mini neve_Serra_camion_soricalE’ giunto l'Esercito per sbloccare la situazione che si è venuta a creare a Serra San Bruno e nel comprensorio delle serre a causa dell’eccezionale nevicata che da 3 giorni ha ricoperto la cittadina bruniana sotto una coltre di oltre 80 centimetri di manto bianco. Le scuole rimarranno chiuse fino a sabato e riapriranno quindi lunedì prossimo. E’ stata ripristinata l’energia elettrica la cui mancanza ha determinato l’interruzione del servizio di acqua potabile fornito dalla Sorical mediante l’invaso dell’Alaco anche se nel corso del pomeriggio di oggi in alcune zone di Serra, l’acqua è nuovamente tornata a mancare. I disagi maggiori si sono avuti soprattutto nella zona di Fabrizia, Mongiana e Nardodipace, sepolti sotto un metro e mezzo di neve. Anche in questi luoghi è giunto l’esercito e l’energia elettrica è stata ripristinata fatta eccezione per la zona alta di Mongiana dove ancora cinque nuclei familiari sono al buio. Al momento sono in azione gli spazzaneve della Provincia. Nella cittadina bruniana la situazione è lievemente migliorata sin dal pomeriggio di ieri: alcune delle strade principali sono state liberate con mezzi comunali,

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mini esercitoSERRA SAN BRUNO - Le precipitazioni che in questi giorni hanno messo in ginocchio le Serre stanno concedendo una tregua che si è rivelata vitale per le popolazioni montane. In qualche modo, le emergenze più stringenti sono state per il momento risolte. La situazione rimane critica in tutto il comprensorio e l'allerta meteo per i prossimi giorni conferma che il pericolo di nuove precipitazioni nevose è concreto. Da stamattina non sono più completamente isolati i paesi più colpiti, Mongiana, Fabrizia e Nardodipace, dove si è riusciti ad aprire un varco nel metro e mezzo di neve che ha coperto la zona. Stamattina è arrivato l'Esercito (foto). La Brigata Aosta di Messina è intervenuta con militari

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Mercoledì, 08 Febbraio 2012 10:01

Manca l'elettricità all'Alaco: Serra senza acqua

mini camion_soricalSERRA SAN BRUNO - Gran parte dell'abitato serrese è senza acqua da ieri pomeriggio. La causa è l'interruzione di energia elettrica che le forti nevicate delle ultime ore hanno causato all'impianto di potabilizzazione dell'Alaco, in località Lacina, dove si trova l'invaso di cui Sorical si serve per fornire di acqua "potabile" moltissimi comuni del vibonese e della ionica catanzarese. La cittadina bruniana, che dipende quasi totalmente dall'Alaco, è quindi rimasta a secco del tutto, fatta eccezione per alcune abitazioni servite da serbatoi comunali. Per ridare energia elettrica all'Alaco sono arrivati tre enormi gruppi elettrogeni caricati su altrettanti tir, che però non riescono ad arrivare a destinazione. Poco fa uno dei tre camion è riuscito a raggiungere l'Alaco, mentre gli altri si stanno attrezzando di catene. Tra qualche ora, quindi, si spera che il problema sia risolto, anche perchè molte abitazioni e intere vie dell'abitato di Serra sono ancora bloccate. Tanta gente, tanti anziani, per poter uscire di casa aspettano da due giorni invano il passaggio dei mezzi comunali, che però sembrano ignorare totalmente alcune vie del paese.

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mini logo-coordinamento-acquaAssegnata al Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua la menzione speciale del premio “Personaggio Ambiente 2011”. Di seguito la nota del Forum.

