Mercoledì, 22 Gennaio 2020 16:49

Salvini nella terra di “Gianco”

Scritto da Salvatore Albanese
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Salvini nella terra di “Gianco”. Se ne potrebbe trarre un film d’avventura, sembra quasi il titolo di un romanzo. Fatalità, un caso, una strana coincidenza? O forse no? Quel che è certo è che il leader della Lega ha voluto chiudere oggi la sua tournée elettorale in Calabria - prima di spostarsi verso il capoluogo Catanzaro - nell’amena cittadina di Serra San Bruno. Non un grosso centro collettore di decine di migliaia di voti, ma comunque una meta che Salvini, spiegano i suoi appassionati sostenitori locali, avrebbe «fortemente voluto».

Ai più attenti tra i tanti amatori della cronaca nazionale non è sfuggito però il fatto che proprio Serra San Bruno sia il paese di Bruno Giancotti, che in Calabria è nato e ha trascorso la sua gioventù, fino al compimento del 30esimo anno d’età, quando si è poi trasferito in Russia. Ma chi è “Gianco”? E soprattutto cosa c’entra con Salvini? Bruno Giancotti, che ancora si definisce un «comunista convinto», oggi a Mosca fa l’imprenditore, ed è anche “conoscente” di Matteo Salvini oltre che di alcuni oligarchi russi «fin da quando non erano ancora ricchi». Il nome di Bruno Giancotti, per settimane è rimbalzato sulle cronache nazionali che si sono occupate del caso “Russiagate”. Una vicenda ancora aperta, su cui la Procura di Milano sta tentando di fare luce con un'inchiesta per corruzione internazionale. Indagato principale resta al momento Gianluca Savoini, uomo vicino a Matteo Salvini e portavoce dell’associazione Lombardia-Russia.

Il “Russiagate”, dicevamo, fa riferimento ad una presunta trattativa per la compravendita di 3milioni di tonnellate di gasolio russo che, secondo un'ipotesi ancora tutta da verificare, avrebbero garantito dei fondi alla Lega in cambio di una linea politica filo-russa in Italia e in Europa. Giancotti ha più volte dichiarato alla stampa di non sapere nulla di tutto ciò, ammettendo comunque di avere incontrato Savoini - l’uomo che per gli inquirenti avrebbe condotto le trattative - giusto il giorno precedente alla registrazione dell’audio al Metropol di Mosca. Si, perché i colloqui con i quali si portava avanti la presunta trattativa, avvenuti proprio all’hotel Metropol, sono stati registrati e diffusi alcuni mesi dopo dal sito BuzzFeed. Gli audio riguardano quindi i fitti dialoghi tra Savoini, tre russi e due italiani non identificati, intenti a confrontarsi sui presunti finanziamenti che dalla Russia sarebbero stati destinati al partito dell’allora ministro dell'Interno.

Nella conversazione che ha fatto scoppiare il caso, Giancotti viene citato per ben tre volte durante alcuni passaggi "tecnici" che riguarderebbero l'Eni (l’azienda ha comunque già smentito ogni coinvolgimento nella vicenda). Come si desumerebbe dalle registrazioni, i russi lo chiamano “Gianco” e lo stesso imprenditore di origini serresi ha confermato ai giornalisti in seguito: «Sì, “Gianco” è come mi chiamano gli amici qua, ma di questa storia non ne so nulla». Altra questione dedotta dall’audio sarebbe quella di come far arrivare il gasolio ai presunti compratori. Uno dei tre russi del Metropol dice: «Se il porto è Rotterdam ci sarebbero dei costi più elevati a causa del fatto che ci sarebbe una commissione. Anche se “Gianco” dice che per loro il 4% va bene. Non ci sarebbero problemi». Ma, come già detto, Bruno Giancotti si dice del tutto ignaro della trattativa: «Magari – ha spiegato lo stesso imprenditore originario di Serra San Bruno – qualcuno mi ha chiesto un consiglio su come fare certe operazioni, ma così in generale. Non c’entro nulla con questa storia». Sul caso è tornato in seguito anche Il Fatto Quotidiano con un articolo di due giornalisti di Irpi (Investigative reporting project Italy) a cui l'imprenditore serrese ha dichiarato: «Guardi, io non so se quel “Gianco” sono io o meno, ma per me e per i miei legami qui è importante capire chi fossero questi russi che hanno parlato in questi termini».

Già in precedenza, tuttavia, il nome del serrese Bruno Giancotti fu accostato a Salvini per un episodio di "colore" avvenuto nel novembre del 2016 in occasione di un soggiorno a Mosca dell'ex ministro dell'Interno. Salvini in quell'occasione andò nella Piazza Rossa, dove è vietato esporre qualsiasi oggetto che richiami slogan politici, con una maglia del Milan e un manifesto di propaganda per il "no" al referendum costituzionale di Renzi che tanti ricorderanno, e lì fu fermato dalla polizia russa mentre era proprio assieme a Giancotti. Tutto, a differenza del clamore suscitato dal caso dei finanziamenti Russia-Lega, si risolse nel giro di poche ore. Oggi, nell’ultimo giorno della sua personalissima campagna elettorale in Calabria, Salvini ha voluto incontrare gli elettori proprio nella piccola Serra San Bruno, la terra di “Gianco”.


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