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Venerdì, 26 Aprile 2013 15:49

Lampasi, l'appello della sorella: 'Aiutateci, anche con informazioni anonime'

Scritto da Alessandro De Padova
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mini massimo_lampasiSERRA SAN BRUNO - Sono trascorsi più di due mesi ma ancora di Massimo Lampasi, il 25enne scomparso nel nulla la sera del 24 febbraio, non si hanno notizie. E man mano che i giorni passano, cresce anche la tensione. Il padre, le sorelle, il fratello e la compagna non riescono a darsi pace. Il timore che possa essere accaduto qualcosa di grave è concreto. Ad oggi, però, non si esclude nessuna pista. Come si ricorderà, di Massimo si sono perse le tracce la sera di domenica 24 febbraio, quando il giovane uscì di casa dicendo alla convivente che sarebbe andato a prendere le sigarette. Secondo quanto affermato dalla sorella Antonella, però, pare che Massimo quella sera avesse un appuntamento di lavoro. La mattina seguente, i familiari di Lampasi, che in passato ha già avuto problemi con la giustizia, hanno denunciato il fatto. Nel 2007, in particolare, è stato accusato, assieme ad altri soggetti, di aver rubato delle armi.
Nel dicembre del 2008, poi, fu tratto in arresto dagli agenti del Commissariato di Polizia, in quanto accusato di essere uno degli autori di un’ aggressione ad una persona anziana del luogo, a scopo di rapina. E, per ultimo, nel 2009, quando il 25enne fu sorpreso dai Carabinieri nell’intento di svaligiare l’abitazione di una 67enne residente a Roma. Sta di fatto, però, che è da due mesi che Massimo, padre di una bimba di cinque mesi, non fa più ritorno nella propria abitazione, situata nel quartiere di ‘San Gerolamo’, nel centro storico del paese della Certosa. I Carabinieri, impegnati nelle ricerche, avrebbero anche acquisito i tabulati telefonici del cellulare di Lampasi, alla ricerca di un indizio utile. Al momento, però, non sembrano esserci novità di rilievo. La sorella Antonella lancia un altro appello a chiunque lo avesse visto, che «ci contatti», anche con una «telefonata anonima. Non sappiamo più cosa pensare. Che i serresi siano omertosi, ormai, è risaputo. Ma non è giusto lasciare una famiglia nello sconforto. Ci tengo a ringraziare le forze dell’ordine che, sin dal primo giorno, si sono adoperati nelle ricerche». Diverso è, invece, il discorso per quel che riguarda le istituzioni: «Il sindaco - conclude Antonella -, ad oggi, non si è fatto vivo. Nemmeno per esprimere una semplice vicinanza». Il timore che si tratti di un caso di lupara bianca è concreto. Considerato che a Serra soltanto nel 2009 si è verificato un episodio analogo che ha visto protagonista - suo malgrado - Pasquale Andreacchi, il giovane ucciso barbaramente nell’ottobre del 2009 all’età di 18 anni ed i cui resti furono rinvenuti due mesi dopo in un cassonetto dei rifiuti, alla periferia del centro cittadino. 

(articolo pubblicato su Il Quotidiano della Calabria)

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