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Giovedì, 30 Gennaio 2014 11:15

Serra, imprenditore e due dipendenti si incatenano in municipio e annunciano lo sciopero della fame

Scritto da Salvatore Albanese
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mini de paolaMimmo De Paola, titolare dell’agriturismo “Fondo dei Baroni”, assieme a due dipendenti della stessa struttura, si è incatenato questa mattina all’interno del palazzo comunale di Serra San Bruno, di fronte alla sala Giunta, entrando - per protesta - in sciopero della fame. Alle loro spalle i tre hanno affisso degli eloquenti cartelli con espliciti messaggi: «Sindaco vergogna, basta parole, vogliamo i nostri soldi!».

La disperata protesta è legata alla richiesta del pagamento dei servizi prestati ai ragazzi egiziani arrivati a Serra grazie al progetto - proposto dalla Regione Calabria - “Pitagora Mundus”, che a partire dall’autunno di due anni fa assegnò all’Istituto Alberghiero di Serra San Bruno, ben 50 studenti egiziani per 5 anni.

Secondo le direttive impartite dalla Regione, l’Istituto scolastico avrebbe adempiuto - oltre che all’ausilio formativo e didattico – anche al vitto degli studenti ospiti, mentre il Comune avrebbe dovuto sostenere le spese per l’alloggio. Ma nonostante tutto, negligentemente, in fase di approvazione del Bilancio di Previsione dell’esercizio di riferimento, l’amministrazione guidata da Bruno Rosi, non aveva inspiegabilmente inserito alcun capitolo di spesa inerente alla copertura finanziaria del progetto. Ciò nonostante – ormai due anni fa - proprio il Sindaco in persona era andato a piagnucolare alle porte di una decina di albergatori serresi perché, a sole 24 ore dall’arrivo degli egiziani, non aveva ancora reperito un degno alloggio agli studenti. Due strutture private, fra le quali proprio “Il Fondo dei Baroni” - in extremis - avevano assecondato le sue preghiere e gli studenti erano arrivati a Serra accolti in pompa magna, con finalmente un letto ed un tetto sotto cui trascorre il rigido inverno dell’Appennino calabrese. Ma col passare dei mesi, allarmati dal ritardo dei fondi promessi, gli albergatori – ormai esasperati dalle continue fughe del sindaco, sollecitato più volte a sottoscrivere una convenzione – costrinsero lo stesso primo cittadino a firmare, addirittura in presenza del Comandante della stazione dei Carabinieri di Serra San Bruno, un contratto a garanzia di quanto precedentemente pattuito. Un accordo che il sindaco aveva, ancora inspiegabilmente, firmato a titolo personale.

Quindi, su oltre 4mila servizi di pernottamento erogati dall’agriturismo di De Paola solo mille sono stati concretamente pagati. Situazione che mette oggi a repentaglio l’economia dell’azienda ed il futuro occupazionale del gruppo di giovani serresi dipendenti della stessa struttura. L’amministrazione comunale non ha ancora – a distanza di quasi due anni - onorato i debiti nei confronti dell’agriturismo, proponendosi anzi in un goffo e paradossale rimbalzo delle responsabilità con altri enti. In particolar modo il sindaco Bruno Rosi ha tentato più volte di liberarsi da ogni impegno: «E' l’ISCAPI a dover fronteggiare le spese». In realtà l’Istituto Superiore Calabrese di Politiche Internazionali - che nell’ambito del progetto ha esclusivamente un ruolo di coordinamento fra le parti interessate - una volta messo spalle al muro dalle grosse inadempienze dell’amministrazione serrese, aveva deciso di sostituirsi al Comune assumendo l’onere del pagamento dei servizi per evitare lo scioglimento del progetto ed il rimpatrio anticipato degli studenti. Ma l’ente regionale non potrà liquidare quanto dovuto se prima non avrà ricevuto i contributi promessi dal Comune di Serra. Insomma, è come il cane che si insegue per mordersi la coda.

Ne consegue che le strutture ospitanti si ritrovano con un mare di spese, buchi in bilancio, debiti verso fornitori e poca disponibilità economica, tanto che l’azienda “Fondo dei Baroni” rischia seriamente di dover porre in cassa integrazione i proprii dipendenti. Tutto il resto continua a rimanere astratto: le responsabilità si rimpallano ancora in un meschino e costante scarica barile fra Comune ed enti designati dalla Regione Calabria. Insomma, in un tempo già magro – le grossolane inadempienze di un pugno di pseudo-amministratori locali – rischiano quindi solo di produrre disoccupazione per i dipendenti di un’azienda che, proprio a causa dell’ignavia istituzionale, sta rischiando di scivolare completamente nel baratro.

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