Martedì, 17 Novembre 2020 11:58

Sette sindaci del Vibonese chiedono a Spirlì di revocare l’ordinanza di chiusura delle scuole

Scritto da Redazione
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I sindaci di Soriano Calabro (Vincenzo Bartone), Tropea (Giovanni Macrì), Brognaturo (Cosmo Tassone), Drapia (Alessandro Porcelli), Zambrone (Corrado L’Andolina), Nicotera (Giuseppe Marasco) e Parghelia (Antonio Landro) hanno inviato una lettera al presidente facente funzioni della Regione Nino Spirlì - e per conoscenza al ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina - chiedendo la revoca dell’ordinanza che dispone la chiusura delle scuole in Calabria fino al prossimo 28 novembre. Nella stessa, chiedono inoltre di eliminare il commissariamento in ambito sanitario della Regione, che «grava sui cittadini calabresi, i quali pagano ingiustamente uno 0,30% sull’addizionale regionale e uno 0,15% sull’IRAP, per risultati che non sono stati raggiunti. Il commissario lo paghi il governo, non i calabresi».

I primi cittadini ricordano che «in tutta Europa (tranne in Italia) le scuole avevano già riaperto a maggio e tutti gli scolari europei non hanno avuto alcun incremento del contagio. In Campania le scuole sono chiuse da circa un mese e il contagio è aumentato, non diminuito. Nella “zone rosse” del Nord (Piemonte, Lombardia, ecc.), invece, le scuole restano aperte e i bambini le frequentano normalmente. Soltanto nella già mortificata Calabria (umiliata da una crisi sanitaria, economica e, da oggi, anche sociale) il virus sembrerebbe colpire principalmente le scuole e per questo Spirlì non esita a sacrificarle compromettendo la crescita sana delle future generazioni, infischiandosene delle gravissime ricadute culturali, educative e psicologiche che la loro chiusura provoca nei bambini; del dramma dei bambini che vivono gravissime situazioni di disagio familiare e che solo nella scuola trovano un momento di serenità e un interlocutore cui chiedere un aiuto, per non parlare infine dei genitori che devono continuare a lavorare». A giudizio dei sindaci, infatti, «chiudendo le scuole ci saranno migliaia di bambini che verranno lasciati dai nonni, da parenti o, comunque, da altre persone e lei, presidente Spirlì, non può non tenere conto della possibilità - tra l’altro più realistica - di una trasmissione del virus facilitata da tali situazioni e spostamenti. Un Paese serio - proseguono i primi cittadini - lascerebbe i bambini a scuola (in effetti il Dpcm del 3 novembre lo prevede) poiché luoghi sicuri, controllati e anche più sani rispetto ad altri ambienti. Se il problema dovesse essere rappresentato dal personale docente o ATA si potrebbe affrontare con un semplice tampone sierologico, anche settimanale, dato il costo irrisorio dello stesso in rapporto alle somme Covid non spese». I sindaci sono convinti che «non è con queste “ordinanze” - che non condividiamo né nei tempi, né nei criteri - che si contribuirà a ridurre il rischio contagi e men che meno a sistemare la sanità in Calabria. Concludiamo ricordando che nel Vibonese, per esempio, i dati epidemiologici sono i migliori della Regione e che la stessa ha una percentuale di persone positive inferiore al 10%, di gran lunga al di sotto della media nazionale che si attesta al 16%. Sicuramente fra 10 giorni, quando scadrà l’ordinanza regionale, potremo rimandare i nostri figli a scuola, perché nel frattempo avremo risolto tutti i problemi legati alla sanità, che attanagliano la Regione».

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