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Giovedì, 10 Marzo 2016 13:08

Vibo, bancarotta fraudolenta: i dettagli dell'inchiesta 'Bad company'

Scritto da Redazione
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Sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa tenutasi alle 12, presso i locali della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, alla presenza del procuratore capo, Mario Spagnuolo, i dettagli dell'operazione portata a termine stamane dagli agenti del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza di Vibo, i quali hanno tratto in arresto sei persone accusate, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta e documentale.

Il gip di Vibo, Anna Rombolà, ha disposto nello specifico la misura degli arresti domiciliari per: Nicola Comerci (69 anni, residente a Gioia Tauro), Domenico Comerci (39 anni, residente a Bologna); Soccorsa Morogallo (64 anni, residente a Parghelia); Andrea Comerci (34 anni, residente a Bologna); Michele Parrello (64 anni, residente a San Gregorio d'Ippona); Giovanni Romeo (48 anni, residente a Roccaforte del Greco). Rigettata, invece, la misura chiesta dalla Procura per Fabio, Francesco e Antonietta Comerci.

In base a quanto è emerso dalle indagini, a seguito del fallimento della Inox Form S.r.l. - che, al momento della declaratoria di fallimento, avvenuta in data 17 maggio 2013, avrebbe accumulato debiti con il fisco per 3.146.256,00 di euro - la Procura della Repubblica, in base ad un consolidato protocollo operativo (da tempo in atto in considerazione dell’entità e della gravità del fenomeno dei fallimenti in provincia), ha delegato alle Fiamme gialle accertamenti finalizzati a rilevare le cause del fallimento.

Le indagini dei finanzieri, particolarmente complesse a causa dell’occultamento delle scritture contabili e della necessità di ricostruire, in buona parte e indirettamente, le operazioni economiche poste in essere dalla società fallita, avrebbero evidenziato che le cause del fallimento della Inox Form erano sostanzialmente da ricondurre ai rapporti contrattuali tra la fallita e la società Insieme srl, avente come oggetto di attività la gestione di strutture turistico ricettive.

Più in particolare, è emerso che la Inox Form (società che sarebbe intestata ad un soggetto ritenuto essere un prestanome ma nella effettiva disponibilità della famiglia che controlla anche la Insieme srl) nel 2011 e nel 2012, avrebbe stipulato con la Insieme due distinti contratti per effetto dei quali, corrispondendo alla Insieme srl un canone annuo, acquisiva la gestione del villaggio turistico Resort Baia di Tropea (già Blue Paradise).

Tali contratti, però, secondo l’ipotesi accusatoria, erano lungi dal rappresentare un affare economico per la Inox Form srl che, secondo il disegno degli indagati, era ormai diventata una vera e propria “bad company”, irrimediabilmente destinata al dissesto ed al fallimento.

Dopo aver acquisito la “gestione” della struttura turistica la Inox Form, infatti, avrebbe pagato alla Insieme srl un canone annuo come da contratto, si sarebbe accollata gli oneri connessi alla gestione ed al personale, non avrebbe provveduto al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti ed inoltre non avrebbe neppure presentato, per alcune annualità d’imposta, alcuna dichiarazione dei redditi, aggravando sempre di più la propria esposizione debitoria verso il fisco.

Il quadro delineatosi a conclusione delle indagini ha indotto il giudice a ritenere, quindi, che il dissesto ed il successivo fallimento della Inox Form srl sarebbero stati intenzionalmente voluti e programmati dagli indagati, ed in particolare dagli amministratori occulti, al fine di creare un illecito vantaggio di natura economica e fiscale alle altre società riconducibili al gruppo familiare.

I militari della Guardia di finanza hanno inoltre sottoposto a sequestro beni (quote societarie, compendi aziendali, immobili e beni mobili) per un importo corrispondente al debito erariale maturato dalla società fallita.

All’operazione di servizio hanno fornito apporto militari del 2° Gruppo della Guardia di finanza di Bologna nonché la Squadra Cinofili del Gruppo di Lamezia Terme.

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