Lunedì, 23 Agosto 2021 11:55

“E siamo i vostri figli”, la Calabria di Luca Calvetta lancia un nuovo grido di dolore – VIDEO

Scritto da Bruno Greco
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«Perché mi investirà tutto l'amore di colpo quando mi sento triste e ti sento lontana?». Ognuno è legato alla propria terra come a una storia d’amore, naturalmente, senza forzature, è questione di chimica. E anche quando la tua casa si fa matrigna, ostile, quel legame non viene a mancare… piuttosto ci si chiede come mai resti più vivo di prima. Che la Calabria sia terra di passaggio e abbandoni è un fatto risaputo. Lo testimonia la Storia. Ma chi ci è nato, anche se lontano, fa dell’attesa una compagna piacevole che un giorno per mano lo porterà a ritornare. E chi ci arriva pensa invece di non volersene più andare.
E siamo i vostri figli” è il nuovo struggente video del regista di origini serresi Luca Calvetta (collaboratore di La7) che con il suo “Il paese interiore” aveva già toccato le corde dell’anima dei calabresi e non solo. Direzione della fotografia e montaggio sono di Massimiliano Curcio mentre la colonna sonora è stata affidata ad Alessandro Sgarito e Agate Rollins. Questa volta le parole vengono fuori da una lettera di un immigrato italiano in America latina (marzo 1878) e, come fu per “Il paese Interiore”, anche se le immagini sono girate in Calabria resta la coralità del messaggio: si scappa per necessità dalla propria madre, dalla Calabria, da «Kabul», da «Haiti» dal «Mediterraneo» diventato oramai il più grande cimitero del mondo.

Nel presentare il suo ultimo lavoro (gratuito sulla piattaforma Vimeo) Luca Calvetta ha detto: «Questo video è un grido di dolore lungo due minuti. Che si ripetono però da secoli. Perché ogni partenza è un incendio e ogni incendio è la fine di un mondo».

Le immagini di luoghi dimenticati, gli alberi della Calabria che bruciano e come spettri si aggirano per le montagne, la tenacia di chi resta e si dà da fare… la voce narrante dello stesso Calvetta che usa le parole di un emigrato in Sudamerica negli anni 70 dell’800. Parole che nella testa di chi le riceve riecheggiano e disorientano, perché quei genitori i figli partiti potrebbero non rivederli mai più. “E siamo i vostri figli” parte da qui, dalla Calabria, ma volge ancora lo sguardo altrove. Dopo le ferite subite e che questa terra (assieme a tante altre) continua a subire “Abbiamo perso anche questo crepuscolo”, ma un nuovo giorno è già dietro l’angolo e chissà che il prossimo tramonto non ci riservi un epilogo migliore. 

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