Stampa questa pagina
Giovedì, 15 Novembre 2012 17:25

Arrivano i nostri. De Nisi, Bevilacqua, Censore, Bruni e soci contro la soppressione della Provincia

Scritto da Salvatore Albanese
Letto 1931 volte

Parlamentari-e-Consiglieri-RegionaliPoco importa se abitano in partiti diversi, se nei dibattiti se le danno di santa ragione e se quando si incontrano nelle stanze dei bottoni non si guardano neanche negli occhi. Questa volta per molti di loro la questione è vitale: bisogna fare quadrato altrimenti la provincia di Vibo sarà soppressa. A suonare la carica è Francesco De Nisi, ormai ex presidente, che conferma la sua adesione alla manifestazione “pro-Vibo” di sabato 17: “E' un provvedimento che si ritorcerà contro i cittadini. Scenderò in piazza per protestare contro la soppressione dell’ente”.

Lo stesso ente che De Nisi lascia con pochi applausi, tanti scheletri ed un buco in bilancio di 1,3milioni di euro. A proposito di buchi in bilancio, dice “no alla soppressione” anche il sindaco Nicola D’Agostino.

A ruota seguono i senatori Bevilacqua e Murmura, l'onorevole Misiti e i consiglieri regionali Grillo, Bruni e Censore. Tutti insieme appassionatamente per salvare la provincia. Discorso a parte per Nazzareno Salerno, che prima in Consiglio regionale vota a favore dell’impugnazione alla Corte Costituzionale del Decreto “anti Vibo e Crotone”, poi prende la parola e si dice “favorevole all’accorpamento con Catanzaro”.

Censore parla di “un autentico passo indietro. E’ un giorno fatto d’amarezza e d’angoscia”. Bruni, ex presidente della provincia vibonese per ben due mandati, si dice “allibito da questa riforma”. E per tutti l’alibi è lo stesso: “Verranno meno Prefettura, Questura, Comandi dei carabinieri, della finanza, della forestale, dei vigili del fuoco, sedi Confindustria, Inps, Inail, Aci, motorizzazione, ecc. ecc.”, quando in realtà i servizi saranno semplicemente riorganizzati sul territorio.

Piuttosto, la riduzione a sole 42 province in tutt’Italia, è un robusto snellimento della funzione pubblica che può benissimo fare a meno di questi enti intermedi inutili che sono l’emblema evidente dello sperpero protratto dalla politica negli ultimi decenni, un livello istituzionale superfluo e costoso che aggrava di ben 17miliardi di euro all’anno la spesa pubblica. Palazzi in cui è diventato sempre più abituale crogiolarsi al tepore della raccomandazione comoda utile alla ricerca facile del posto fisso. Carrozzoni provinciali buoni per il clientelismo e non per la meritocrazia, che andrebbero, anzi, eliminati tutti, aboliti drasticamente, per trasferirne le competenze a Regioni e Comuni. Mettendo al bando i campanilismi, i sistemi di potere, i concorsi per gli amici, i corsi e i ricorsi storici. Al governo Monti è mancato questo coraggio ed il risultato è un compromesso al ribasso. Una rivoluzione a metà.

Articoli correlati (da tag)