 3 per il  programma “Presa Diretta”. Una sollevazione indignata è venuta da chi difende a spada tratta le risultanze del Piano di Rientro, dalla deputazione regionale di centro destra, nonché da diversi direttori generali e supporters vari. Tra le altre mi ha fortemente colpito la critica mossa al programma dal consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici della Provincia di Vibo e in particolare del suo Presidente Dr. Antonino Maglia, verso cui, lo dico a priori, ho profonda stima e al quale mi lega una sincera amicizia. Concordo sul fatto che il servizio sia stato volutamente strutturato per far esaltare la “malasanità” calabrese mediante l’intervista di persone che hanno subito la perdita di figli amatissimi,  giovani vite che per imperizia, errore, carenze o qualsivoglia altro problema, non sono più su questa terra e non possono regalare un sorriso ai loro cari. Era giusto sentire sulle problematiche socio sanitarie attuali, per quello che interessa la nostra Azienda, anche i livelli istituzionali e, possibilmente, i medici. D'altronde però, giustamente, gli stessi consiglieri, nel corso del dibattito, hanno evidenziato come le criticità esistenti siano alla continua attenzione dell’Ordine, riconoscendo che “il grave rischio clinico è rappresentato appunto dalle precarie condizioni strutturali degli ospedali, dal deficit strumentale e tecnologico e anche da una disarticolata organizzazione e dalla precarietà della risorse umane”.

Partendo da questa presa di coscienza, è chiaro che non si può fare, sicuramente, di tutte le professionalità sanitarie, soprattutto mediche, di tutta l’erba un fascio; hanno ragione i consiglieri dell’Ordine dei Medici e fanno bene a difendere strenuamente la loro categoria. Ma questo non vuol dire che bisogna fare come gli struzzi e tenere la testa sotto la sabbia quando il problema non è tanto l’appartenenza ad una data categoria, che secondo me non si deve sentire costantemente sotto processo, ma è il sistema. La trasmissione sulla sanità mandata in onda da “presa Diretta” non ha indignato solo per quello che ha fatto vedere sulla Calabria, in fin dei conti sono cose che, bene o male, conosciamo (certo, alcuni medici dell’Ospedale di Polistena (RC) non hanno fatto una gran bella figura facendosi riprendere mentre seduti in cerchio leggevano il giornale o fumavano spargendo cenere e cicche di sigarette sui pavimenti, potevano evitare di dare un’immagine che ha fatto arrossire di vergogna ogni calabrese che ha seguito la trasmissione in ogni angolo della terra); l’indignazione è nata e continua ad esserci perché i cittadini calabresi si sono potuti rendere conto, ancora di più, di quanto, nei loro confronti, non solo sia stato disatteso il principio costituzionale di tutela della salute, ma di come siano venuti meno i  capisaldi del concetto stesso di salute inteso come fondamentale diritto della persona: l’universalità e l’uniformità dell’assistenza.

Ma, io mi chiedo e chiedo soprattutto agli addetti ai lavori: forse non è vero che, salvo poche eccellenze, per seri problemi di salute i cittadini  calabresi devono rivolgersi a strutture del nord ? sono favole o è la cruda realtà le migliaia di persone che ogni anno intraprendono i viaggi della speranza con tutto quello che ne deriva sul piano economico e sociale? Ma perché non dovremmo indignarci nel vedere che la sanità territoriale, alla quale lo Stato destina la gran parte delle risorse di bilancio (55%), in Calabria non esiste o è poco considerata, mentre in altre zone del paese è fortemente incentivata perché, tra l’altro, vuol dire risparmiare. Penso, ad esempio, alle Case della Salute, all’Assistenza Domiciliare, all’ospedalizzazione a domicilio ecc. Da noi l’Ospedale rappresenta l’ombelico del mondo, generatore di enormi costi e di sprechi anche per un suo uso distorto ed inappropriato. In Calabria si preferisce la difesa estrema dei piccoli ospedali non perché gli stessi riescano a garantire benessere e salute, ma solo per un fatto di campanile spinto all’eccesso da vari e stratificati interessi. Le Case della Salute o i Centri di Assistenza Territoriale sicuramente rappresenterebbero una grande opportunità assistenziale, ma è un discorso difficile da far capire ed anzi chi dovrebbe, più di altri, farsi interprete e sostenere tale impostazione preferisce la difesa pervicace dell’ospedale, con tutti i rischi ed i pericoli che ciò comporta.  

Rafforzare e dotare dei giusti posti letto i centri di eccellenza, gli ospedali Hub e gli ospedali Spoke, dare un senso agli Ospedali di Montagna incentivandone l’aspetto relativo all’emergenza urgenza, dotarli in concreto delle strutture già previste dai decreti del Commissario ad acta per farli funzionare, da subito, con mezzi, strutture e personale adeguati per la missione che sono chiamati a svolgere, e non lasciarli abbandonati a se stessi, buoni solo a fornire risorse umane agli altri ospedali in difficoltà.

