Sabato, 26 Marzo 2022 09:52

FIMMINA DI RUGA* | Una bimba sul grande albero dei ricordi

Scritto da Loretta Cifone**
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Giuseppina Vellone Giuseppina Vellone

Studiando le famiglie mitologiche si sente spesso la necessità di disegnarne l'albero genealogico per meglio capire le relazioni familiari tra le generazioni. E questo si desidererebbe fare leggendo Fimmini di ruga, tanto grande e frondoso è l’albero dei ricordi di Giuseppina Vellone che, attenta, lucida, fortunata bimbetta, come uno scoiattolo passava da un ramo all’altro del grande albero della sua famiglia. A osservare, imparare, memorizzare.

L’autrice ha la mirabile capacità di narrare gli avvenimenti attraverso lo sguardo di una bambina e il lettore ha modo di venire in contatto non col mondo di un adulto che ricorda e ricostruisce il suo passato, ma con quello di una bambina che sta vivendo con incanto il suo presente. I ritratti delle nonne, delle zie, delle cugine vengono delineati con sobria ed esemplare chiarezza infantile, perché l’assenza di retropensieri, diffidenze, difese permette spesso ai bambini di cogliere, come una freccia che raggiunge un centro, aspetti nucleari delle persone, una abilità che, crescendo, può deteriorarsi.

Nelle pagine di questo libro si sente la dolcezza e la fiducia con le quali la protagonista bambina costruisce il suo mondo interno stando a contatto con i suoi familiari, condividendone i gesti, le situazioni, i riti della vita. È una capacità che hanno i grandi scrittori: mantenere intatta la corposità dei ricordi infantili e comunicarla attraverso la pagina scritta. E’ cosí che il lettore può, a sua volta, percepire e godere di quegli odori, di quei sapori, di quelle sonorità e può ristorarsi con l’eroina del libro all’ombra di quel grande albero, anche lui, come lei, tra donne di tante età, con le spalle avvolte in scialli blu, donne che esistono con le loro passioni, le loro abilità, donne che ci sono, che accolgono, che non si sottraggono, che fanno sentire anche un piccolo parte integrante della famiglia e del paese.

E’ un libro sull’infanzia questo, perché si evocano i vissuti di una bambina che cresceva come tutti i bambini dovrebbero crescere: nella considerazione, nel rispetto, nella cura da parte degli adulti. Ma con qualcosa in più: la possibilità di intrecciarsi con tante persone, diverse ma in armonia tra loro. Protagoniste della sua vita, l’autrice le solennizza ognuna in un capitolo del libro, e lo fa sempre con una delicatezza pari, si capisce, a quella che ha ricevuto e internalizzato.

Ma è anche un libro sulla separazione dall’infanzia. Tutti dobbiamo accettarla e svilupparci in un altrove. Forse, per chi lascia fisicamente il suo paese come l’autrice, la frattura appare come uno strappo eclatante, una luminosa lacerazione nello spazio astrale, e più evidente può emergere la necessità di conciliare i due mondi, quello dell’infanzia e quello dell’età adulta. Ma il cammino interiore necessario per tenere insieme le diverse parti di sé è inevitabile sempre, anche in chi nel proprio paese resta.

E seguendo l’autrice nelle sue fatiche per riuscire a non sentirsi scissa, ma ricca, in un doppio che non divide e distrugge, ma alimenta e potenzia, ne siamo noi stessi ritemprati, come quando in un cammino s’incontra uno sconosciuto col quale bello è fare un pezzo di strada insieme, ascoltando la sua storia e risuonando coi suoi racconti che ci dicono, come in una fiaba, che l’impresa può riuscire.

E’ perciò un'autobiografia il libro, ma raggiunge il mondo interno del lettore, richiamando con grazia poetica il gran lavoro psicologico - croce e delizia - che necessita fare durante tutta la vita: unire e separare.

Finisco citando il magnifico finale del sesto capitolo che raccoglie, a dire il vero, tutto quello che volevo dire: La giovane donna poteva andare nella nuova vita accompagnata da chi l’aveva amata.

Con il suo corredo, in tutte le accezioni del vocabolo.

*Questa recensione dà avvio a una nuova rubrica del Vizzarro che sarà curata da Giuseppina Vellone (psicoterapeuta, fondatrice della Onlus Famiglieperlafamiglia e responsabile di Casa di Deborah). Nel 2021 Giuseppina Vellone ha pubblicato il libro da cui trae il nome la rubrica. Pubblicheremo periodicamente sia dei brani tratti da Fimmini di ruga (in basso la copertina) sia dei suoi contributi inediti.

**Loretta Cifone, nata a Roma, dove vive e lavora, è laureata in Medicina e Chirurgia. Si è specializzata in Neuropsichiatria infantile ed è Membro della Società Psicoanalitica Italiana.

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