Giovedì, 18 Settembre 2025 16:20

Il passo del gambero. Verso la transizione o la distruzione ecologica?

Scritto da Controvento
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La conferenza stampa tenuta sotto il sole cocente del 16 settembre davanti alla Cittadella regionale, proprio sulla soglia di un palazzo del potere inaccessibile al popolo (teoricamente) sovrano, ha consentito di ribadire le domande poste ai  professionisti della politica  da un grande movimento civico come il Coordinamento regionale Controvento, formato da cittadini e comitati di varie estrazioni ideologico-culturali, che sventolano tutti però le bandiere del bene comune, dell’interesse generale e del buon senso. E il buon senso della nostra gente, che non vuole rimanere legata alla dimensione politica soltanto da un tenue filo elettorale (mentre le decisioni più importanti per la società avvengono nelle segrete stanze), chiede innanzitutto: può una reale transizione ecologica realizzarsi in spregio della legalità costituzionale? Può farsi beffe della Repubblica impegnata a tutelare con l’articolo 9 della sua Carta fondamentale paesaggi, ecosistemi e biodiversità? Può, in funzione del profitto di privati, appropriarsi di beni pubblici e distruggerli come sta facendo per esempio con il patrimonio forestale calabrese? Può ignorare le norme di ordine pubblico economico (articoli 41-43 della Costituzione) che ascrivono la produzione e la gestione dell’energia all’ambito dei servizi pubblici essenziali? Può considerare il territorio una vacca da mungere, una merce a disposizione degli utili del settore energetico, e socializzare i costi ambientali ed economici del suo sfruttamento con impianti eolici e fotovoltaici di dimensioni rigorosamente enormi? Può far dipendere la dignità e la qualità della vita delle popolazioni insediate sui territori, avvinte alle loro risorse e alle loro memorie storiche, da decisioni di poteri non democratici come sono quelli di imprese energetiche e gruppi finanziari? Può continuare a mescolare il diavolo con l’acqua santa, la deregolamentazione sempre più spinta in materia di rinnovabili con la Nature restoration law, regolamento europeo che prescrive il salvataggio e il ripristino degli ecosistemi in tutti gli stati membri? Può stimolare programmi elettorali cerchiobottisti (e totalmente privi peraltro della manifestazione di una volontà di ripubblicizzare il settore energetico), contenenti apparenti riconoscimenti della necessità di fermare la speculazione sostituendola con una produzione energetica da fonti rinnovabili in armonia con il territorio,  riconoscimenti però appaiati a una valutazione delle cosiddette aree marginali (quelle cioè più generose nell’ elargizione di servizi ecosistemici, la cui preservazione si impone per rigenerare davvero  la biosfera) come aree elettive per ospitare impianti agrivoltaici ed eolici integrati? Non può, a meno che non voglia mostrare urbi et orbi di considerare il riscaldamento globale come il cognato dell’imprenditore Gargamella considerava il terremoto dell’Aquila: una grande opportunità di affari capace di farlo ridere di contentezza nel letto di notte. Non può una transizione ecologica essere così palesemente una presa degli elettori per i fondelli, se i politici di mestiere che la stanno orchestrando vogliono essere almeno all’altezza del liberale Giovanni Giolitti, “ministro della malavita” secondo Gaetano Salvemini, che, per non esporre le pubbliche amministrazioni e i cittadini ai pesanti inconvenienti scaturiti dalla gestione da parte di concessionari privati dei servizi idrici ed elettrici, promosse la legge 103 del 1903,  “municipalizzando“ i servizi pubblici locali. Meno male che Gaetano Salvemini non può resuscitare: sarebbe costretto a riabilitare l’esecrato Giolitti e non troverebbe parole adeguate a definire i suoi successori, campioni mondiali di passo del gambero. Controvento aspetta tutti i politici al varco, come ha dichiarato in conferenza stampa: se  prometteranno di voler fermare finalmente il consumo di suolo e di voler realizzare energia rinnovabile da fotovoltaico esclusivamente sulle  ampie superfici già compromesse (chiudendo le porte a eolico, biomasse, rigassificatori, fonti fossili e, prima di tutto, all’economia della crescita in rotta di collisione con i limiti biofisici del Pianeta) saranno interpreti dei bisogni delle persone a cui chiedono il voto; in caso contrario saranno alleati, o servi, di padroni lontani, di sfruttatori alla ricerca di immorali guadagni.

 Coordinamento regionale Controvento - per il paesaggio e il territorio calabrese.

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