Quello che sbagliano i consiglieri e il presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Vibo Valentia è il pensare che con la costruzione del nuovo Ospedale si risolveranno tutti i problemi della sanità su questo emarginato e, purtroppo, bistrattato territorio. Certo, esso rappresenta una fase importante; sarà d’aiuto perché consentirà di lavorare meglio e potrà contribuire, forse, a dare anche una diversa immagine; ma non potrà sicuramente determinarne, da solo, il miglioramento dell’assistenza e la risoluzione di annosi problemi. Questioni ormai incancrenite che sono il frutto di carenza di programmazione e di una visione miope di una classe politica e dirigente che non ha voluto, o forse non ha saputo, dare dignità all’ammalato che soffre e al bisogno di salute che sempre più forte proviene dalla società. Dobbiamo essere onesti con noi stessi e lavorare perché almeno i nostri figli e i nostri nipoti possano avere un sistema sanitario adeguato, una rete assistenziale che parti dal territorio dove i medici di famiglia riscoprano il gusto e la voglia di fare clinica, di confrontarsi, di aggiornarsi, senza limitarsi a prescrivere farmaci ed esami, tante volte anche per telefono. Di questi tempi dovremmo sforzarci anche di pensare quale sia il modo adeguato per risolvere problemi epocali quali quelli di una popolazione che va sempre di più invecchiando e che molto spesso rimane sola; alle persone diversamente abili che meritano per tutte le sofferenze patite la giusta assistenza. Dovremmo rivolgere lo sguardo verso i problemi ambientali che ieri sembravano marginali ma che oggi sono di grande attualità e possono costituire un grosso pericolo per la società: l’acqua, l’aria, beni comuni che non hanno prezzo e che qualcuno ha già mercificato vendendo, tra l’altro, veleno. Ci sono stati anni in cui la sanità ha rappresentato la possibilità di elargire prebende e di dare sfogo ad un clientelismo sfrenato che ha coinvolto indistintamente tutti dagli ausiliari ai primari; è giunto il momento, attesa anche  l’estrema delicatezza del settore in questione dove c’è in gioco la salute e la vita della gente, di cambiare registro, avendo la consapevolezza che, ad esempio, la realizzazione dell’Ospedale di Vibo rappresenterà non già l’arrivo ma solo l’inizio di una fase di riscatto che deve avere quali protagonisti ognuno di noi.

Dott. Fioravante Schiavello
Funzionario ASP Vibo Valentia 

      

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Negli ultimi otto mesi del 2012, secondo uno studio effettuato dalla Commissione parlamentare sugli errori sanitari, in tutta Italia si sono verificati 570 casi di malasanità, di cui 400 hanno portato al decesso del paziente. Quel che è peggio, è che emerge una disparità enorme nei numeri registrati da una regione all’altra e, neanche a dirlo, in questo rapporto è proprio la Calabria ad uscirne malconcia: nella nostra regione si sono registrati ben 58 casi di malasanità per ogni 1000 abitanti (contro, ad esempio, un caso su mille abitanti nel Trentino Alto Adige). 
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mini Ospedale-Jazzolino-Vibo_13Mercoledì scorso, nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale "Jazzolino" di Vibo Valentia, una bambina, per cause ancora tutte da chiarire, è morta durante il parto. I genitori, di Mileto, hanno denunciato il fatto alla polizia. La Procura vibonese ha subito aperto un fascicolo di inchiesta in cui sono inseriti al momento i nomi di tre medici, di cui due in servizio all'ospedale di Vibo. Il sostituto procuratore di turno, Michele Sirgiovanni, ha sequestrato la cartella clinica della madre della bimba e ha iscritto i tre medici nel registro degli indagati, come atto dovuto in vista dell'autopsia di oggi, formulando l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Pare che i sanitari, una volta accortisi del rallentamento della frequenza cardiaca del feto, abbiano tentato di praticare un cesareo, ma purtroppo per la bimba non c'è stato nulla da fare.

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mini carabinieri

FABRIZIA - Pare soffrisse di crisi depressive. Circostanza, questa, che avrebbe portato a tentare il suicidio  S.P., 24enne, titolare di un bar nel piccolo centro delle Serre vibonesi. Fortunatamente, però, i sanitari del 188 dello Jazzolino di Vibo Valentia sono giunti tempestivamente sul posto prestando i primi soccorsi, ma date le precarie condizioni di salute del giovane - che avrebbe riportato una perforazione del polmone - i medici hanno ritenuto necessario il trasferimento in elisoccorso al Policlinico di Germaneto. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, guidati dal capitano Stefano Esposito Vangone che hanno cercato di ricostruire la dinamica dei fatti. Inizialmente, S.P. ha riferito ai militari di essersi ferito accidentalmente. Molto probabilmente, però, il giovane soffriva di crisi depressive. 

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mini Federica_MonteleoneIl gup di Vibo Valentia ha rinviato a giudizio quattro persone per omicidio colposo in relazione alla morte di Federica Monteleone, la studentessa morta dopo un intervento di appendicectomia. Il 18 giugno prossimo, davanti ai giudici del Tribunale dovranno comparire Filomena Panno, direttore amministrativo pro-tempore dell'Asl; i medici Benito Gradia e Giovanbattista De Iorgi e l'infermiere Mario Silvestri. Per la morte di Federica sono stati gia' condannate altre 8 persone.

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