Domenica, 15 Marzo 2026 07:40

Parchi naturali e aree marine protette, un tesoro alla mercè della politica

Scritto da Sergio Pelaia
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Foto tratta da parcodelleserre.it Foto tratta da parcodelleserre.it

Istituite con la nobile intenzione di tutelare il patrimonio naturalistico di una regione circondata dal mare e con una lussureggiante dorsale interna in, le aree protette calabresi restano dei contenitori amministrativi mai del tutto riempiti di contenuto. In questi anni i parchi regionali – ovvero quelli di competenza della Regione, non i parchi nazionali di Sila, Pollino e Aspromonte – hanno fatto, pur con fatica, evidenti passi avanti e oggi hanno in cantiere progetti che potrebbero avere importanti ricadute. Ma resta un “peccato originale”: la mancanza di risorse adeguate e, quindi, di organici strutturati, associata alla dipendenza dalla politica, che protrae la precarietà di questi enti per piegarli agli interessi di stagione. La conseguenza è una: ciò che è ancora carente è proprio la tutela attiva del territorio. Lo testimoniano la storia e la situazione attuale del Parco naturale regionale delle Serre e dell’ente Parchi marini della Calabria.

Una riserva solo elettorale

Istituito nel 1990, c’è voluto un decennio prima che qualcuno tracciasse i confini del Parco delle Serre, esteso su quasi 18mila ettari tra le province di Vibo, Catanzaro e Reggio. L’ente è stato presto risucchiato in una centrifuga di conflitti politici e contenziosi giudiziari, con un commissariamento che dura ormai da più di 15 anni. Il motivo non è di quelli previsti dalla legge, ma il fatto è che il commissario lo decidono i vertici della Giunta regionale, mentre il presidente dovrebbe essere nominato dal numero uno del Consiglio regionale pescando da una rosa di nomi indicata dai sindaci dell’area protetta. Il risultato è che si programma di semestre in semestre, e anche le gestioni caratterizzate da un oggettivo attivismo vengono sacrificate sull’altare degli interessi politici. Come quella del commissario uscente Alfonso Grillo, sempre riconfermato dal governatore Roberto Occhiuto negli ultimi quattro anni, che oggi invece paga, probabilmente, non scelte sbagliate nell'esercizio del suo incarico, ma un appoggio elettorale non gradito ai piani alti della Cittadella. È la politica, si dirà. Ma non c’è mai stato uno scatto d’orgoglio dei sindaci interessati che dovrebbero rivendicare ciò che la legge gli assegna, tracciare la via per dare una guida stabile all’ente e consentire una programmazione almeno a medio termine. A causa di questa precarietà progetti importanti come il Museo della Biodiversità restano appesi tra un incarico e l’altro. Inoltre non è mai stato adottato il Piano del Parco, per cui nell’area protetta delle Serre in realtà non esistono regole “speciali” che disciplinino i tagli degli alberi. Perfino nelle zone che dovrebbero essere di riserva integrale vale lo stesso tipo di norme in vigore al di fuori del Parco.

Il mare senza spiaggia

Diverso, ma non meno tortuoso, è il percorso dell’ente per i Parchi Marini Regionali, nato dieci anni fa dall’accorpamento di cinque Parchi preesistenti (Riviera dei Cedri, Baia di Soverato, Costa dei Gelsomini, Scogli di Isca, Fondali di Capocozzo-S. Irene Vibo Marina-Pizzo-Capo Vaticano-Tropea), a cui nel 2022 si è aggiunta la “Secca di Amendolara”. L’ente comprende oltre 17mila ettari di territorio, è Soggetto gestore di ventotto Zone Speciali di Conservazione e interessa aree di pregio paesaggistico, naturalistico e biologico. La fase commissariale è finita nell’aprile del 2025, quando Raffaele Greco, commissario dal 2022 (prima di lui, dal 2017, Ilario Treccosti), è diventato direttore generale. Anche in questo caso non è in discussione la competenza, la buona volontà e il valore dei progetti, ma certamente non è facile metterli a frutto senza neanche un dipendente. La dotazione organica prevede sei unità ma non ce n’è ancora nessuna, c’è una short list attraverso cui l'ente recluta consulenti e collaboratori per importanti attività di studio, progettazione e promozione. «La Calabria – ha dichiarato Greco in missione a Bruxelles per la settimana europea dedicata alle politiche del mare – può e vuole essere protagonista, trasformando le aree marine protette in infrastrutture economiche e turistiche responsabili». Altro obiettivo dichiarato è quello di «fare della Calabria una destinazione turistico-esperienziale competitiva 365 giorni l’anno». Prima del turismo verrebbe però la tutela. Ma la perimetrazione dei parchi marini, con l’eccezione delle isole di Dino e Cirella, include solo zone acquatiche. Così nella terra degli scarichi abusivi e di tante, contestatissime, opere cementizie di “difesa” costiera, questo ente non sembra avere voce in capitolo rispetto a quanto avviene sulle spiagge prospicienti le aree marine protette.

(Fonte: Gazzetta del Sud)

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