GIRDA ROTTAMI
Venerdì, 30 Ottobre 2020 11:10

Francesco Dominelli si racconta, dal lavoro sui social alle pubblicazioni con Rizzoli e Longanesi

Scritto da Redazione
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Il lavoro del Social media marketing manager quando ancora era impensabile fare dei social network la propria professione. Poi tanta creatività associata all’abilità nella comunicazione e all’amore per i grandi classici e la scrittura. A raccontarsi ai microfoni di Daniela Maiolo, nella puntata di “Detto tra noi” andata in onda ieri su Radio Serra, è stato Francesco Dominelli, creatore di una delle pagine Facebook più seguite, “Se i social network fossero sempre esistiti”. «Il lavoro sui social – è stato l’incipit di Dominelli – prima non esisteva. Era un semplice passatempo e mancavano anche gli strumenti. Dunque per me, come per gli altri, tutto è stato frutto di una passione fino a scoprire poi che questa passione poteva essere trasformata in un lavoro, anche sulla scia della nascita di agenzie e aziende che si occupavano di campagne e strategie di comunicazione sui social. Sono arrivato a Milano nel 2014 – ha continuato Dominelli – proprio per fare un colloquio in una agenzia che è stata da trampolino per la mia carriera in questo settore. Dove mi trovo attualmente ricopro il ruolo di content director ossia scelgo i contenuti, come le inserzioni pubblicitarie, che rappresentano determinate aziende e veicolano i messaggi».

Dominelli si è poi addentrato nei meandri della propria professione parlando di cosa significhi fare marketing per un’azienda e progettare strategie di comunicazione: «La primissima fase è quella di brief in cui si accoglie la richiesta del cliente come promuovere un nuovo prodotto sul mercato o un brand che prima non esisteva e che adesso necessita di essere indirizzato al suo pubblico di riferimento. Qui relazionarsi con il cliente è importante per poi raggiungere l’obiettivo». Dal briefing iniziale alla parte considerata più stimolante, ossia quella creativa: «È la fase dei giganteschi brainstorming, in cui 20 persone si chiudono in una stanza (oggi li facciamo da remoto) ed escono da lì dopo aver partorito un’idea affine ai desiderata del cliente. Si passa poi alla parte di messa a terra, realizzazione grafica dei vari supporti che si intendono mettere in campo come ad esempio un’installazione fisica, un cartellone pubblicitario, una campagna digitale, tutte operazioni propedeutiche alla presentazione da fare al cliente per capire se abbiamo azzeccato le sue intenzioni o procedere a fare delle modifiche anche in base al budget».
In riferimento allo smartworking e alle nuove modalità adottate per portare avanti il lavoro nel contesto della pandemia, Dominelli ha parlato dei pro e dei contro, raccontando anche come nell’ultimo periodo lui, e molti dei suoi colleghi, abbiano dovuto mettersi in quarantena fiduciaria a causa di alcuni contagi avvenuti all’interno dell’agenzia. «Tra le difficoltà c’è anche quella del rapportarsi con i colleghi da remoto, anche se, in generale, il settore del digitale è stato quello più fortunato proprio perché svolge l’attività su internet e i social. L’agenzia per cui lavoro ha previsto la modalità in smartworking già da febbraio, prima del lockdown. Tre mesi di silenzio assoluto in una Milano anch’essa insolitamente silenziosa, dove il tempo era cadenzato dal suono delle sirene delle ambulanze. Una paura che adesso non sembra percepirsi in questa seconda ondata in cui in tanti, sbagliando, gridano al complotto».

Passando poi alla letteratura, Dominelli ha raccontato com’è nata l’idea di creare la pagina, che oggi conta 1,5 milioni di iscritti, “Se i social network fossero sempre esistiti”. «Si è trattato di un caso. Io ero arrivato a Milano da pochissimo e ci trovavamo con questo mio collega e amico a mangiare una tipica pizza milanese, quindi ti lascio immaginare... E l’incipit è stato: “Chissà cosa avrebbe detto Manzoni sedendosi a mangiare una pizza del genere”. Dunque è nato questo gioco che facevamo tra di noi, immaginando cosa avrebbero detto i grandi del passato se avessero avuto i social network. L’apertura della pagina è stato veramente un caso e non pensavamo di ottenere tutto quel successo. 500mila mi piace in 10 giorni e il passaggio della notizia al TgCom. Un’idea originale e che crea un cortocircuito tra passato e presente molto interessante: come un Leopardi o un Dante potessero commentare la modernità, l’attualità, attraverso l’uso dei social. Una formula, un modo di comunicare che fa ridere ma anche riflettere». Un successo che ha portato poi alle pubblicazioni edite da Rizzoli e Longanesi. «Mentre la pagina cresceva, arrivando a un milione di “mi piace”, ha bussato alla nostra porta Rizzoli chiedendoci di pensare a una pubblicazione che potesse cavalcare lo spirito della pagina. E così è nato il primo dei 4 libri “Al mio segnale scatenate l’Inferno” con Dante in copertina. L’ultimo, pubblicato da Longanesi, è invece “La Divina Commedia riveduta e scorretta” ossia il viaggio di Dante scritto in chiave ironica». E se Dante dovesse dirci qualcosa oggi, ai tempi del Covid? «Penserebbe bene di creare un girone infernale dedicato a coloro che non indossano la mascherina».

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