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Domenica, 30 Maggio 2021 09:32

Intrecci sonori, l’armonia tra uomo e natura nell’ultima pubblicazione di Valentino Santagati

Scritto da Redazione
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Condofuri, contrada Saracina, Sebastiano Condemi che suona il "Fischiettu di Pilimbaci" Condofuri, contrada Saracina, Sebastiano Condemi che suona il "Fischiettu di Pilimbaci"

La cultura agro-pastorale calabrese non avrebbe mai pensato di dover fare i conti con qualcosa che potesse definirsi “inquinamento acustico”. Eppure è già dal lontano 1995 che esiste una legge in Italia (la 447/1995) pensata per tutelare le persone dai suoni «pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi». Il primo lockdown dovuto alla pandemia da Coronavirus ha ricondotto le grandi città in sintonia con i suoni della natura, purtroppo spesso interrotti da crudeli sirene puntuali nel riportarci alla realtà dei rumori. La ricerca/riscoperta di armonia tra uomo e natura è l’oggetto dell’ultimo lavoro dell’etnomusicologo Valentino Santagati, da sempre impegnato a tener viva la tradizione, quella condizione di vita genuina che solo i pochi rimasti detentori della cultura agro-pastorale sono in grado di trasmetterci.     

INTRECCI SONORI Intrecci sonori, tracce di un ecosistema acustico in Calabria, è un cd molto originale, curato da Valentino Santagati e pubblicato in questi giorni dall'editore Squilibri. L'impasto di suoni e canti di tradizione orale dell'estremo Sud peninsulare con la musica degli elementi naturali e i versi degli animali poteva rivelarsi un azzardo, visto che fino a questo momento (con pochissime eccezioni, certamente meno “sbrigliate” del caso in esame, come un altro cd dedicato a Mesoraca da Antonello Ricci) l'etnomusicologia italiana non si era ancora incamminata su strade viceversa abbastanza battute all’estero da studiosi alla Steven Feld, muniti della solida e vivace guida rappresentata dal volume Il paesaggio sonoro di R. M. Schafer.

Condofuri, contrada Tefàni, estate 2019, foto di Elena Gallo

L’ECOSISTEMA ACUSTICO CALABRESE Insomma, una strada apparentemente impervia quella percorsa da Santagati ma che porta anche l’etnomusicologia italiana a quella costante ricerca di ritrovare l’armonia tra uomo e natura, a quell’ecosistema acustico calabrese minacciato dall’avvento delle macchine. E invece la sequenza di registrazioni montate “artigianalmente” in un'unica traccia avvince per forza estetica e, disarmando chi poteva aspettarsi un impressionistico, meccanico e in definitiva noioso tentativo di evidenziare le interazioni tra suoni ambientali e plasmazioni culturali degli umani di estrazione rurale, d’incanto ci conduce in medias res, nell'atmosfera acustica, potente e discreta nello stesso tempo, di alcune località non ancora colpite dal turismo di massa, dalla speculazione, dalla “valorizzazione” e dalla smania infrastrutturale che hanno reso il paesaggio nazionale un’Italia sventrata/dalle ruspe che l'hanno divorata, come ci ricordano i versi di Roversi cantati da Dalla.

Fiumara Amendolea, giugno 2020, foto di Elena Gallo

SUONO CIBO PER LO SPIRITO Nel lavoro di Santagati ci sono i luoghi per pastori e robusti camminatori, che gravitano intorno al medio corso della fiumara Amendolea nel comune di Condofuri e della più piccola fiumara Àgrifa nel comune di San Lorenzo, dove le timpe, le forre, i tormenti orografici, la vegetazione assetata, le acque a volte parche e nascoste emanano, dall'alba al crepuscolo, di notte e in tutte le stagioni, un ronzare di insetti, uno scampanare diffuso tra belati e richiami, una felicità di uccelli di bassa e d'alta quota. L’ecosistema acustico di cui parla l’etnomusicologo è stato vissuto e “alimentato” da popolazioni di agricoltori e allevatori immerse in una dimensione soprannaturale (di forte impronta precristiana e politeista) nella quale il suono può rivelare ciò che non si vede e quel che cade sotto gli occhi è la minima e più ingannevole parte dell'esistente.
Santagati ha voluto sottolineare come il libero mercato e la crescita illimitata hanno fallito, risultando tra l’altro responsabili della crisi ecologica da cui dovremmo cercare di uscire passando a una fase più avanzata della storia umana fondata su un trattato di pace con la natura mentre l’arte, le relazioni e la spiritualità non sono annichilite da una miserabile economia: almeno emotivamente tanta bellezza a disposizione dell’udito (il senso più importante nella cultura orale tradizionale) induce a percepire l’orrore dei desolanti inferni industriali e delle scorregge dei motori del Duemila.

