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Venerdì, 24 Dicembre 2021 06:00

L’epopea dei Tassone, da Bruno a Mattia. La zampogna suona ancora

Scritto da Bruno Greco
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Bruno Tassone (lu nigru) con i figli Vito e Michele Bruno Tassone (lu nigru) con i figli Vito e Michele

«Arrivaru li nìgri! Vinìti ca ci sugnu li zampognari/Sono arrivati i nìgri! Venite, ci sono gli zampognari». A Serra, durante il periodo della novena di Natale non hanno mai mancato un appuntamento le zampogne della famiglia Tassone (da tutti conosciuti col soprannome nìgri). Al loro passare i balconi e le entrate delle case si riempivano di persone stipate ad ascoltare quelle melodie tipiche delle festività. Le passate dello strumento musicale più significativo delle Serre hanno allietato da sempre le vie (li rùghi) della cittadina della Certosa. Quelle note oltre a fare da annuncio alle festività rappresentano l’essenza stessa del Natale, l’attesa che accompagna e prepara alla natività.

Giuseppe e Vincenzo Tassone (nipote e figlio di Bruno)

BRUNO E LA TRADIZIONE DI FAMIGLIA Serra deve tanto alla famiglia Tassone e soprattutto alla testardaggine di Bruno (1896-1975) che dalla zampogna rimase folgorato tanto da desiderarla come si desidera la donna amata e custodirla caramente come si fa coi figli. All’età di 30 anni circa acquistò gli strumenti di Mastru ‘Lariu (Ilario Fazzari) di Ragonà (Nardodipace), affascinato dalla zampogna a chiave che poi lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Se Mastru ‘Lariu fosse un tipo riservato, scontroso o solitario non lo sappiamo… di sicuro c’è che quell’uomo – le cui storie sono tra le più ricercate dagli studiosi – molto probabilmente fosse poco avvezzo all’insegnamento, tant’è che Bruno Tassone la gran parte delle cose che ha imparato, sia come costruttore che come suonatore, l’ha fatto spesso da autodidatta. Le zampogne dei Tassone hanno suonato sempre dalle Serre fino al Pollino. Infatti, Bruno era solito spostarsi con i figli nel Cosentino, luogo dove incontrò quella che poi fu anche la seconda moglie e che contribuì ad accrescere ancora la sua prole: ebbe in tutto 24 figli. Tra questi, gli appassionati suonatori che lo hanno accompagnato cogliendo la sua eredità furono Leonardo e Michele (venuti a mancare rispettivamente il 13 dicembre del 2013 e lo scorso 6 dicembre), Vito e Nazzareno, suonatori sia di zampogna che di pipita. Sono stati loro i detentori del sapere di Bruno Tassone il quale, ossessionato dalla passione per la zampogna, ne modificò addirittura un modello personalizzandolo a suo piacimento.

Il giovane Mattia Tassone porta avanti la tradizione di famiglia senza la quale i serresi si sentirebbero privati di un pezzo della loro identità

IL PASSATO CHE RIVIVE Ciò che appare come una propensione ormai antica, destinata a sparire con i protagonisti delle vecchie generazioni, è invece estremamente attuale. A Serra il vero erede della tradizione della famiglia Tassone è Mattia (20 anni), nipote di Leonardo. «Il mio bisnonno Bruno – ha raccontato Mattia Tassone al Vizzarro – dopo avere acquistato i primi strumenti da Mastru ‘Lariu di Ragonà e di seguito alla sua frequentazione dei territori di Cosenza ha modificato una zampogna, la cosiddetta 18, in modo da renderla unica. Era un girovago assai curioso che amava confrontare la nostra zampogna a chiave con quelle più grandi che ancora si suonano nella provincia di Cosenza e che misurano 6 palmi. Studiando i diversi modelli ha fatto prima la 16 e poi la 18. In giro ne esistono pochi esemplari, forse oramai perduti, anche perché le nostre zampogne si costruiscono con l’erica, e trovare dei pezzi così grandi utili a fare le canne della 18 era difficilissimo. Rispetto alle altre zampogne quella modificata dal mio bisnonno ha anche una canna in più, 6 invece di 5». Quanto alla sua passione per la tradizione di famiglia Mattia Tassone ha continuato: «Purtroppo mio nonno Leonardo è morto quando io avevo 12 anni. Mi dispiace non averlo avuto come maestro per apprendere il suo sapere. È sorta dunque in me una sorta di necessità. Sentivo che quest’arte mi apparteneva e volevo riuscire a farla mia». Obiettivo più che raggiunto dato che Mattia suona gli strumenti di famiglia ma è anche un neo-costruttore della zampogna a chiave delle Serre. Oggi, quando i bordoni di una romana o mezzetta risuonano tra le vie di Serra durante ricorrenze, processioni e festività natalizie, c’è quasi sempre lo zampino di Mattia che, assieme al suonatore di pipita Antonio Rossomanno (il quale un tempo accompagnava suo nonno Leonardo), tiene viva una tradizione antica senza la quale i serresi si sentirebbero privati di un pezzo della loro identità. (In alto a sinistra Antonio Rossomanno e Mattia Tassone. Foto di Fernando Callà).

Quel modello custodito a Giffone

UNA RICERCA INFINITA Negli anni, sono stati tanti gli appassionati ad occuparsi della zampogna 18. Tra questi abbiamo sentito il costruttore Bruno Marzano e il musicista Domenico (Mimmo) Morello, che dell’esistenza di questa particolare zampogna è riuscito a reperire anche della documentazione fotografica. «La 18 – hanno precisato Marzano e Morello – è una zampogna enorme che per le sue caratteristiche non veniva usata mai da sola ma in coppia per fare da accompagnamento alla zampogna romana». Attraverso i racconti degli stessi suonatori si è arrivati a capire che questa particolare zampogna era diffusa nelle Serre, ma che, come raccontato da Domenico Morello «quella costruita da Tassone è probabilmente l’unica che ancora esiste fisicamente e si differenzia dalle altre perché ha una canna in più, il cosiddetto cardìdhu, che le permetteva di essere suonata in coppia con la romana». Il modello 18 ancora esistente e costruito da Bruno Tassone, come spiegato sempre da Morello, è custodito a Giffone, nella provincia di Reggio, dalla famiglia Sibio.

QUELLA PIAZZA PERDUTA E RICONQUISTATA Girovagando per la Calabria, Bruno Tassone assieme ai suoi figli era sempre riuscito a conquistarsi le piazze per suonare nel periodo natalizio anche nel Cosentino. A volte può succedere, però, che una commissione sfugga di mano o venga assegnata a qualcun altro. «Su Bruno e la sua 18 – ha raccontato ancora Morello – si ricorda un curioso aneddoto di quando altri suonatori gli soffiarono una piazza, nel Cosentino, che era stata sua per diversi anni. Non contento di aver perso quella commissione si presentò in quella stessa piazza con altri due dei suoi suonando la 18 da accompagnamento alla romana e alla pipita. Quelle due zampogne, le uniche che potevano suonare assieme proprio grazie alla modifica apportata da Bruno Tassone, gli permisero di riconquistare la commissione e quella piazza perduta».

Da sinistra Francesco Potrino, Leonardo e Michele Tassone (figli di Bruno), Camillo Piccione e Nazzareno Tassone (figlio di Bruno)