Venerdì, 04 Marzo 2016 19:43

Rete ospedaliera, un ambulatorio di Oncologia e 31 posti letto in più per il San Bruno

Scritto da Salvatore Albanese
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È stato pubblicato il nuovo decreto del commissario ad acta, Massimo Scura, il n. 30/2016, che apporterà ancora una volta novità rispetto alla stesura precedente del Piano di rientro dal disavanzo del sistema sanitario regionale calabrese. Nello specifico, per l’ennesima volta, è stata messa mano all’organizzazione della rete assistenziale, in particolare rispetto alla dotazione dei posti letto ripartiti fra strutture pubbliche e private, ma anche ad alcuni servizi erogati dai presidi sanitari presenti sul territorio.

Elementi in controtendenza per l’ospedale di Serra San Bruno, che torna a guadagnare posti letto: nel complesso, dagli attuali 34 si dovrebbe passare ad una dotazione di ben 65. Ciò, almeno secondo quanto previsto – sulla carta – nel nuovo decreto varato da Scura, nel quale vengono appunto indicati nella riorganizzazione a favore del presidio serrese, 5 posti letto di Chirurgia (1 in più rispetto agli attuali 4, ma tutti in day surgery); confermati i 20 posti di Medicina generale (dei quali 2 in day hospital); 9 di Emodialisi; 20 nuovi posti letto di Riabilitazione e 20 di Lungodegenza (raddoppiano quindi i 10 attuali). 

Insomma, come già detto, in definitiva il nuovo decreto di Scura, rispetto a quello antecedente, andrebbe ad assegnare 31 posti letto in più (tutti per post acuzie) all’ospedale di Serra San Bruno, che dunque nel complesso vedrebbe quasi raddoppiati i propri posti letto. Provvedimento che, una volta effettivamente entrato in vigore, resterà tale almeno fino alla data di inaugurazione – cosa che pare assai distante – del nuovo grande ospedale di Vibo Valentia.

Nonostante l’incremento, ancora “teorico”, resta infatti confermato l’incubo del definitivo taglio dei posti letto per il presidio di zona montana (nel decreto individuato come ospedale di zona disagiata) di Serra San Bruno. Infatti, ancora una volta, nel capitolo inerente alla realizzazione dei tre nuovi grandi ospedali regionali, è stata mantenuta la postilla “killer” secondo la quale, una volta realizzato il nuovo presidio di Vibo Valentia, questo andrà ad assorbire tutti i posti letto degli altri ospedali dell’area provinciale di riferimento. Il nuovo ospedale vibonese – che nel decreto viene verosimilmente indicato come realizzato definitivamente entro e non oltre il mese di giugno 2018 – dovrebbe contare complessivi 350 posti letto. Dimensionamento maggiore rispetto all’offerta attuale rappresentata da totali 267 posti letto complessivi tra lo Jazzolino, Serra e Tropea. «Il nuovo presidio – si legge, quindi, a tal proposito nel decreto – è maggiore dei posti letto programmati e sostituisce totalmente l’attuale offerta pubblica dell’area interessata».

Ma proprio rispetto al quantitativo dei posti letto assegnati a favore dei diversi territori provinciali, il primo dato ad emergere nel decreto, è la lacunare condizione generale del Vibonese che si aggira ancora sui 2 posti letto per mille abitanti (il livello medio nazionale è di 3,7). In particolare, per le strutture vibonesi, si conta uno striminzito 1,5 posti letto per acuzie in dotazione per ogni mille abitanti e, ancora peggio, lo 0,5 posti letto per post acuzie per ogni mille abitanti.

Un divario importante rispetto alle altre province, tanto che l’Asp di Cosenza conta un totale di 3,4 posti letto per ogni mille abitanti (2,6 acuzie e 0,8 post acuzie); l’Asp di Catanzaro conta complessivi 4,2 posti letto per ogni mille abitanti (3,6 acuzie e 0,6 post acuzie); l’Asp di Reggio Calabria 2,9 posti letto per ogni mille abitanti (2,4 per acuzie e 0,5 per post acuzie). Importante però è soprattutto il raffronto con l’Azienda sanitaria crotonese che, nonostante un numero di abitanti vicino a quello di Vibo, conta 2,3 posti letto per acuzie e 1,1 per post acuzie ogni mille abitanti, per un complessivo 3,4. In termini assoluti Cosenza avrà quindi 2.373 posti letto; Reggio 1.657; Catanzaro 1558; Crotone 591 e Vibo soli 350. Fanalino di coda, quindi, ancora la provincia vibonese sotto l’aspetto della programmazione della rete ospedaliera ed in particolare rispetto alla distribuzione dei posti letto nelle strutture sanitarie.

Tornando, però alle funzioni degli ospedali di zona montana (tra i quali il “San Bruno”), è prevista la presenza di una emoteca e del Laboratorio analisi, che sarà però mantenuto esclusivamente per i degenti. Novità, inoltre, quella dell’introduzione di un ambulatorio di Oncologia funzionalmente integrato con lo Spoke di riferimento «al fine di evitare ai pazienti oncologici i disagi dovuti agli spostamenti per i controlli».

E proprio rispetto al presidio Spoke, struttura ospedaliera sede di Dea di primo livello, per la prima volta nell’allegato inerente al report dei posti letto nelle strutture pubbliche sotto la stessa voce viene accorpato lo Jazzolino di Vibo Valentia all’ospedale civile di Tropea, che – di conseguenza – dovrebbero andare a costituire un unico presidio Spoke, così come già avvenne nel 2012 per l’ospedale di zona montana di Acri che fu integrato con quello di Castrovillari.

Nota dolente, la conferma del taglio delle Postazioni di guardia medica. Dalle attuali 334 in tutta la Calabria, si scenderà a seguito di un primo step di ridimensionamento a 304, fino a raggiungere poi i 280 presidi. Per il Vibonese, dove attualmente vi sono 39 postazioni per 50 Comuni, si procederà con un taglio di 13 postazioni prima e di ulteriore 6 in una successiva fase. Il che significa che nel concreto nella provincia resteranno solo 23 postazioni di guardia medica.

Emerge inoltre evidente, ma poco motivata, nel documento, una robusta diminuzione delle Unità operative complesse e delle Unità semplici. A Vibo si registrerà, infatti, il taglio complessivo di 9 Unità complesse (da 21 a 16), tutte appartenenti al settore pubblico, mentre rimarrà invariato il comparto privato. Le Unità semplici passeranno invece dalle 27 attuali alle 21 della nuova programmazione. In tal senso la mannaia di Scura pare possa risparmiare solo le Unità semplici a valore dipartimentale, che da 3 diventano 5.

Per quel che concerne l’aspetto politico, il decreto ha innescato ancora una serrata polemica tra il governatore Mario Oliverio ed il commissario Scura. Il primo sarebbe in procinto di denunciare al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la mancata concertazione in fase di redazione del documento  da parte della struttura commissariale con il dipartimento Tutela della salute della Regione. Uno smacco, l’ennesimo, definito da Oliverio «un atto provocatorio».

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