Domenica, 19 Dicembre 2021 08:44

Mastro Bruno povero e malato. Il poeta scalpellino sopravvisse con un sussidio del Comune

Scritto da Sergio Pelaia
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La famiglia Timpano (Fatunedha) nel quartiere Zzàccanu, in posa di fronte alla casa di Mastro Bruno, che si vede a destra sull'uscio della porta della sua casa (stampa fotografica del 1965 da un originale perduto, collezione privata, da "Bruno Pelaggi e il suo tempo" di D. Pisani) La famiglia Timpano (Fatunedha) nel quartiere Zzàccanu, in posa di fronte alla casa di Mastro Bruno, che si vede a destra sull'uscio della porta della sua casa (stampa fotografica del 1965 da un originale perduto, collezione privata, da "Bruno Pelaggi e il suo tempo" di D. Pisani)

Quell’uomo dalla barba folta e dall’occhio tagliente continua a riservare sorprese. È morto più di cento anni fa e nessuno tra i serresi viventi può dire di averlo conosciuto, tutti però, tra quanti sono nati e cresciuti tra San Rocco e Santa Maria, hanno nella mente il suo volto e nell’animo i suoi versi. È ironica, dissacrante, amara la poesia di Mastro Bruno Pelaggi. Doloroso e crudele è anche ciò che sta dietro alla nuova scoperta che il Vizzarro ha fatto nell’archivio comunale di Serra San Bruno. Il documento è però inedito ed eccezionale, perché restituisce una parte della vita del poeta scalpellino che nessuno finora conosceva.

I manoscritti perduti e un caso letterario irrisolto

Nato nel 1837 e morto il giorno dell’epifania del 1912, quello di Bruno Pelaggi è un caso letterario irrisolto, e probabilmente destinato a rimanere tale, perché le sue poesie sono giunte a noi grazie alla tradizione orale e a dei manoscritti che secondo quanto si tramanda sarebbero stati vergati da una delle sue figlie, Maria Stella, ma che sono andati perduti. I suoi versi in dialetto si muovono tra sarcasmo e protesta sociale e sono noti per la potenza che esprimono. Di lui scrisse per la prima volta suo nipote, Angelo Pelaia, con un’antologia pubblicata nel 1965 e, da allora, Mastro Bruno continua a far discutere gli studiosi e ad accendere un fuoco ancestrale nel petto di chi legge le sue parole.

Gli ultimi anni nel dramma

Se ne sono occupati, tra gli altri, Sharo Gambino, Biagio Pelaia e, più di recente, Tonino Ceravolo (“Mastro Bruno Pelaggi – Poesie”, Rubbettino 2014) e Domenico Pisani (“Bruno Pelaggi e il suo tempo. Un poeta e le lotte politiche fin de siècle a Serra San Bruno”, ConSenso Publishing 2019). Si sapeva che gli ultimi anni della sua vita furono drammatici, come per altro il resto di un’esistenza contraddistinta da lutti e miseria, da rivendicazioni sociali e da speranze tradite. Nessuno però sapeva che Pelaggi visse almeno gli ultimi 4 anni della sua vita in condizioni di indigenza economica. E che sopravvisse, gravemente malato, solo grazie a un sussidio economico assicuratogli dal Comune di Serra.

Un documento inedito

Nel 1908 Mastro Bruno versava in uno stato di «assoluto bisogno». Così si legge nell’atto trovato nell’archivio che dal seminterrato del municipio è stato recuperato, trasferito e catalogato nei locali all’ingresso del paese che ospitano la biblioteca “Enzo Vellone”. Si tratta di un mandato di pagamento (il numero 822 dell’apposito registro) sottoscritto dal Comune di Serra San Bruno («Provincia di Catanzaro – Circondario di Monteleone») il 31 dicembre 1908 e redatto dal tesoriere dell’epoca, Gioacchino Manno: vi si attestava lo stanziamento di 50 lire e 60 centesimi «sui fondi risultati dal Bilancio dell’anno 1908» da destinare proprio al sostentamento di Mastro Bruno.

Una vita di lavoro e poi la malattia

All’atto è allegato un «estratto» della delibera n. 237 del 2 dicembre 1908 con cui la giunta comunale «all’unanimità» dispose di «lasciarsi», su un fondo stanziato per «soccorsi sanitari» del «bilancio del corrente esercizio», il «mandato di pagamento per la somma di lire 50 a favore di Pelaggi Bruno fu Gabriele, ex consigliere, il quale da lunghi mesi ammalato, e vivendo prima di lavoro che venne meno a causa della lunga malattia, versa nello stato di assoluto bisogno». Firmato: «Cav. Luigi Filippo Chimirri presidente (fratello di Bruno, ministro nei governi Depretis a cui Pelaggi fu sempre vicino, ndr), dottor Tucci Giuseppe anziano, Tucci Carmelo segretario».

I versi della ribellione

In queste carte ingiallite, vergate in gergo burocratico, si legge tutto il dramma di un uomo che alla ribellione contro l’ingiustizia e la povertà aveva dedicato la vita. E che, ironia della sorte, è morto povero e malato, molti anni prima che lo si riconoscesse per quello che è stato: il poeta delle classi subalterne della Calabria.

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