Stampa questa pagina
Sabato, 12 Marzo 2022 12:55

Da Serra al confine ucraino per portare aiuti. Il viaggio di Irene e Antonio

Scritto da Bruno Greco
Letto 5394 volte

La guerra tra Russia e Ucraina, lungi dal giudicare o azzardare analisi geopolitiche, riguarda senza dubbio tutti noi, alla stregua di qualsiasi altra guerra. Sia perché, con tutto ciò che comporta, viviamo in un mondo globalizzato, sia (e soprattutto) perché sono le storie ad appartenerci, i racconti e gli affetti di persone con le quali conviviamo e che magari, da un momento all’altro, si ritrovano coinvolte nell’assurdità di un conflitto.

Quelle bombe familiari già dal 2014

Marichka-Iryna Disko (da ora in poi la chiameremo, come ormai fanno tutti, Irene) vive a Serra San Bruno, dove ha conosciuto Antonio Ancora, che è diventato suo marito e dal quale ha avuto due figli. Da qualche settimana è però stata catapultata in un vulnus psicologico pensando alle sorti della sua famiglia in Ucraina. Nel 2014, sotto il suono delle sirene a Kiev, lei stessa aveva già conosciuto le bombe, le paure e l’incertezza che scandiscono i giorni. Prima di arrivare in Italia, fino al 2015, Irene ha lavorato presso l’ente provinciale di Nadvirna, nella regione di Ivano-Frankivsk, dove ieri è stato distrutto l’aeroporto. Proprio grazie ai contatti coltivati durante il suo vecchio lavoro è riuscita a partire da Serra nei giorni scorsi, con suo marito Antonio e l’amico Gregorio Tassone, per andare a fornire il suo aiuto ai compatrioti ucraini, tra i quali ci sono anche i suoi due fratelli impegnati in prima linea tra le fila della Protezione Civile. Quei fratelli che dal primo giorno dello scoppio di questa assurda guerra non le hanno fatto chiudere occhio a causa della preoccupazione che l’assilla per la loro sorte. Sono loro, infatti, assieme agli altri volontari schierati come forze di polizia, ad assicurarsi e avvertire sull’arrivo di droni o velivoli o sull’avanzata dell’esercito russo.

Così, lunedì scorso (7 marzo), con un camioncino carico di medicinali, viveri, accessori e roba utile alla causa, Irene, Antonio e Gregorio sono partiti alla volta del confine ungherese con l’Ucraina per portare aiuti alla popolazione. «Solo 12 ore prima di partire – ha spiegato Antonio al Vizzarro – abbiamo avuto contezza di quale fosse stata la nostra destinazione. Grazie ai contatti politici di mia moglie a Nadvirna siamo riusciti a capire che il corridoio migliore – sia per noi che per chi ci veniva incontro per ricevere gli aiuti che portavamo – era l’Ungheria». Ben 4700 Km andata e ritorno con un camion, carichi di vestiti, medicinali, stuoie, fornelli, sacchi a pelo, passamontagna, coperte termiche e altro materiale da campeggio, nonché pannolini e cibo per bambini. Naturalmente tutto preceduto da un lavoro di logistica tra Irene e una delegazione di politici di Nadvirna. «Portare il nostro contributo al confine con l’Ungheria – dice – non è stato per niente semplice. È dal primo giorno che sono psicologicamente distrutta pensando ai miei familiari e da subito, attaccata alla Tv e al telefono, ho pensato a cosa fare per fornire aiuto alla famiglia e ai miei compatrioti. In contatto con una delegazione di Nadvirna ho cercato di capire come poter dare il mio contributo. Dopo la loro richiesta ufficiale ho seguito tutte le istruzioni, anche a livello burocratico. Ho avuto perfino il supporto di un avvocato che mi ha spiegato per filo e per segno le procedure necessarie. In più, è stata stilata una lista delle principali cose che servivano ai volontari ucraini e alla fine siamo riusciti a partire, anche grazie al contributo di chi ha voluto sostenerci».

Un’onda di solidarietà

All’appello di Irene e Antonio hanno risposto in tanti, da tutti i comuni delle Serre e non solo, anche da fuori regione. «Se siamo riusciti ad arrivare al confine con l’Ucraina, nel corridoio di Vynohradiv Raion, è stato anche grazie all’aiuto delle persone – ha precisato Antonio – che hanno sostenuto il nostro viaggio, sia in termini di denaro che di altre donazioni. Tanto per fare un esempio, 2mila euro sono stati spesi solo per il carburante».
Descrivendo le emozioni provate durante il viaggio, Antonio ci ha raccontato la forte tensione provata nel dirigersi verso una destinazione ignota. «A 70 Km dal confine – ha detto condividendo le emozioni della moglie – ho notato in Irene il repentino cambio di umore, conscia che non avrebbe potuto recarsi a casa sua per incontrare i suoi familiari. Non avrebbe potuto fare ritorno alle sue radici come faceva prima tranquillamente, scegliendo la sua terra magari per andare in vacanza».

