Mercoledì, 23 Settembre 2020 14:08

Comunali, chi sale e chi scende. Dalla «vittoria di popolo» di Barillari all’Accurduni bocciato dai serresi

Scritto da Salvatore Albanese
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La sensazione del giorno dopo è che Serra San Bruno abbia deciso senza mezzi termini di chiudere un conto rimasto in sospeso da quattro anni. Un conto aperto già nella primavera del 2016 quando di fatto Alfredo Barillari (e la sua squadra confermata in larga parte in questa tornata) si era meritato il riconoscimento di indiscusso vincitore morale con una vittoria sfiorata nonostante una lista improvvisata, assemblata con un ristretto margine d’anticipo rispetto al giorno delle elezioni. A quattro anni di distanza ecco adesso la vittoria piena con il 40,22% che equivale a 1822 voti.

Nome, simbolo, un’identità definita, la conferma dello zoccolo duro dei componenti della lista, pochi nuovi innesti selezionati in maniera mirata (senza abbandonarsi alla tentazione di far salire a bordo portatori di voto triti e ritriti della politica locale), un candidato a sindaco mai messo in discussione all’interno del movimento e la compattezza attorno alla sua leadership hanno permesso a Barillari di guardare avanti e di farsi trovare pronto ai nastri di partenza fin da subito, senza arenarsi – com’è accaduto per le altre due compagini – in dissidi e “negoziazioni” interne legate alla scelta del capolista: le candidature a sindaco di Antonio Procopio (34,42% che equivale a 1559 voti) e Biagio Figliucci (25,36% che equivale a 1149 voti) erano ancora in discussione, allo stato embrionale, quando già i candidati e i militanti più intimi di Liberamente entravano nelle case dei serresi a chiedere consensi con in mano un volto, un nome e un progetto definito, forgiato anche e soprattutto grazie a un percorso politico d’opposizione serrata lungo 4 anni. La ciliegina sulla torta, anzi una ciliegia grossa in termini di consensi, è arrivata grazie ai nuovi innesti. Diversi candidati distanti dal progetto fino a qualche mese fa, che si sono avvicinati via via nel tempo a Liberamente, hanno apportato un contributo rilevante alla causa di Barillari. Questo in particolare per Giuseppe Zaffino (278 voti), Raffaele Pisani con 260 preferenze (candidato con La Serra Rinasce nel 2016 si era fermato a 169 consensi), Raffaella Ariganello (252) e Sabina Maiolo (203). Per i confermati invece ulteriore balzo in avanti per Rosanna Federico che risulta la più votata in assoluto della tornata 2020 con ben 473 preferenze (nel 2016 ne aveva raccolte 386). In crescita anche Carmine Franzè con 274 voti (erano stati 233 nel 2016), Salvatore Zaffino con 221 voti (un incremento notevole se si considerano i 160 del 2016) e Daniele Galeano con 211 voti (193 quattro anni fa).  

Alla luce dei numeri la vittoria di Liberamente sembra quindi un esito maturato nel tempo, che non sboccia fuori all’improvviso allo scoccare della mezzanotte del venerdì che introduce al silenzio elettorale. È un qualcosa che i serresi hanno covato negli ultimi mesi, forse negli ultimi anni, al di là dei sorrisini e del presenziare di circostanza. Il vantaggio non lieve (quasi 270 voti di scarto) se si considera che le liste in campo erano 3, dimostra quindi ampiamente che al di là dei meriti manifesti di Barillari e dei suoi, sull’altro piatto della bilancia ci sono i demeriti degli sconfitti. In particolare, nella compagine Uniti per Serra, appaiono sotto ogni aspettativa i dati dei candidati direttamente riconducibili all’ex parlamentare Bruno Censore. Numeri che dimostrano in maniera inequivocabile che il clima da fine impero imperversa tra le stanze della “casa madre” censoriana. Esiguo pare in particolare il bottino di soli 207 consensi raccolti dall’ex assessore Francesco Zaffino (nel 2016 ne aveva conquistati più del doppio, 431), surclassato dal consigliere regionale Luigi Tassone con 367 voti (i meglio informati raccontano che abbia fatto “gara a sé” senza il sostegno personale di Censore) e dalla candidata dell’ex sindaco Raffaele Lo Iacono, la figlia Rosanna, con 234 preferenze. Passivo pesantemente negativo, restando nella compagine a sostegno di Procopio, anche per l’altra candidata di riferimento di Censore, Maria Rosaria Franzè che passa dai 381 voti del 2016 ai 298 di questa tornata. Male anche Vincenzo Damiani fermo a 258 (la moglie Gina Figliuzzi quattro anni fa ne aveva portati a casa 373) e Adele La Rizza che passa dai 322 consensi del 2016 ai 166 attuali. Per l’ala “salerniana” di Uniti per Serra, si possono dopotutto considerare soddisfacenti i risultati personali di Jlenia Tucci (281 voti) e di Gregorio De Caria (237), scarso invece il dato per gli altri due ex “In alto volare” che di fatto si guadagnano le posizioni fanalino di coda della compagine a sostegno di Procopio: Rosa Vellone con 158 voti e ancora più deludente Giuseppe De Raffele con soli 135 consensi.

L’attenzione era rivolta anche verso la performance dei candidati della lista Per Serra Insieme dove si è fatto notare Vito Regio, agli esordi nella contesa elettorale, con 297 consensi. In netto calo invece rispetto ai dati del 2016 i “tre dissidenti” ex La Serra Rinasce, che avevano lasciato in corsa l’amministrazione uscente nella primavera del 2019: Walter La Grotteria passa dai 381 voti del 2016 ai 215 attuali; Valeria Giancotti passa dai 301 del 2016 ai 175 di questa ultima tornata e Carlo Valente, candidato di riferimento dell’ex consigliere provinciale Pino Raffele, che racimola soli 86 voti mentre nel 2016 la moglie Brunella Albano ne aveva conseguiti 221.

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