Marina di San Lorenzo, contrada Tavuleri, Pasquale Scaramozzino e Domenica Cozzucoli fotografati da Carlo Mangiola nel 1997

DEPOSITARI DI UN SAPERE PERDUTO Dopo quest’esperienza di ascolto, si capisce che fino a questo momento le nostre abitudini cittadine di fruizione della musica hanno arbitrariamente preteso “l’isolamento” delle zampogne, dei doppi flauti, dei canti, dei tamburi, degli organetti e dei flauti di corteccia. Tra le manifestazioni sonore di gazze, passeri, merli, galli, tortore, cicale, grilli, rane, asini, ovini con le loro campane “accordate come le zampogne”, tra  gli ululati del vento e le fiumare scroscianti, serpeggiano le esecuzioni di eccellenti depositari dei saperi musicali della provincia di Reggio Calabria: Sebastiano Condemi di Condofuri (1926-2010), Pietro Romeo di Brancaleone, Peppino Romano di Antonimina, Totò Caracciolo di Siderno, Giuseppe e Pasquale (1921-2001) Scaramozzino con Domenica Cozzucoli (immensa cantante nata nel 1931 e appena scomparsa) di San Lorenzo, Paolo Nucera di Bova, Saverio Toscano di Cardeto, Pasquale Raffa di San Giorgio Morgeto (1939-2013) e Giuseppe Furfaro di Giffone. 

Un cd che ci regala, come dice lo stesso curatore, «la colonna sonora del futuro vivibile da costruire al più presto nonostante l'imperversare di presidenti e ministri della distruzione ecologica».

IMMAGINI E NOTA DEL CURATORE «Intrecci sonori non si addentra nei territori complessi e affascinanti dell'antropologia e della storia, è piuttosto una reazione viscerale all’inquinamento acustico, rilevante manifestazione della furiosa e dilagante distruzione del mondo naturale chiamata di volta in volta crescita, progresso o sviluppo, mentre potrebbe definirsi meglio necrofilia, inclinazione nevrotica della fase storica attuale che ci ha privato dell’istinto di sopravvivenza, tanto utile agli umani dei tempi andati. L'intensa percezione uditiva del paesaggio di una società di cultura orale dipendente dalle risorse locali rinnovabili e, dunque, dagli equilibri della biosfera, diventa, nell'evocazione, bandiera di una volontà di resistenza all’alienazione, chiama a raccolta i partigiani della bellezza schiacciati dall'orrore».

Cardeto, contrada Colacheccu, Saverio e Vincenza Toscano, foto di Yolanda Broussard

Giuseppe Romano e Pietro Romeo, foto di Bruno Marzano

Pasquale Raffa, foto di Piero Crucitti

Bova, estate 2000, Domenico Milea e Paolo Nucera, foto di Cecè Casile

Condofuri, contrada Saracina, Sebastiano Condemi

San Lorenzo, contada Caràfi, 1996, foto di Mariarosa Santagati
«Antica sorgente in seguito sacrificata sull'altare degli scriteriati interventi speculativi affossatori della vita nei territori»

San Lorenzo, contrada Cimirri, 2018, foto di Nino Manti

San Lorenzo, contrada Limbìa, 2019, foto di Nino Manti

San Lorenzo, contrada Mbricorta, foto di Nino Manti

San Lorenzo, contrada Spripòdi, foto di Nino Manti

San Lorenzo, contrada Limbìa, foto di Nino Manti

San Lorenzo, contrada A sena, χumara i Misafrica, 2015, foto di Nino Manti

 

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