Domenica, 29 Dicembre 2024 11:31

La bara contesa. Quando Serra si divise (anche) sui cortei funebri

Scritto da Il Vizzarro
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Di certo non è un episodio finito nel dimenticatoio, anzi sarà tornato in mente a molti nel periodo di restrizioni della pandemia da covid. Ma i più giovani probabilmente non sanno che Serra San Bruno, cittadina in cui i motivi di dissenso e sollevazione popolare sono sempre vivi, è salita agli onori delle cronache nazionali per un divieto piuttosto singolare. È accaduto nel 1983, quando l’allora sindaco Mario Era vietò con una perentoria ordinanza «qualsiasi corteo funebre». La ragione era legata al fatto che tali cerimonie ostruivano «l’unica strada di scorrimento della città».

Quest’ultimo virgolettato è preso da un articolo uscito su Repubblica il 27 aprile di 41 anni fa. A firmarlo è Pantaleone Sergi, decano del giornalismo calabrese per anni inviato speciale del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, poi diventato anche docente universitario di Storia del giornalismo e apprezzato scrittore. Il suo articolo è tra quelli appartenenti all’archivio di Sharo Gambino, la cui famiglia ha di recente effettuato una nuova donazione alla biblioteca comunale “Enzo Vellone” dove questo materiale è ora custodito e consultabile.

Sergi descrive con la consueta arguzia quella che ai suoi occhi appare come una «guerra» tra favorevoli e contrari, una disputa paesana «tra chi vuole portare il “caro estinto” al cimitero secondo tradizione – si legge su Repubblica dell’epoca – e chi ritiene, come lo scrittore Sharo Gambino, “che sia un prezzo da pagare all’evoluzione dei tempi” e pertanto si schiera dalla parte del primo cittadino».

Alla sintetica descrizione delle ragioni dei pro e dei contro segue il racconto di un episodio che rende l’idea delle tensioni venutesi a creare in paese: «Si arriva anche allo “scontro” tra le fazioni che l’altro ieri – si legge nell’articolo datato 27 aprile 1983 – si contendevano una bara dopo la cerimonia funebre in chiesa. Qualcuno aveva pensato di “obbedire” all’ordinanza, ma i familiari del defunto si sono impuntati; mentre gli amici hanno preso a spalla la bara, i parenti hanno effettuato il corteo “come tradizione” sul principale corso Umberto, che poi è l’unica arteria che attraversa il paese da un capo all’altro, bloccando quindi il traffico per quasi un’ora».

L’inviato di Repubblica riporta doverosamente anche le dichiarazioni del sindaco, che richiama «esclusivi motivi di ordine pubblico», e si chiede «chi la spunterà» in una battaglia «dagli esiti incerti» ma in cui i «più accaniti» sembrano coloro che vogliono il corteo, come un non meglio identificato «esponente di una congrega religiosa» che annuncia dalle colonne del quotidiano nazionale una manifestazione di protesta. Per completezza d’informazione, ma anche per restituire il clima di divisione che – al pari dell’attitudine alla ribellione – a Serra non è mai mancato, Sergi conclude spiegando che al sindaco dell’epoca furono indirizzate due distinte petizioni, una per chiedere di revocare l’ordinanza e l’altra per invocarne il mantenimento.

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