Venerdì, 14 Agosto 2015 13:07

Renziano, ma solo a Roma. La doppia identità di Brunello

Scritto da Salvatore Albanese
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Per alcuni è pura strategia politica, per altri invece è semplicemente opportunismo. Il deputato del Partito democratico Brunello Censore sembra avere due identità, come fosse sdoppiato in un duplice ruolo che lo ha portato ad abbracciare in questi ultimi mesi, dalla Calabria a Roma, aree del suo stesso partito che fino a pochi mesi fa sembravano lontanissime.

Forse, il vizio di base sarebbe da ricercare proprio nel Partito democratico, compagine, fin dalle origini, contraddistinta da mille correnti e divisioni, riconducibili, per lo più, all’area degli ex popolari (poi Margherita) e a quella – dirimpettaia – “ex comunista”, divenuta nel tempo prima Pds, poi Ds, poi, appunto, Pd. E Brunello, partito dalla piccola Serra San Bruno ormai tanti anni orsono, è uno dei pochi “superstiti” che la filiera della “zona” più a sinistra del partito se l’è fatta tutta: cresciuto a pane, falce e martello, nella sezione cittadina del Pci di corso Umberto I.

Ma adesso le carte, col tempo, sono state totalmente sbaragliate. Con i curriculum stipati in fondo a cassetti polverosi, la cinica logica del presente ha avuto la meglio sul romanticismo ideologico del passato. E così il parlamentare serrese, per fare di necessità virtù, si ritrova oggi diviso in un “doppio gioco” che lo porta ad essere in Calabria tra i “soci” più intimi del governatore Mario Oliverio e a Roma tassello ormai stabile di quella cerchia, sempre più nutrita, di parlamentari che ruotano attorno al “giglio magico” di Matteo Renzi. Tutto nella norma, se non fosse che i rapporti fra i “cuperlian-bersaniani” – ai quali proprio Oliverio appartiene, non si sa fino a quando – ed il “club” del premier, non siano proprio idilliaci. Tante sono state infatti, di recente, le fuoruscite degli uomini più a sinistra del Pd. Censore, invece, almeno finora, ha saputo muoversi a dovere fra le pieghe di un partito contraddistinto da non poche contraddizioni, rimanendo – per parafrasare un celebre proverbio – «in Calabria con i tuoi, a Roma con chi vuoi», o meglio con chi ti conviene.

In particolare le ultime indiscrezioni vorrebbero lo stesso deputato serrese sempre più vicino al giovanissimo ministro per l’Agricoltura Maurizio Martina, attualmente titolare anche della delega all’Expo di Milano. Ma la trama si infittisce, e forse si complica ulteriormente, quando da Roma si passa alla questione “locale” o, meglio, man mano che il tanto atteso congresso provinciale del partito vibonese, previsto per l’autunno prossimo, si avvicina. Perché proprio in quella sede bisognerà capire quali ripercussioni avranno le strategie di Censore sulla geografia interna al Pd locale. Non si esclude infatti che l’attuale quadro delle correnti possa essere totalmente stravolto e che, di conseguenza, quella che pochi anni fa fu indicata come la provincia più “bersaniana” d’Italia, possa presto ritrovarsi trasferita in blocco sulla sponda opposta presidiata in pianta stabile dal premier Renzi.

Insomma, se Censore si sposta al centro, tutto il resto del Pd della provincia di Vibo Valentia, che fa? Un enigma di non facile risoluzione se si pensa che i massimi “renziani” annoverati a queste latitudini rimangono l’ex aspirante governatore Gianluca Callipo (sfidante agguerrito, ma sonoramente battuto, di Oliverio) e, anche, l’ex presidente della Provincia, Francesco De Nisi, che da tempo vive un rapporto non “semplice” con Censore. Potranno, i tre, a novembre, ritrovarsi a bordo della stessa barca intenti a remare verso una direzione condivisa? Ci sarebbe da stupirsene soprattutto perché proprio De Nisi in persona – secondo indiscrezioni delle ultime ore – guarderebbe alla segreteria provinciale del partito, mentre Censore avrebbe già deciso di puntare su Enzo Insardà, per rinnovare la carica che fu di un altro suo fedelissimo – oggi consigliere regionale – Michele Mirabello.

Ancora più incomprensibile il futuro di altri elementi di spicco del Pd provinciale quali il dissidente Pietro Giamborino o i componenti delle famiglie Soriano e Pasqua, con rispettivi padri e figli che, in un modo o nell’altro, vorranno giocare un ruolo da protagonisti nell’imminente congresso. E se Giamborino e i Soriano  sembrano propensi ad abbracciare la causa di De Nisi, ancora sfumati rimangono gli intenti dei Pasqua.

Lotte fra clan, insomma, all’interno di quel mondo meravigliosamente variegato che è il Pd vibonese. Tutti in cerca di “vendette” e tutti,o quasi, ormai chiaramente distanti da Censore, come, ad esempio la “mina vagante” Antonio Lo Schiavo, il giovane notaio vibonese che pare non abbia ancora digerito a pieno la dura sconfitta alle amministrative di Vibo. Potrebbe, pesare, infine in chiave congressuale anche l’appoggio delle forze esterne al partito, quali l’attuale presidente della Provincia, Andrea Niglia, e del sindacalista Franco Cavallaro, leader della Cisal che, anche loro, vedono in Brunello Censore un nemico da affossare.

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