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Lunedì, 12 Gennaio 2015 19:15

'Seconda faida dei boschi’, individuati i mandanti dell’omicidio Novella

Scritto da Redazione
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Fu tra i mandanti dell’omicidio del boss della 'ndrangheta lombarda Carmelo Novella, freddato a colpi di pistola il 14 luglio del 2008 all’interno del bar “Reduci e combattenti” di San Vittore Olona, in provincia di Milano.

Per questo motivo i carabinieri del Ros di Milano hanno notificato in carcere un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Milano Andrea Ghinetti, all’indirizzo di Cosimo Giuseppe Leuzzi, 50 anni, detenuto a Foggia. Leuzzi, capo del locale di Stignano, nel Reggino, avrebbe deciso il via libera all'omicidio d'intesa con Andrea Ruga, capo della 'ndrina di Monasterace deceduto nel gennaio del 2011, e Vincenzo Gallace, boss di Guardavalle. L'omicidio di Novella, che aveva mire “autonomiste” rispetto alla Calabria, secondo gli inquirenti ha acceso un cruento scontro consumatosi nell’arco di quattro anni, tra il 2008 e il 2011, nei territori a cavallo fra tre province, tra le Serre vibonesi e la fascia jonica catanzarese e reggina.

Secondo quanto si legge nell'ordinanza del gip, boss e affiliati festeggiarono il “buon esito” dell’agguato a Novella. Un omicidio eccellente destinato ad avere ripercussioni sui rapporti di potere della “Provincia”, struttura capace di riunire tutte le cosche lombarde di cui il boss ucciso era a capo. Il caso dell’assassinio di Novella, si intreccia anche con i fatti che portarono al maxi-processo “Infinito-Tenacia” contro la 'ndrangheta in Lombardia, conclusosi con oltre cento condanne definitive in Cassazione.

Già da tempo, i due esecutori materiali dell’omicidio, Antonino Belnome e Michael Panajia, oggi pentiti, hanno deciso di collaborare con gli inquirenti milanesi. Fondamentali, in tal senso, si sarebbero dimostrate le dichiarazioni rilasciate ai pm da Belnome che, ad omicidio effettuato si ritrovò, assieme al complice, ospite della casa di Guardavalle di Vincenzo Gallace, dove ad attendere i due killer ci sarebbe stata una tavola imbandita «piena di pasticcini e bottiglie di champagne». Ancora Belnome ha raccontato che Leuzzi, per informarsi dell’esecuzione dell’omicidio consumato in un bar, gli avrebbe chiesto: «Compa', ma il cappuccino l'avete pagato?». L’altro collaboratore, il pentito Panajia, invece, ha rivelato ai pm che Leuzzi, una volta tornato in Calabria gli disse «questo è un presente, un pensiero di noi per te», ripagandolo dell’omicidio effettuato con «una mazzetta da 3mila euro».