Mercoledì, 20 Maggio 2020 12:44

«Probabile inquinamento del sottosuolo con rifiuti tossici», i dettagli inquietanti sul sito «radioattivo» sequestrato a Vibo - FOTO

Scritto da Redazione
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«Le condizioni rilevate e ben descritte dagli operanti non lasciano spazio ad alcun dubbio in ordine alla pericolosità della situazione. Difatti, la condizione del sito depone per la sussistenza di un serio e potenziale pericolo di inquinamento delle matrici ambientali - suolo, sottosuolo e aria - sia a causa dell’infiltrazione degli agenti atmosferici e della conseguente formazione di percolato da rifiuto, sia in considerazione della possibile aerodispersione delle fibre di amianto contenute nei pannelli in fibrocemento abbandonati».

Lo scrivono nero su bianco il procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Camillo Falvo, e il sostituto procuratore, Filomena Aliberti, nel decreto di sequestro preventivo e probatorio relativo a un’area di estensione di circa 100.000 mq situata nella zona Industriale di località Porto Salvo, a Vibo, dove ieri il personale della Sezione di polizia giudiziaria-Aliquota carabinieri, congiuntamente a una squadra specializzata dei vigili del fuoco, hanno scoperto una situazione di «degrado all’interno dell’area dove aveva sede la ormai cessata società C.G.R. (Compagnia Generale Resine Sud), a suo tempo impegnata nella produzione, lavorazione e applicazione di resine sintetiche e costruzione impianti di industria chimica». In particolare, nel sito è stato rinvenuto un ingente quantitativo di rifiuti speciali, anche pericolosi, come eternit, pneumatici fuori uso e materiale ferroso, nonché un cospicuo numero di “ecoballe” stoccate nei capannoni. Il tutto, secondo quanto si legge nel decreto, «lascia desumere una gestione illecita di tali materiali, avvenuta in tempi non troppo remoti o ancora in atto», aspetti questi oggetto di ulteriori approfondimenti.

«Tra l’altro l’area è stata già oggetto di sopralluoghi dell’Arpacal in seguito ad incendio, sviluppatosi nel 2018. Nel corso delle operazioni - scrivono Falvo e Aliberti - i tre tecnici incaricati dall’Arpacal hanno preliminarmente rappresentato la necessità di espletare, in via precauzionale, un esame radiometrico dell’intera area al fine di poter appurare l’eventuale presenza di materiale radioattivo e, quindi, ispezionare il sito in completa sicurezza. Proprio in seguito alle misurazioni eseguite da questi ultimi, dotati di apposita strumentazione ed idonei dispositivi di protezione individuale, è emersa una situazione piuttosto allarmante: difatti, in un punto individuato sul lato ovest dell’area, l’apparecchiatura di misurazione ha restituito valori di radioattività di gran lunga superiori alla norma. I tecnici hanno sottolineato la necessità di un tempestivo intervento per la messa in sicurezza e bonifica della zona, sulla quale dovranno essere eseguite opportune e specifiche scarificazioni e perforazioni, onde poi poter procedere all’individuazione ed alla caratterizzazione della fonte contaminante».

A giudizio della Procura vibonese, però, «sulla scorta dei dati» acquisiti, «si rende necessario procedere anche a un sequestro probatorio, non essendo ancora chiaro quale sia lo status quo, in specie in relazione alla segnalata grave situazione di probabile inquinamento del sottosuolo con rifiuti tossici, rispetto al quale sarà necessaria una serie di interventi (carotaggi, analisi, ecc.) volti all’accertamento dell’entità del fenomeno, risultando così indispensabile l’apposizione del vincolo cautelare atto a consentire un ulteriore approfondimento istruttorio circa lo stato di fatto».

Sono in corso le indagini anche sull’individuazione dei responsabili delle condotte incriminate e, nei prossimi giorni, verranno svolti ulteriori approfondimenti. Custode dell’area è stato nominato il sindaco pro tempore del comune di Vibo Valentia. Le ipotesi di reato al vaglio dei magistrati sono quelle di inquinamento ambientale e discarica abusiva.

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