Il Comitato Tecnico del premio Personaggio Ambiente 2011 ha assegnato oggi una menzione speciale al Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua “per la spinta che ha portato allo straordinario successoper il referendum sull’acqua pubblica svoltosi a giugno”.
Ringraziando il Comitato Tecnico per il riconoscimento, il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua dedica il premio a tre compagni di strada scomparsi durante la campagna referendaria: GiuseppeD'Emidio del Comitato Ambiente Amiata; Bruno Arcuri e Ciccio Svelo del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica.
Nonostante la straordinaria vittoria di giugno è in corso un vero e proprio disconoscimento del voto referendario ignorato da gran parte dei mass media. Per questo il Forum Italiano dei Movimentiper l'Acqua sta lanciando,in tutta Italia, la campagna di obbedienza civile per il rispetto del votoreferendario. Potremo esultare veramente solo quando i referendum avranno trovato piena attuazione equando il servizio idrico sarà davvero pubblico e partecipato.
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mini copertina_marlaneUna storia di ordinaria ingiustizia, tutta italiana. Anzi… forse la più emblematica storia di ordinaria ingiustizia tutta italiana. Una storia dimenticata o non conosciuta e proprio per questo emblematica. Gli elementi ci sono tutti: una grande azienda, una fabbrica che promette di dar lavoro, futuro e speranze ad una intera popolazione di un  territorio del sud bellissimo, fra i più belli della costa dell’alto tirreno; ma anche imprenditori senza scrupoli, funzionari pubblici accondiscendenti, disposti a coprire, insabbiare, nascondere. E poi ci sono i morti, tanti, troppi! Circa cento secondo la difesa. La difesa, già, di un processo che ha dovuto superare nei suoi tredici anni di istruttoria tre richieste di archiviazione, due o tre procuratori del tribunale, tre o quattro pubblici ministeri. E gli imputati: nomi eccellenti, potenti con la forza e l’arroganza degli impuniti, nomi importanti nel campo economico ed istituzionale a livello nazionale.
E infine le famiglie: quelle degli operai che insieme ai sopravvissuti lottano disperatamente perché questa loro battaglia contro un sistema di ordinaria ingiustizia non resti solo la loro battaglia, ma diventi quella di un intero territorio e di una intera popolazione  che ha pagato, e che continua a pagare, un prezzo altissimo al dio profitto in nome di un diritto, il diritto al lavoro spesso in questa terra negato.
La storia della Marlane e della strage di Praia Mare, del conte Rivetti e della “sua” statua del Cristo a “sua” immagine che domina la costa dando ad essa le spalle, della famiglia Marzotto, ma anche la storia di Luigi Pacchiano ex operaio ammalatosi come i suoi compagni morti sono raccontati in un libro inchiesta dirompente come un macigno, analitico e dettagliato come una futura sentenza, un libro inchiesta  scritto a sei mani dallo stesso Pacchiano, dal giornalista Francesco Cirillo, intervistati dalla brava Giulia Zanfino. 
«Questo gruppetto di lavoratori, soli, aggrediti dai sindacati ufficiali - scrive Cirillo nella prefazione - dai politici tutti, invisi a parte della cittadinanza compreso il sindaco, colpevolizzati di far chiudere la fabbrica con le loro denunce e far perdere il posto di lavoro a centinaia di padri di famiglia, chiedevano a noi un aiuto. E noi ci mettemmo a disposizione».

Il libro verrà presentato dai suoi autori a Lamezia nella serata evento che il Comitato Lametino Acqua Pubblica e l’Associazione Fahrenheit hanno organizzato domenica 29 Gennaio alle ore 17:30 presso la Rua Sao Joao.
L’occasione è quella di conoscere un storia che ci riguarda terribilmente da vicino, più di quanto noi immaginiamo, con la speranza che il grido di dolore di queste persone diventi una pietra miliare nel difficile cammino che porta alla verità e alla giustizia.

Fahrenheit - Associazione Culturale 
Comitato Lametino Acqua Pubblica

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mini protesta_caminiosti5Continuano le proteste e i blocchi degli autotrasportatori su tutte le principali arterie stradali calabresi. La regione è ormai in ginocchio per uno sciopero che dovrebbe durare fino alla mezzanotte di venerdì ma che, secondo quanto affermano i manifestanti, durerà ad oltranza e ci si sposterà anche in altre sedi, come la capitale. In tutta la Calabria è ormai introvabile anche una sola goccia di carburante e i distributori sono a secco dovunque, ma difficoltà ben più gravi si registrano nel settore alimentare: c'è penuria di generi di prima necessità, mancano acqua e farina per fare il pane, in più i prezzi dei prodotti ittici ed ortofrutticoli sono schizzati alle stelle. A Gioia Tauro si parla di una probabile chiusura delle scuole, mentre i rallentamenti e le code per gli automobilisti - quelli che ancora hanno carburante nei serbatoi - continuano con costanza nei pressi di tutti gli svincoli calabresi dell'A3. Il Vizzarro.it pubblica qui un reportage fotografico realizzato da Salvatore Federico tra gli autotrasportatori che stanno presidiando da giorni proprio lo svincolo di Serre.

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mini diga-alacoSERRA SAN BRUNO - La delibera, datata mercoledì 11 gennaio, sta già facendo discutere. L'oggetto è il rinnovo della convenzione del comune con So.ri.Cal., la società mista che gestisce gli acquedotti calabresi e che fornisce l'acqua "potabile" proveniente dall'invaso dell'Alaco (foto) a molti paesi della zona, tra cui anche Serra. Con il provvedimento approvato dalla giunta guidata da Bruno Rosi, viene accolta la disponibilità della Sorical

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Domenica, 11 Dicembre 2011 00:51

Il sistema Alaco

mini schiumaE’ stata a lungo una delle tante dighe fantasma del sud. Il progetto risale al 1961, fu approvato nel ’78, i lavori furono appaltati nel 1985 ma, bloccati molte volte, furono terminati intorno al 2003-04, e a fronte di una spesa inizialmente prevista di 15 miliardi di lire, l’opera alla fine è costata oltre 150 miliardi. Un esempio di spreco di denaro pubblico a cui la sezione regionale della Corte dei Conti ha dedicato un paragrafo nella relazione del 2002. L’invaso dell’Alaco si trova sul monte Lacina, a cavallo tra le Serre vibonesi e la costa jonica soveratese. Territorio del comune di Brognaturo, un paesino a due passi da Serra San Bruno.

