Martedì, 30 Settembre 2025 16:37

Il Tribunale della Storia

Scritto da Controvento Calabria
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Il 29 settembre Legambiente ha organizzato a Catanzaro un “incontro pubblico ma privato” con Tridico e Occhiuto, candidati alle prossime elezioni regionali, che pur essendo stato propagandato come "confronto" non ha consentito l'intervento di liberi cittadini nella discussione su un tema di grande interesse collettivo. Ai due contendenti, come al solito, l’associazione ha chiesto di trattare la Calabria come un territorio a piena disposizione del settore energetico, una regione in cui si dovranno “ realizzare ancora impianti grandi e piccoli, a terra e in mare”. I due interlocutori, per fortuna, non hanno mostrato di aderire fino in fondo al programma di guerra di Legambiente, e noi , esibendo il nostro striscione “Rinnovabili sì ma non così “ abbiamo protestato contro la faccia tosta di chi non difende più l’ ambiente ma rapaci gruppi economico - finanziari, evitando ogni confronto pubblico con la popolazione critica che noi rappresentiamo. Ecco di seguito il discorso che avremmo fatto se ci avessero fatto parlare.

Rappresentiamo Controvento, un coordinamento di 197 associazioni disseminate in tutta la Calabria, da Alessandria del Carretto a Melito di Porto Salvo. Molti di noi appartengono a una generazione che ha sognato, desiderato, bramato l’avvento della produzione energetica da fonti rinnovabili. Sperando soprattutto che avrebbe consentito all’ umanità di lasciarsi alle spalle la dismisura connessa all’energia fossile: gli sprechi, il gigantismo, il delirio di onnipotenza, l’iper produttivismo, il consumismo, la guerra permanente contro la natura. Ma non abbiamo i paraocchi: un’ energia rinnovabile ecocida, insostenibile, che fa saltare gli equilibri territoriali (idrogeologici, ambientali, sociali) , che favorisce la “ ndrangheta dei boschi “ e un settore privato affamato di denaro pubblico noi non la vogliamo, è un fenomeno sconcertante e paradossale e lo stiamo contrastando. A Legambiente vogliamo dire che la sindrome NIMBY ( non nel mio giardino), troppo spesso evocata a sproposito, semplicemente non esiste in questo contesto : esistono solo persone benemerite che, nell’ interesse generale di ogni specie vivente, valle per valle , crinale per crinale, albero per albero, metro per metro di suolo, stanno difendendo le possibilità di rigenerazione di ogni area geografica; si dedicano in pratica alla faccenda che dovrebbe impegnare tutti quanti nell’epoca della crisi ecologica, per contribuire alla guarigione dell’ecosistema terrestre.

A questo proposito ai politici presenti vogliamo dire che se non faranno di tutto per fermare il consumo di suolo, per sottrarre agli appetiti degli affaristi di ogni risma questo presupposto della vita, dispensatore di servizi ecosistemici e primario regolatore climatico, falliranno il loro compito storico; saranno dei falliti fallimentari magari blanditi oggi da gruppi economico - finanziari di predoni, ma giudicati come meritano da chi verrà dopo di noi. Non era affetto dalla sindrome NIMBY in Messico nel 2012 il popolo zapoteco che, scacciato dalla foresta di mangrovie da cui ricavava la sua sopravvivenza per la costruzione di 132 pale eoliche, denunciò “ la barbarie tecnologica della presunta economia verde”. Bolsonaro, l’infausto ex presidente del Brasile, disse che ottocentomila indios dell’ Amazzonia non possono condizionare l’economia di una nazione . Ma mentre l’ economia di cui si fa portavoce Bolsonaro reclama mani libere per continuare a suonare la stessa musica che ci sta portando all’auto estinzione, gli indios di tutto il mondo, pur rappresentando soltanto il 5% della popolazione totale, negli habitat in cui sono insediati con i loro stili di vita, stanno custodendo l’ottanta per cento della biodiversità del Pianeta.

Noi siamo dalla parte degli indios, dalla parte della giustizia e della vita, è tempo che voi smettiate di essere dalla parte di Bolsonaro, se non volete attirarvi il dissenso della gente con la testa sulle spalle e se volete davvero affrontare il triste fenomeno dell’astensionismo degli elettori, che vi rende minoranza della società, casta, élite senza un vero mandato. Noi vi aspettiamo al varco: siamo un popolo trasversale, formato da persone di varie estrazioni ideologiche e culturali unite dall’esigenza di fermare gli speculatori massacratori del territorio. Abbiamo presentato a marzo, al Consiglio regionale intero, un appello sostenuto da 15.000 firme, corredate dagli estremi di 15.000 documenti di identità, e non abbiamo ricevuto alcuna risposta né di cortesia né tantomeno politica. Nel frattempo le firme sono diventate più di 30.000 e questo significa che sta succedendo qualcosa nella società calabrese: si chiede alla politica una cura dei beni comuni , non più la cura di interessi clientelari. Molti di noi voteranno uno di voi due il 5 e il 6 ottobre, ma non vi daremo una delega in bianco, non vogliamo essere collegati a voi solo da un tenue filo elettorale . Sentirete il nostro fiato sul collo e se non scriverete nel Piano integrato energia e clima che , secondo le indicazioni dell’Ispra , non si consumerà più neanche un centimetro di suolo per raggiungere i 3,2 Gigawatt di energia rinnovabile, noi non vi daremo tregua. Le aeree idonee cosiddette devono essere quelle già compromesse, il resto è vita da difendere dai programmi di Bolsonaro.

Coordinamento regionale Controvento - per il paesaggio e il territorio calabrese

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