Martedì, 10 Marzo 2026 09:49

La guerra contro i boschi

Scritto da Controvento*
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Legambiente comunica alla popolazione, anche attraverso le dichiarazioni alla stampa di esponenti del vertice come Ciafani, Eroe e Parretta, la sua ricetta per scongiurare la guerra mondiale a pezzi che secondo Papa Francesco era una conseguenza inesorabile del modello di società in cui siamo immersi. Il metodo è semplice, basta saper avviare e usare una motosega al servizio di compagnie energetiche messe nelle migliori condizioni di mungere denaro pubblico. Insomma basta agire come il sindaco di San Sostene, che per l’ennesima volta viene additato come esempio virtuoso. Peccato per le comunità vegetali che la sua virtù, forgiata sulla logica bellica del sacrificio, consista nella sostituzione di migliaia di faggi secolari con pale eoliche.

Legambiente racconta perciò ai cittadini che una bella guerra contro i boschi dei luoghi in cui vorresti vivere degnamente ti mette in pace con il resto del mondo, martoriato da conflitti fondati sull’accaparramento energetico. Sfugge ai sostenitori delle rinnovabili come panacea in sé, ontologicamente risolutive a prescindere da quel che le circonda, il fatto che la guerra sia coerente con un mercato in cui si compete (piuttosto che scambiare e commerciare) e con un contesto in cui il diritto internazionale è stato sostituito dalla legge del più forte (che tende a escludere i deboli dall’ accesso a tutte le risorse, non solo a quelle energetiche).

Raccomandiamo ai nostri superficiali amici, se proprio non vogliono studiare le dinamiche del colonialismo globale, di leggere gli ultimi due articoli di Giacomo Prennushi, un grande sostenitore, come noi, delle rinnovabili e di una via democratica per la loro realizzazione. In quello più recente l’autore osserva che il ruolo delle politiche pubbliche è decisivo. Incentivi mirati allaccumulo domestico, tariffe che valorizzino lauto consumo e regole che facilitino laggregazione degli utenti possono accelerare enormemente questa trasformazione. Ma la questione è anche politica: scegliere se sostenere laccumulo significa decidere chi governa lenergia, se pochi grandi operatori o una pluralità di soggetti distribuiti sul territorio…  La transizione rischia di restare incompleta e diseguale con rinnovabili diffuse ma controllo centralizzato e benefici concentrati“. E dunque, insiste il buon Giacomo, non è necessaria solo una scelta tecnologica ma una presa di posizione sul modello di società che si intende costruire. Perché lenergia non sarà davvero pulita se non sarà anche più democratica, accessibile e sottratta alle logiche di mercato”.  

Per cui, amici di Legambiente, provate a mantenere lo spessore del dibattito che stiamo cercando di alimentare noi e congegnate discorsi che abbiano un minimo di tenuta logica. Altrimenti ci si impantana in acque avvelenate e si dicono cose false e fuorvianti ammantate di dati tecnici.

*Coordinamento regionale Controvento – per il paesaggio e il territorio calabrese

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