Giovedì, 26 Marzo 2020 10:01

Piscopio, la vendetta di "Pulcino": a 15 anni uccise l'amante della madre

Scritto da Redazione
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A causa della relazione extraconiugale, la madre di uno degli arrestati aveva sperperato il patrimonio dell’intera famiglia. Un rapporto, quello tra Maria Concetta Immacolata Fortuna e Antonio De Pietro, maldigerito dal figlio della donna, Rosario Fiorillo (alias “Pulcino”), al punto di arrivare a uccidere l’11 aprile 2005 - nonostante avesse solo 15 anni - lo stesso De Pietro, unitamente ad altre due persone, nei pressi del cimitero di Piscopio.

Gli agenti della Squadra Mobile di Vibo, a distanza di quasi quindici anni, hanno fatto luce ieri sul fatto di sangue, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Dda del capoluogo, nei confronti di Michele Fiorillo (alias “Zarrillo”) e Rosario Battaglia (alias “Sarino”), poiché ritenuti responsabili, unitamente a Rosario Fiorillo (all’epoca dei fatti quindicenne e per il quale si procede separatamente), dell’omicidio di De Pietro. L’uomo venne attinto alla testa e al collo da svariati colpi di arma da fuoco.

I tre avrebbero agito con lo scopo di portare a compimento una vendetta, dettata da ragioni familiari ed economiche, nei confronti di De Pietro, “colpevole” di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con Maria Concetta Immacolata Fortuna, madre di Rosario Fiorillo, a causa della quale la donna stava sperperando il patrimonio dell’intera famiglia. Un rapporto, questo, fortemente osteggiato da Rosario Fiorillo che, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, avrebbe proprio agito indisturbato, grazie al concreto apporto fornito da Michele Fiorillo e Rosario Battaglia. Le prime attività investigative eseguite all’epoca dell’uccisione di De Pietro avevano condotto all’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto nei confronti dei presunti responsabili, provvedimento che, tuttavia, non era stato convalidato per carenza di gravità indiziaria, con conseguente scarcerazione degli stessi. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Raffaele Moscato e Andrea Mantella, puntualmente riscontrate dagli investigatori della Squadra Mobile di Vibo Valentia, hanno poi permesso di far venir fuori ulteriori elementi posti alla base del nuovo provvedimento restrittivo.

Agli indagati sono contestate, inoltre, la detenzione e il porto di armi in luogo pubblico, oltre che le aggravanti del metodo mafioso e della premeditazione.

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