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Sabato, 08 Maggio 2021 08:54

La Calabria ha perso 1 milione di turisti in un anno. E il virus delle mafie approfitta della crisi

Scritto da Redazione
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Esiste un virus endemico difficile da estirpare, che in situazioni di emergenza, sia sanitaria che sociale, colpisce più del Covid e di qualsiasi altra malattia. Si tratta della 'ndrangheta, abituata a sfruttare posizioni di svantaggio imprenditoriale per imporre maggiormente il proprio dominio, insinuandosi nelle crepe dell'economia specie nei momenti di crisi. Secondo quanto riportato in uno studio dell'istituto di ricerca Demoskopika, in periodo di pandemia l’ammontare stimato dei proventi della criminalità organizzata derivante dall'infiltrazione economica nel comparto turistico sarebbe di 2,2 miliardi, e la sola ‘ndrangheta potrebbe godere di quasi il 40% del giro d’affari complessivo. Ad affrontare l'argomento ai microfoni di "Detto tra noi", su Radio Serra, è stato il presidente di Demoskopika Raffaele Rio.

Ai microfoni di Daniela Maiolo e Sergio Pelaia, con la regia di Bruno Iozzo, Rio ha commentato l'annuncio del governo di dare il via libera, già a metà maggio, a un passaporto vaccinale italiano che anticipi quello europeo, spiegando che oltre 10 milioni di italiani ritengono il green-pass tra le azioni prioritarie affinché un turista possa sentirsi più sicuro in vacanza nel nostro Paese. «Oltre 10 milioni di italiani valutano il green-pass positivamente, strumento utile a incentivare la stagione estiva ma, a mio avviso, è arrivato troppo tardi. La Calabria è tra le regioni che possono beneficiarne. Non so se si dimostrerà uno strumento sufficiente ma credo che possa avere un effetto molto importante sulla ripartenza del turismo internazionale».

Secondo i dati sciorinati dal presidente di Demoskopika la Calabria nel 2020 ha perso 960mila turisti (il 50,4%) che equivalgono a 300 milioni di euro di mancati introiti. Nella nostra regione le imprese del settore a rischio default sono 1100. «La 'ndrangheta – ha spiegato ancora Rio – insegue i flussi di denaro e a differenza del sistema turistico, uscito fiaccato dalla situazione pandemica, dispone di risorse e liquidità che ha necessità di ripulire. Utilizza dunque il comparto turistico su cui può attuare controllo sociale ma anche occupazionale visti i tanti posti di lavoro stagionali. Dai nostri studi è risultato che 14 imprese su 100 di quelle da noi analizzate potrebbe cedere alle lusinghe del welfare criminale». Ma in cosa consiste questo "stato sociale" parallelo delle mafie? «Ci si propone a un imprenditore garantendogli la sopravvivenza, con la riduzione dell'indebitamento e la prospettiva di non chiudere. In cambio si richiede la presenza nella compagine societaria, magari con un prestanome. In alternativa c'è sempre l'attività di riciclaggio o la pratica dell'estorsione».

In chiusura Rio, che nel recente passato è stato anche dirigente generale del dipartimento regionale Turismo, ha anche offerto il suo punto di vista sulle possibili vie d'uscita dei territori: «Usando Serra San Bruno come esempio della ripresa turistica avrei un'idea, ossia quella del "villaggio turistico territoriale". La politica locale, di concerto con la Regione, dovrebbe inserire il comune insieme alla parte costiera del Vibonese, costruire così un unico "villaggio turistico territoriale" integrando i servizi per offrire assieme alla montagna anche il prodotto mare». Secondo i dati analizzati ancora da Demoskopika, quest'anno circa 7 milioni di italiani hanno deciso di scegliere la montagna come meta per le proprie vacanze. In più, sarebbe auspicabile sfruttare gli eventi di settore come la fiera Aurea, contesto in cui si incontra domanda e offerta. Fiera da rendere itinerante e che lo stesso comune di Serra potrebbe ambire a ospitare per un quinquennio. In tutto ciò anche la Regione è chiamata a fare la propria parte, combattendo i processi burocratici eccessivamente complessi che bloccano una serie di risorse da destinare al comparto turistico.