Nel 2006 qui arriva la Sorical: l’obiettivo è mettere a regime l’invaso e inviare più acqua ai comuni, ma alla fine il liquido che arriva nelle case è di pessima qualità, torbido, giallognolo e maleodorante. Oggi il bacino serve circa 80 comuni (molti del vibonese e altri sulla jonica catanzarese e reggina) per un numero di abitanti che dovrebbe aggirarsi attorno ai 400mila. L’acqua dell’Alaco genera periodicamente situazioni di forte disagio: molti comuni emettono spesso ordinanze di non potabilità. Vibo all’inizio del 2011 è arrivata a superare i 100 giorni consecutivi di non potabilità. La Sorical punta il dito sulle condotte dei comuni, per molti invece il problema è l’Alaco, la cui acqua risulta sempre troppo “ricca” di ferro e manganese. A Serra San Bruno è nato un collettivo (Coordinamento delle Serre per il diritto all’acqua) che da mesi protesta contro Sorical denunciando le distorsioni del “sistema Alaco”. Secondo il Coordinamento il bacino non è mai stato bonificato prima di essere riempito, ed è difficile sostenere il contrario, visto che ancora oggi si notano chiaramente fusti di alberi e piante che fuoriescono dall’acqua, e qualche volta si vedono anche degli animali che si dissetano sulle rive del lago. Proprio sulle rive è stata fotografata una inquietante schiuma marrone chiaro, e i ciottoli toccati dall’acqua sono stranamente nerastri.

La Sorical ha consentito ad una delegazione del Coordinamento di visitare l’impianto di potabilizzazione: «Ci mancava solo che ci facessero pagare il biglietto – hanno riferito gli attivisti che hanno visitato l’invaso – tanto era stato programmato tutto nei minimi dettagli. Peccato che su una lavagna si fossero dimenticati di cancellare un ordine di servizio: “dalle 18 in poi aprire al massimo la valvola…smaltire più fanghi possibile…”. Ci hanno anche fatto assaggiare l’acqua potabilizzata mostrandoci come tutti i contatori non rilevassero alcuna presenza di sostanze o altro al di fuori della norma, solo che uno di noi si è accorto che il rilevatore del cloro era spento». Infatti l’acqua che arriva nei rubinetti è sempre molto carica di cloro, spesso oltre la norma.

Fonti accreditate raccontano che, per almeno due anni, i fanghi non venivano disidratati e venivano prelevati allo stato liquido con autobotti e trasportati altrove, con costi al di fuori da ogni logica. Le stesse fonti segnalano che le acque di risulta del lavaggio dei filtri e della disidratazione dei fanghi (che oggi non avviene) non vengono smaltite, ma reimmesse in testa all'impianto. Probabilmente il potabilizzatore è sottodimensionato e quindi non adeguato a servire tutte le migliaia di utenti che dovrebbe – il che lascerebbe presupporre che parte dell’acqua che arriva nelle case venga bypassata, magari superclorata, senza passare per il potabilizzatore.

Sicuramente, perché l’acqua di lago come quella possa essere potabile, il bacino andrebbe bonificato, e quello dell’Alaco non lo è affatto. Probabile che una volta terminata la diga e riempito d’acqua l’invaso, quando la Sorical ne prese possesso si prospettò di fronte ai monopolisti dell’acqua calabrese una grande opportunità per sfruttare quel liquido e trasformarlo in guadagno. Alcuni dirigenti Arpacal, nell’agosto 2010, dissero chiaramente che il problema dei continui disagi era senza dubbio l’Alaco con le sue acque difficilissime da potabilizzare. Molto difficile ma interessante, tra l’altro, sarebbe sapere cosa è stato riversato in quel bacino durante tutti gli anni in cui l’acqua non c’era ancora e tutt’intorno non c’erano né recinzioni né controlli. Fatto sta che l’acqua, nonostante adesso sia ufficialmente potabile, è sempre la stessa: ferro e manganese, e molto  cloro (lo hanno confermato analisi ufficiose e ovviamente senza valore legale). I cittadini continuano a pagarla profumatamente (compreso il famoso 7% che Sorical continuerà a incassare anche dopo il referendum) anche nei non rari periodi di non potabilità. Ciò succede nelle Serre, una zona le cui sorgenti sono sempre state catalogate tra le più pure e salubri d’Italia.

p.s.

La zona in cui si trova l’Alaco, a mille metri di altezza, è molto bella. Una zona umida su cui ancora circolano leggende su una baronessa ottocentesca che dopo aver attratto in incontri amorosi giovani contadini del posto li gettava nelle paludi che circondavano il suo castello, di cui ancora ci sono i ruderi poco distante dalla diga. Il centro abitato di Brognaturo sta a 7-8 km di curve, alla stessa distanza dall’altra parte c’è la frazione Elce della Vecchia di Guardavalle. E’ una montagna dove un tempo si nascondevano i briganti; negli anni ’80 i suoi boschi invece furono uno degli scenari della prima faida dei boschi; oggi è colonizzata dai “predoni” di Veolia (la multinazionale che detiene il 47% di Sorical; il restante 53% è della Regione Calabria, ma è chiaro che il socio privato tiene la Regione per le palle, grazie alle clientele e non solo).

 

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