Martedì, 12 Maggio 2026 09:36

Vibo, le ragioni di un "assedio" e gli anticorpi sociali per reagire

Scritto da Sergio Pelaia
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Che siano episodi scollegati o meno, che possano ricondursi a matrici diverse, che chi preme il grilletto sia mosso da rancori personali o dalla ‘ndrangheta che prova a rialzare la testa, gli spari che stanno squarciando il silenzio delle notti vibonesi necessitano di essere analizzati con lucidità. Partendo sempre e solo dai fatti ma senza mai perdere di vista il contesto, il momento storico e l’evoluzione della geografia criminale di una città che, oggi, non sarà un’oasi di pace, ma non è nemmeno la stessa di una decina d’anni fa, quando faceva registrare un tasso di omicidi tra i più alti d’Italia.

Dalla fine di aprile alla prima decade di maggio sono avvenuti quattro episodi criminali distinti. In due casi si sono registrate intimidazioni con colpi d’arma da fuoco contro alcune auto, in un caso una gambizzazione il cui responsabile si è consegnato alle forze dell’ordine. Questi tre episodi sono avvenuti nell’hinterland e sembrerebbero riconducibili a regolamenti di conti, ma gli inquirenti ancora indagano per ricostruirne con certezza i contorni. Quello che potrebbe avere invece una matrice di natura estorsiva è il quarto fatto, ovvero il raid avvenuto la sera del 29 aprile contro saracinesche e mezzi di cinque aziende nella zona industriale: le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso un commando in azione in un’area di confine che da sempre fa gola ai clan vibonesi. Che oggi, va ricordato anche questo, non sono gli stessi di sette anni fa. In mezzo – a fine 2019 – c’è stata “Rinascita Scott”, che ha sì portato ad assoluzioni eccellenti, ma ha anche decapitato e disarticolato diverse cosche che in quel momento, si è appreso dalle carte dell’inchiesta e dalle dichiarazioni dei pentiti, erano pronte anche a riaccendere i fuochi di un’ennesima faida.

Il primo segnale che Vibo non sia la stessa di allora è arrivato la sera del 7 maggio. Le autorità civili, religiose, la società, stavolta non hanno aspettato le sirene e gli arresti per scendere in piazza. La zona industriale si è subito illuminata di fiaccole di solidarietà e ribellione che, per quanto le si voglia ammantare di retorica e di letture a volte fuorvianti, non erano fattori così immediati e scontati fino a poco tempo fa. Dunque, piuttosto che mettere tutto insieme con tanta enfasi e poco realismo, sarebbe utile dare il giusto peso agli avvenimenti distinguendo gli episodi criminali, benché ravvicinati nel tempo, e considerando la risposta civile di una maggioranza non più silenziosa.

Ma un’analisi davvero lucida non può e non deve tradursi in sottovalutazione. Lo sguardo va infatti allargato agli ultimi sei mesi, alle scarcerazioni eccellenti seguite alla sentenza d’appello di “Rinascita Scott” e alla probabile necessità di liquidità di vecchi e nuovi ‘ndranghetisti (o aspiranti tali) attualmente a piede libero. Non devono poi passare in secondo piano le gravi intimidazioni ad amministratori pubblici registrate di recente in città. Tanto basta per capire che Vibo non è certo tornata al suo passato buio, ma non riesce ancora a proiettarsi in un futuro libero da quelle ombre.

(fonte: Gazzetta del Sud)

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