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Lunedì, 18 Marzo 2019 16:41

Il patto tra i vibonesi e Cosa nostra per le estorsioni e il traffico di droga in Piemonte

Scritto da Redazione
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Oltre 400 uomini del Comando provinciale della Guardia di finanza di Torino, dello S.C.I.C.O. (Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata) di Roma e del Ros dei carabinieri sono stati impegnati stamattina nell’operazione denominata “Carminius”, coordinata dalla Dda di Torino, contro sodalizio di matrice ‘ndranghetista radicato sul territorio piemontese e collegato con i referenti di alcune "famiglie" della provincia di Vibo Valentia, in particolare con il clan Bonavota di Sant'Onofrio.

Nelle indagini sono rimaste coinvolte 18 persone, di cui 17 in Italia e una già detenuta all’estero. Tra le accuse contestate anche l’associazione di tipo mafioso finalizzata alla produzione e al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa. Il gruppo sarebbe guidato da tre capi: Salvatore Arone di 60 anni, Francesco Arone (58 anni) e Antonino Defina (53 anni). I provvedimenti, disposti dal gip del Tribunale di Torino, traggono origine da un’attività investigativa del Ros dei carabinieri di Torino avviata nel 2012 e da un lavoro della Guardia di finanza avviato nel 2015.

Dalle indagini è emersa anche l’esistenza di un sodalizio “allargato”, composto da cosche della ‘ndrangheta operative tra le province di Torino e di Cuneo che avevano stretto un patto di alleanza con esponenti di Cosa nostra siciliana, attivi a Carmagnola. «In questo modo – scrive la Guardia di finanza – personaggi di spicco dei distinti contesti mafiosi hanno potuto gestire, di comune accordo, numerose attività illecite nei settori del traffico di stupefacenti e delle estorsioni». Oltre 60 le perquisizioni, nei confronti dei 35 responsabili complessivamente indagati, in diverse località delle province di Torino, Genova, Cuneo e Vibo Valentia, condotte con il supporto di unità cinofile, un velivolo delle Fiamme Gialle e mezzi tecnici dell’Esercito Italiano - 32° Reggimento Genio Guastatori di Fossano.

L’inchiesta ha consentito di fare luce anche su intimidazioni, minacce e attentati incendiari ai danni di amministratori comunali per impedire il varo di un regolamento più restrittivo sull'installazione delle slot machine nei locali pubblici. Ad essere preso di mira dalle cosche è stato, in particolare, il comune di Carmagnola: tra il 2014 e il 2018 sono state incendiate le auto del vicesindaco Vincenzo Inglese e dell'assessore Alessandro Cammarata.

«Non dobbiamo parlare di un cancro invasivo come in altre aree geografiche – ha detto Paolo Borgna, procuratore vicario di Torino, nel corso di una conferenza stampa - ma di una febbricola permanente che comunque, se non viene contrastata e repressa, può diventare qualcosa di molto più grave. Ma per questo ci aspettiamo qualcosa in più, sul versante della collaborazione, dal mondo dell'economia e della società civile. L'amministrazione comunale di Carmagnola ci ha fornito un grosso aiuto. È stata molto più collaborativa dei cittadini. Speriamo che la tendenza cambi».

«L'aggressione ai patrimoni illeciti - ha affermato invece il generale Alessandro Barbera, comandante dello Scico della Guardia di finanza - è la nuova frontiera nella lotta al crimine organizzato. Obiettivo della vasta operazione di oggi è anche il sequestro di numerosi immobili, società (finanziarie, immobiliari, concessionarie di autoveicoli, imprese edili), conti correnti e cassette di sicurezza per un valore complessivo pari a oltre 45 milioni di euro. Se questa è una "febbricola" come ha detto il procuratore Borgna - ha osservato il generale - la nostra è stata una massiccia dose di aspirina».