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Mercoledì, 15 Maggio 2013 11:47

Comune, Lsu-Lpu: l'ira della Uil provinciale

Scritto da Alessandro De Padova
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mini municipio_serraSERRA SAN BRUNO - «La vicenda iniziata subito dopo la sua elezione a primo cittadino, scaturita dal suo bisogno di rivalsa contro due lavoratrici di pubblica utilità, colpevoli di non averla sostenuta in campagna elettorale, ha ormai raggiunto livelli insopportabili. Così come inaccettabili sono i soprusi amministrativi da lei pensati e perpetrati con la collaborazione del segretario comunale che, pur di conservare il suo posto di lavoro, ha avallato ogni irregolarità ed è passato sopra, come riportato dalla stampa, anche ad aggressioni fisiche di cui lei si sarebbe reso protagonista nei suoi confronti». È questo l’incipit di una lettera che il segretario provinciale della Uil, Luciano Prestia, ha scritto rivolgendosi al sindaco Bruno Rosi, facendo sapere come «nonostante gli inviti alla riflessione», affinchè si utilizzassero i lavoratori «non in base alle amicizie, parentele o, peggio, al riconoscimento della dignità di lavoratore soltanto se sostenitori elettorali, suggellando di fatto un patto di voto di scambio, non sono valsi a nulla».

Secondo Prestia, due semplici lavoratrici, colpevoli di «ribellarsi a questo regime di sopraffazione, sono venute il suo pensiero fisso, soggetti da mobbizzare e perseguitare, per come in effetti avvenuto, negli atti amministrativi e nella gestione quotidiana, isolandole ed emarginandole come delle appestate, iscrivendo in liste di proscrizione, chi fosse visto anche solo parlare con loro sul lavoro ed anche fuori dal lavoro». Per il segretario provinciale della Uil l’«astio» che il sindaco Rosi avrebbe avuto nei suoi confronti, «è arrivato fino a farle proferire durante la ridicola messinscena del sit-in davanti al Comune per protestare contro l’ eventuale commissariamento dell’ Ente - e che avrebbe dovuto culminare con la buffonata del taglio del dito a cui, conoscendola, nessun serrese ha minimamente creduto - che il sottoscritto fosse un elemento determinante di pressione nei confronti del Prefetto per lo scioglimento del Comune e l’audizione da parte della commissione d’accesso di lavoratrici vicine alle due Lpu discriminate ne costituiva elemento probante». Il 14 febbraio scorso, in particolare, il primo cittadino avrebbe «utilizzato le Lpu Sabrina Fossella e Teresina Lagonegro, entrambe ragioniere e tecniche di marketing fino al momento adibite a netturbine, nella funzione di messi notificatori del settore Tributi per la consegna di ‘notevoli quantità di atti tributari'». Nonostante tutto, però, dopo una serie di «imposizioni», al fine di «collocare la moglie del coordinatore dei Vigili urbani nella stessa stanza del marito, benché operaia, o gli assessori nipoti di varie zie Lpu tutelate spudoratamente, la obbligano dopo liti accesissime in cui veniva ipotizzato dalle ‘colombe’ del Comune una pacificazione al fine di far calare l’attenzione mediatica che gravava sull’ Ente, a far ritornare le due vittime Lagonegro e Fossella, senza alcun motivo alla vecchia attività di netturbine». Le due lavoratrici, inoltre, il 3 maggio sarebbero state lasciate «senza incarico e, dopo tre gionri, si pretendeva dal responsabile del settore Manutenzione, una dichiarazione in cui si attestava che le Lpu si erano rifiutate ad adempiere ad un supposto ordine di servizio, il tutto per infliggere loro una robusta sanzione per poi farle escluderle dal bacino degli Lpu». Prestia, nel concludere, si chiede, dunque, se il Comune possa «calpestare la dignità delle persone, umiliandole davanti alla collettività», esercitando un «potere volgare e non autorizzato ed al contempo brillando per insufficienze in ogni settore della vita pubblica».

 

(articolo pubblicato su Il Quotidiano della Calabria)

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