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Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
La cosiddetta transizione energetica è sempre più un furbesco e super efficace meccanismo per buttare risorse collettive, denaro sborsato dai cittadini, dentro il pozzo senza fondo scavato nelle viscere del pubblico erario dai gruppi economici e finanziari legati al settore delle fonti rinnovabili.
Questo tragico e beffardo processo è ben definito in un documento degli indigeni messicani espulsi dalle loro terre ancestrali per la costruzione di 132 pale eoliche: di barbarie tecnologica della presunta economia verde si tratta, l’opposto cioè della sostenibilità e della decarbonizzazione che la propaganda industriale dichiara di voler perseguire attraverso l’incremento tendenzialmente illimitato della monocultura energetica. La vandalica distruzione dei territori, definita in una dolente nota dalla Soprintendenza speciale per il PNRR una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile che lascia prefigurare la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno, è supportata da una sostanziale sospensione della Carta costituzionale e della prassi democratica attraverso la creazione del “prioritario interesse nazionale” messo in campo dallo sfacciato decreto 1999 del 2021 emanato dal presidente del consiglio Draghi.
La violenza autoritaria dei governi di ogni colore (che hanno privatizzato anche il settore energetico e garantito enormi profitti a multinazionali e aziende varie con i soldi dei cittadini elargiti a pioggia utilizzando la modalità impazzita di un sistema di incentivi retto da logiche emergenziali, favorevoli alla speculazione di privati senza scrupoli) sta creando in Italia tensioni sociali un po’ ovunque, visto che l’avanzata delle rinnovabili contro il territorio e il buon senso è incompatibile con l’impegno della gente capace di affrontare la crisi ecologica davvero, rigenerando i propri ambienti di insediamento con attività produttive, culturali ed escursionistiche il cui presupposto è la buona salute del contesto di appartenenza.
La temperatura si sta facendo incandescente, e proprio nei giorni scorsi ad Agnana, nella Locride in provincia di Reggio Calabria, la popolazione locale ha dato una grande prova di dignità, attaccamento al luogo di residenza e capacità di argomentare con la ragione e con la passione l’opposizione al raggiro ideato ai suoi danni da una compagnia energetica norvegese (Statkraft) e dalle sue succursali italiane.
Questi signori lontani, che avevano inviato ad Agnana un manipolo di spauriti giovani di sesso femminile e maschile incaricati di perorare la causa del loro distruttivo progetto (tre anni dopo la presentazione nelle previste sedi istituzionali-burocratiche per l’avvio della procedura), hanno provato a prendere per i fondelli gli autoctoni con un furfantesco bla bla bla teso a spacciare il disprezzo nei confronti delle loro esigenze e delle loro esistenze per impegno a favore del territorio.
Ma le povere facce toste prezzolate schierate al Centro polifunzionale davanti a un uditorio di 140 persone non erano credibili mentre, posizionate a fianco del sindaco Cusato organizzatore della serata e moderatore del dibattito, definivano i loro datori di lavoro paladini della valorizzazione degli ecosistemi, coinvolgimento delle comunità locali, protezione dei versanti e del patrimonio culturale, promozione della consapevolezza e dell’istruzione. E gli agnanesi, ponendosi all’attenzione di tutto il territorio nazionale come un faro di resistenza e di fierezza nella notte buia del torpore e dell’asservimento, li hanno costretti a prendere atto della gatta difficile da pelare che intralcerà la marcia mortale della loro energia sporca.
I cori definiti dal sindaco da stadio, intervenuti a più riprese a sostegno del bellissimo intervento della signora Sansalone e di tanti altri partecipanti e la stessa votazione finale, giuridicamente irrilevante ma politicamente significativa, fanno capire ai proponenti che ad Agnana tira per loro una brutta aria. Come ha detto un signore che ha chiesto di rimanere nell’anonimato al termine della consultazione del 15 gennaio (riservata ai residenti e vinta dai contrari al progetto con il punteggio schiacciante di 52 a 9): Sti norvegesi ficiru i chi mundu è mundu piscistoccu e baccalà, e s’a purtaru bona. Ora chi nci pari, chî baccalà simu nui? (Traduzione: Questi norvegesi da sempre erano specializzati nella produzione di stoccafisso e baccalà, e questo è stato un loro grande merito. Ora cosa si sono messi in testa invece, che i baccalà siamo noi?).
*Coordinamento regionale Controvento - per il paesaggio e il territorio calabrese
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