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Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
Una nota stampa diffusa su carta intestata del Comune di Serra San Bruno prova ad arginare le preoccupazioni sulle sorti del locale ospedale. A rendere la cosa quantomeno irrituale è che si tratti di un comunicato che contiene non solo le dichiarazioni di chi rappresenta l’istituzione comunale, ovvero il sindaco Alfredo Barillari, ma anche di un consigliere regionale di maggioranza, Michele Comito (Forza Italia), che è presidente della Commissione Sanità.
Al di là di questo dettaglio, la nota risponde alle prese di posizione di alcuni gruppi politici locali che, dopo la notizia data dal Vizzarro, si sono accorti che l’Asp di Vibo ha deliberato di realizzare la Casa della comunità non, come da previsioni iniziali, nella sede del Distretto sanitario, bensì nei locali dell’ospedale “San Bruno”. Le Case di comunità sono tra le strutture sanitarie di prossimità finanziabili con i fondi del Pnrr, che per la Calabria destina allo scopo 128,7 milioni di euro prevedendone 57, assieme a 15 Ospedali di comunità e 19 Centrali operative territoriali. Si tratta di una realtà territoriale e non ospedaliera di cui, nella tabella alla fine dell’articolo, potete leggere le funzioni previste proprio dal Pnrr.
Comito, come suggerisce il titolo del comunicato, «rassicura» spiegando che «Ospedale civile e Casa della Comunità sono entità distinte e separate e la presenza dell’una non esclude assolutamente quella dell’altra». Anzi, secondo l’esponente di Forza Italia «la contestuale presenza ribadisce ed assicura il sacrosanto diritto alla salute dei cittadini» e l’azione della Regione «prevede il rafforzamento dei presidi, non certo il contrario».
Il sindaco invece «contrattacca». «Per anni – esordisce – abbiamo assistito a continui annunci, puntualmente disattesi, inerenti seconde ambulanze, nuovi reparti, aperture di sale chirurgiche, salvo poi ritrovarci a ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti, ovvero un ospedale privo di personale e servizi. Dunque, chi vuole utilizzare l’ospedale come megafono di propaganda politica dovrebbe farsi un attento esame di coscienza». Dopo questa premessa, il primo cittadino sottolinea che «ubicare la Casa della Comunità in locali da anni vuoti significa da una parte essere sicuri di ottenere i finanziamenti del Pnrr e dall’altra iniziare a riempire stanze che finora hanno accolto solo parole».
Barillari garantisce quindi di essersi attivato già da tempo «senza indugi e senza troppe parole, presso i vertici dell’Asp per approfondire ogni dettaglio, fermo restando che continueremo ad essere vigili ed attenti anche nella fase progettuale». Aggiungendo che «la nostra attenzione per l’ospedale è quotidiana, così come il contatto diretto con i medici che ci lavorano e che da tempo necessitano di ulteriore personale per garantire al meglio i servizi». Le conclusioni sono dedicate a considerazioni sulla carenza di personale che riguarda il settore sanitario nell’intera provincia: «Emblematico è, in tal senso, il caso della Radiologia e degli anestesisti. Proprio per questo, anche sull’aspetto dell’implementazione del personale, stiamo lavorando da mesi, anche confrontandoci con il commissario dell’Asp – conclude il sindaco – per avere le più ampie e certe rassicurazioni e continueremo a lavorare al fine di consolidare il funzionamento e migliorare ulteriormente la qualità dei servizi del nostro presidio».
Restano diversi dubbi sulla reale destinazione che, in prospettiva, avrà l’ospedale di Serra, già ridotto ai minimi termini ed evidentemente, al di là delle parole, esposto al rischio di subire un ulteriore declassamento. Le perplessità sono già contenute nell’articolo del Vizzarro di qualche giorno fa e non sono affatto fugate dalle prevedibili rassicurazioni arrivate dalla politica. È accaduto anche in passato che chi governava il Comune e la Regione sostenesse che nessuna spoliazione, bensì solo dei miglioramenti, fossero in arrivo per l’ospedale, e come sia poi andata a finire è oggi sotto gli occhi di tutti. Dunque la diffidenza è quantomeno motivata e argomentata, e non vale certo come risposta la necessità di realizzare le Case di comunità in edifici pubblici perché anche quello del Distretto lo è.
Qualche altro dubbio sulla questione lo ha aggiunto il presidente del Comitato per la Trasversale Fioravante Schiavello che, in una nota, ha affermato di aver appreso «in via confidenziale» la notizia del presunto «declassamento del Pronto soccorso a semplice Punto di primo intervento», invitando comunque tutti a «lottare in modo unitario e sinergico perché la sanità non ha colore politico». Un appello pienamente condivisibile a cui, quasi per deformazione professionale, aggiungiamo una domanda: come mai, al contrario di quanto avvenne a dicembre quando la Casa della comunità venne prevista nel Distretto, stavolta non è stato dato alcun annuncio del cambio di destinazione ai cittadini, che lo hanno scoperto solo dai giornali?
Ecco cosa prevede il Pnrr per le Case della comunità

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