Alla dogana, presso il punto di accoglienza, Irene e Antonio sono riusciti a passare grazie a tutta la documentazione prodotta col lavoro dei giorni precedenti. «Siamo stati impossibilitati a raggiungere il suolo ucraino – ha detto Irene – perché Antonio non aveva il passaporto. Ma, come avevo richiesto, assieme alla delegazione politica di Nadvirna, in una zona neutrale tra l’Ungheria e l’Ucraina, sono riuscita – ha continuato con tono commosso – a riabbracciare per pochi minuti i miei fratelli, che tanto si stanno spendendo in seno alla Resistenza. Non sapevo fino all’ultimo se fossero arrivati ma invece ce l’hanno fatta e questo mi ha reso estremamente felice».

Nonostante la fortuna di poter rivedere i fratelli, anche per un brevissimo periodo di tempo, in Ucraina Irene ha ancora la madre, gli zii e tanti altri perenti che al momento non sa quando potrà rincontrare. «Non so come andrà a finire – ha detto in ultimo Irene – ma so per certo che il mio popolo non cederà, perché se lo facesse vorrebbe dire che la stessa cosa potrebbe succedere in altri posti in un futuro non molto lontano. La nostra è una lotta per la democrazia, per la democrazia non solo dell’Ucraina».

I ringraziamenti del presidente Alexander Keniz

Dopo quanto fatto da Irene e Antonio per il popolo ucraino è arrivato anche il messaggio del presidente del consiglio distrettuale Alexander Keniz: «Grazie mille alla nostra cara Mary-Iryna Disko per aver organizzato gli aiuti umanitari per le vittime dell'aggressione russa. Il vostro sostegno ci dà forza nella lotta contro gli aggressori. In questo momento difficile aiuti l'Ucraina a resistere e vincere. Grazie ché lontana dalla nativa Ucraina ricordi la patria. Gloria all'Ucraina! Gloria agli eroi!».

Progetti per il futuro

Da parte sua, invece, nel ringraziare tutti coloro che hanno contribuito, Irene ha scritto sul suo profilo Facebook: «Antonio e io sentiamo il bisogno di ringraziare tutti per l'aiuto e l’affetto dimostrati. Noi abbiamo fatto una parte, ma ognuno di voi ha dato il meglio di sé, dimostrando ancora una volta che è nei momenti più bui che emerge il meglio dal cuore delle persone buone.

Ci farebbe immenso piacere citarvi uno per uno, ma, credeteci, è davvero impossibile. Da un piccolo ruscello è nata, nell’arco di pochi giorni, un'ondata di piena travolgente che ci ha dato la spinta giusta per superare tutti gli ostacoli e le paure. La vostra generosità e solidarietà ci hanno commosso e ancora ci commuovono. Dalla nostra stupenda famiglia agli amici di sempre, a quelli appena conosciuti, alle generose comunità e associazioni di tutti i paesi del circondario, e ancora gli esercizi commerciali, i professionisti, le istituzioni ma anche i semplici passanti che venuti a sapere dell’iniziativa ci fermavano: «Posso fare qualcosa?», «Pomeriggio sono libero e vengo a dare una mano», «Tranquillo, a questa cosa che non trovi ci penso io»: grazie! Grazie di vero cuore!».

Irene Disko con i fratelli, Gregorio Tassone e altri volontari

Tra tutti, Gregorio Tassone ha voluto condividere il viaggio proprio con Irene e Antonio, aiutandoli sia nella logistica che nella guida durante il lungo viaggio: «Stavo aiutando mia sorella – ha raccontato – nella raccolta di beni di prima necessità da inviare in Ucraina. In quel frangente ho visto Antonio impegnato nell’organizzazione di questo viaggio al confine. Ho visto un ragazzo in lacrime, che aveva bisogno di essere accompagnato. Ne ho parlato con mia moglie che mi ha fornito tutto il suo sostegno e siamo partiti». Ripercorrendo il suo vissuto, Gregorio ha poi aggiunto: «Lì al confine è stata un’esperienza straziante, che ti fa comprendere tutte le contraddizioni di questo mondo. Ho vissuto per anni a Belfast dove ancora vengono incancrenite le differenze culturali tra cattolici e protestanti, una cosa che ho vissuto sulla mia pelle. Dal racconto di Irene ho potuto comprendere come anche in Ucraina esista questo perenne scontro tra filorussi e non, che porta la gente a non potersi fidare di nessuno. Al confine tra Ungheria e Ucraina, ancora, queste differenze tra le persone erano estremamente palpabili, anche e soprattutto in base al ceto economico: giovani con lussuosi mezzi che attraversavano il corridoio pur dovendo restare in patria, vige infatti l’obbligo di rimanere dai 18 ai 60 anni, e bambini costretti ad abbandonare la propria terra con mezzi di fortuna». Infine, lanciando un proprio messaggio Gregorio ha detto: «Penso che le differenze, culturali e di religione, debbano farci crescere non dividerci. In più, dopo questa esperienza, capisco ulteriormente quanto siamo fortunati».

«Non avrei mai voluto sponsorizzare quanto fatto in questi giorni – ha dichiarato in ultimo Antonio – per questo ho rifiutato anche l’invito di un’emittente televisiva locale. Ma poi ho pensato che è giusto raccontare storie di questo tipo anche perché la gente che ne viene a conoscenza può fare altrettanto in termini di aiuto. E questo è ciò che mi auguro».

Il prossimo obiettivo sarà la costituzione di un’associazione per continuare nell’azione di aiuti umanitari nei confronti del popolo ucraino.

Video

L'incontro di Irene con i fratelli al confine tra Ungheria e Ucraina durante la consegna degli aiuti umanitari